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L’ex Segretario di Stato, Hillary Clinton, e l’ex primo ministro britannico, Tony Blair, sono tornati a parlare in occasione della quarta edizione del New Economic Forum di Singapore promosso dal gruppo fondato da Michael Bloomberg. Il miliardario, filantropo ed ex candidato alla nomination democratica ha creato il NEF come risposta all’annuale World Economic Forum di Davos, in Svizzera, ma orientato verso l’area del mondo che cresce di più. Tre giorni di eventi e incontri a cui sono stati invitati capi di Stato, dirigenti d’azienda, accademici ed esperti, con l’obiettivo di avviare una riflessione sui temi del presente per prepararsi al domani più prossimo.

Quelli affrontati da Clinton e Blair, ad esempio, hanno riguardato per lo più il ruolo di Russia e Cina nello scacchiere internazionale e il loro possibile “big bang”. Secondo Clinton, Mosca e Pechino si stanno avvicinando pericolosamente. Il presidente russo Vladimir Putin avrebbe infatti cercato di “abbracciare la Cina” per evitare problemi in Medio Oriente, dove Mosca sta cercando di espandere la sua influenza anche agendo nell’oscurità. “Ha una forza mercenaria molto grande che ha operato ovunque, dalla Siria alla Repubblica Centrafricana”.

Al servizio del capo del Cremlino ci sarebbe “una scuderia molto ampia di hacker” pronti a inondare il web di notizie false, creando così una guerra informatica globale. Insomma, i problemi al confine tra Russia e Cina non si sono dimostrati un vantaggio, così come sperava l’Occidente, che adesso deve prestare ancor più attenzione alle mosse dello zar russo. “Con la sua cricca oligarchica”, infatti, “ha utilizzato molti attori non statali per perseguire obiettivi personali e nazionalistici. E penso che diventerà una minaccia sempre più grande”.

Diverso, ma comunque duro, il discorso sulla Cina. La formula di Clinton per contrastare l’espansionismo cinese sembrerebbe essere quella del dialogo, ma senza andare troppo per il sottile. “So che c’è un processo in corso, mentre stiamo parlando”, ha dichiarato in video conferenza l’ex candidata alla Casa Bianca, anticipando così la volontà dell’amministrazione Biden di allentare le misure di ritorsione adottate da Washington nei confronti di Pechino. “Prevedo che ci saranno dei cambiamenti”, ha continuato precisando come alcune tariffe non saranno rimosse.

Con la Cina, ha spiegato, è necessario intavolare un dialogo per “cooperare su una serie di questioni”, anche perché i dazi imposti da Trump hanno “ferito” l’America. Quella che sembrava una punizione per Pechino si è infatti rivelata un boomerang per gli Stati Uniti, le cui conseguenze si sono fatte sentire soprattutto sul comparto agricolo. Il dialogo, però, non lascia presagire un allentamento della presa. Washington deve continuare ad opporsi alla crescita militare cinese, ai suoi sforzi per “dominare la navigazione marittima” e alle continue “intimidazioni alle nazioni della regione”, specie per quelle che si affacciano sul Mar Cinese.

Tra queste, figura certamente Taiwan su cui “è importante capire quale sia la posizione” di Pechino e “quanto sia radicata la politica di una sola Cina”, come ha affermato Tony Blair. Il promotore del New Labour si è dimostrato molto attento alla questione e per lui il grande problema risiede proprio nel comprendere quali siano i piani futuri di Xi Jinping, perché “nessuno sa cosa la Cina vuole veramente ottenere”. Il dubbio di Blair è se Pechino abbia intenzione di limitarsi a svilupparsi internamente oppure se vuole imporsi come nuovo leader mondiale, spodestando di fatto l’Occidente.

Una valutazione a cui bisognerà prestare particolarmente attenzione dato che, come ha spiegato il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, il rischio di un errore potrebbe generare il caos. “Non credo che scoppierà una guerra da un giorno all’altro, ma siamo in una situazione in cui possiamo avere un incidente o un errore di calcolo e trovarci in una situazione molto delicata”.

La crescita cinese è stata oggetto anche del discorso dell’amministratore delegato della Hong Kong Exchanges & Clearing, Nicolas Aguzin, che è arrivato a prefigurare un “big bang della finanza”.  Pechino infatti guarderà sempre con più interesse al di fuori dei propri confini per espandere i suoi investimenti e tra dieci anni, secondo Aguzin, sarà la più grande economia del mondo, con i capitali che dovrebbero triplicare rispetto ad oggi.

A proposito di espansione finanziaria, Hillary Clinton si è soffermata a riflettere anche sul cambiamento imposto dalle monete digitali. Un argomento a cui si augura che gli Stati inizino a prestare attenzione. Il fenomeno, in rapida crescita, sarebbe infatti capace di destabilizzare intere nazioni, “magari iniziando da quelle più piccole” per poi allargarsi anche a quelli più potenti. Il timore, quindi, è quello che il mercato decentralizzato possa sovrastare l’assetto economico attuale.

Ad ogni modo, gli ospiti non si sono di certo limitati solo a discutere su Cina e Russia, ma hanno spaziato su tutte le questioni più calde. Vaccini, proprietà intellettuale, aumento dei prezzi alimentari, crisi ambientale, energia. Problemi di oggi che devono essere trasformate in opportunità per la “nuova economia” del futuro.

Cina e Russia sono pronte a un Big Bang. Clinton e Blair al forum di Bloomberg

Dal New Economic Forum, il meeting rivale di Davos organizzato a Singapore per conquistare il mercato asiatico, l’ex Segretario di Stato Usa rilancia il dialogo costruttivo con Pechino, ma chiede di non abbassare la guarda né con Xi Jinping né tantomeno con Vladimir Putin

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