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Nel 1961 andava in libreria un saggio prezioso che rompeva il circuito iniziatico degli addetti ai lavori facendo conoscere la semiologia ad una platea assai più larga. Parlo della “Fenomenologia di Mike Bongiorno” e del suo autore, Umberto Eco, alchimista contemporaneo che dai suoi alambicchi distillava il succo della combinazione tra gli atomi della cultura alta e quelli della cultura bassa, raccontando la modernità illustrata dal nuovo medium televisivo. Scriveva Eco del mitico presentatore: “Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere”. Insomma, un predicatore sempre pronto a consolare e ad assolvere.

Se oggi, a sessant’anni dal celeberrimo saggio dovessimo domandarci chi potrebbe essere oggetto di un’indagine scientifica di quelle che sarebbero piaciute al grande Eco, io una proposta ce l’avrei: studiamo “La fenomenologia di Clemente Mastella“. Non convince? Ragioniamo. Il semiologo nel 1961 prendeva in esame un mito della tv, intesa come entità complessa: strumento di acculturazione e di spettacolo, d’ informazione e d’intrattenimento. Bene: la politica contemporanea cos’è se non uno spazio riempito di comunicazione e di spettacolarità? E poi, se il fenomeno Bongiorno era iscritto essenzialmente nella capacità del presentatore tv di entrare nelle famiglie e lasciare che ognuno potesse identificarsi in lui, come si fa a negare che Mastella nelle famiglie dei suoi conterranei ci sta da Dio?

Clemente, riconfermato sindaco di Benevento dopo il quinquennio 2016/2021, ha 74 anni e si direbbe che, a parte il tempo sindacale dello svezzamento da infante, li abbia tutti passati in politica. Il curriculum qualcosa lo dice: Mario Clemente Mastella, nato democristiano di rito demitiano, entra in Parlamento a 29 anni per restarci ancora altre otto volte a cui si aggiungono due elezioni al Parlamento di Strasburgo. Più volte al governo, prima come sottosegretario alla Difesa (un lontano governo Andreotti) e poi ministro del Lavoro con Berlusconi e della giustizia con Prodi, ha ricoperto anche la carica di vice-presidente della Camera. Ha sempre manifestato una certa attitudine alla guida delle comunità locali, prima come sindaco di Ceppaloni, la sua città, e poi di Benevento. Viene ricordato per l’alacre impegno fondativo, dopo la fine della Dc: tra i partiti di cui si è fatto promotore-tutti alla ricerca del sacro Graal diccì- si citano il CCD (Centro Cristiano Democratico), il CDR (Cristiani Democratici per la Repubblica ), l’UDR (Unione Democratica per la Repubblica), l’UDEUR Unione Democratici per l’Europa), i Popolari per il Sud e l’UDEUR 2.0. Raro esempio di capofamiglia con visione assonante da parte dei suoi cari, attualmente erge il guidoncino famigliare al Senato della Repubblica, dove nel 2018 venne eletta la signora Sandra Lonardo-Mastella.

Spesso cercato nei talk show televisivi per commentare la cronaca politica, svelto di pensiero e di lingua come tutti i sanniti che, a differenza dei campani della capitale, dovevano lavorare un po’ di più per farsi accettare, ha praticato la resilienza per istinto. Alla critica malevola di chi tendeva a disegnarlo come un trasformista compulsivo per via dei passaggi da uno schieramento all’altro, ha risposto enfatizzando l’immagine pubblica di uno stereotipo di politico astuto, lavorando sul sottotesto: “Se la politica è roba da furbi, allora io sono il re”. E ha funzionato. Ma oggi vogliamo dire di Mastella la qualità una volta diffusa nella politica ed oggi pressoché scomparsa: il professionismo. Non si resta in sella col voto popolare costante, anche fuori dai partiti di massa che una volta coprivano tutto lo spazio pubblico, se non si esercita una capacità professionale impastata di rapporto, di ascolto, di empatia con il popolo, persino di torroncini della strega di Benevento, dedicando giorni e giorni, tour e tour, con costanza e sistematicità, alla fidelizzazione del proprio elettorato:questo si chiama consenso. Che non è la posizione parassitaria nella parte alta di una lista bloccata, tanto i voti arrivano lo stesso, nossignori. E’ fatica. È la fatica della democrazia. E il politico conta, l’elezione non arriva perché il capobastone l’ha trovato simpatico e compiacente e per questo l’ha cooptato per un giro, ma perché l’elettore ha investito nella sua persona.

E allora viva Mastella, che non vedremo mai ingrigito, ma sempre pimpante come uno scugnizzo appena un po’ âgée, che lascerà lo scranno da sindaco di Benevento a 79 anni e, siamo sicuri, con ancora tanta voglia di fare. Sarebbero comunque 14 anni meno di un altro sindaco campano di ferro, il suo amico e antico mentore De Mita, primo cittadino in carica di Nusco, nell’avellinese, testa lucida e amata dal suo popolo. Max Weber, che inventò la scienza politica moderna, parlava di politica come professione e come passione, tenute insieme da una sola parola tedesca, beruf. Il vocabolario italiano è più complicato, ma noi ci siamo capiti lo stesso.

Phisikk du role - Fenomenologia di Clemente Mastella

Oggi vogliamo dire di Mastella la qualità una volta diffusa nella politica ed oggi pressoché scomparsa: il professionismo. Non si resta in sella col voto popolare costante, anche fuori dai partiti di massa che una volta coprivano tutto lo spazio pubblico, se non si esercita una capacità professionale impastata di rapporto, di ascolto, di empatia con il popolo. La rubrica di Pino Pisicchio

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