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La riunificazione di Taiwan è “inevitabile” e sarà “raggiunta”, ha detto pochi giorni fa il segretario del Partito comunista cinese, capo di stato Xi Jinping, in un discorso dalla Grande Sala del Popolo a Tiananmen. Le parole di Xi, trasmesse in diretta televisiva, seguono una fase in cui la Cina sembra aver aumentato la sua aggressività verso Taiwan. Cosa c’è dietro questo slancio e qual è la posizione di Taipei? Lo chiediamo a Andrea Sing-Ying Lee, ambasciatore di Taiwan in Italia.

“In primo luogo, il termine “Riunificazione” è un concetto fuorviante — risponde — perché la Repubblica di Cina (Taiwan) non è mai stata sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese. Non si può riunificare qualcosa che non è mai stato unito. Quello che cerca Pechino è in realtà un’annessione, cioè annettere Taiwan alla Repubblica popolare cinese.

Da Taipei a rispondere a Pechino è stata la presidente Tsai Ing-wen: Taiwan non si piegherà alle pressioni e difenderà il suo stile di vita democratico”…

Taiwan è una democrazia, i 23 milioni di cittadini che la compongono scelgono il proprio destino e i propri leader politici attraverso libere elezioni presidenziali dirette ed a suffragio universale, che si tengono ogni quattro anni: sono loro a decidere e non hanno alcuna intenzione di lasciarsi annettere a un regime anti-democratico e dittatorialeLe dichiarazioni di Pechino in questo senso rispondono alla necessità di un governo autoritario di nascondere le crisi interne, come quella immobiliare e quella energetica, e al contempo alla volontà di compiere azioni di forza per alimentare una sete d’espansionismo senza precedenti.

La vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, parlando da Singapore lo scorso agosto, ha detto: “Quando la storia del XXI secolo sarà scritta, gran parte di essa sarà centrata proprio qui nell’Indo-Pacifico”. Taiwan fa parte dell’Indo-Pacifico e delle sue dinamiche, quindi cosa può rappresentare Taipei in questa regione cruciale per il destino globale?

Taiwan è un punto fondamentale, sotto i profili geografico, economico, tecnologico e simbolico. È importante sotto il profilo geografico perché si trova al centro di rotte aeree e navali commerciali nevralgiche: l’isola di Taiwan e l’arcipelago circostante affacciano sul Pacifico e hanno alle spalle l’intera piattaforma continentale asiatica, a nord si trovano la penisola coreana e il Giappone, mentre a sud vi sono una serie di Paesi quali le Filippine, l’Indonesia, la Malaysia e tutto il Sudest Asiatico. Da qui, da queste acque, transita la maggior parte del commercio mondiale. Sotto il profilo economico e tecnologico poi, è il principale produttore mondiale di semiconduttori. Oggi i semiconduttori sono il cervello e il motore del mondo. Non si trovano solo nei computer e negli smartphone, ma anche in automobili ed elettrodomestici, per non parlare degli impianti industriali e infrastrutturali. Gran parte dell’economia del mondo dipende dai semiconduttori, la maggior parte dei quali sono prodotti in Taiwan.

Infine, l’importanza simbolica: Taiwan è una democrazia…

Un baluardo, un simbolo della democrazia in Asia e non solo. Siamo sempre in cima alle classifiche internazionali su libertà di stampa, libertà economica, diritti civili e diritti umani. Siamo diventati una democrazia dopo anni difficili, ma dagli anni Novanta abbiamo messo in atto un processo di democratizzazione che ci ha resi un Paese libero e un punto di riferimento per tutti quei Paesi che ora stanno affrontando la strada verso l’emancipazione e la democrazia.

E però, sembra che Taiwan sia attualmente anche il principale punto di attrito tra gli Stati Uniti e la Cina. Di fronte a questo, quale potrebbe essere il ruolo dell’Ue?

Bruxelles e Taipei condividono tutti i valori universali e hanno obiettivi comuni. Nel settembre 2021, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha adottato un rapporto che invita i 27 Paesi dell’Unione a rafforzare i legami con Taiwan. Inoltre, quando nelle scorse settimane la Lituania ha deciso di aprire una propria Rappresentanza in Taipei e accogliere una Rappresentanza taiwanese sul proprio territorio, Pechino gli si è scagliata contro avversando questa libera decisione. Bruxelles si è subito schierata in difesa di Vilnius, dimostrando che il principio e valore della democrazia e della libertà è un concetto che accomuna Taiwan ed Europa.

Su questo si basano le relazioni?

Questa è la solida base su cui si fondano i rapporti tra Taiwan e Ue. È la stessa base che sorregge l’amicizia con tutte le grandi e piccole democrazie in Occidente, ma è una base che deve essere protetta, nutrita e rafforzata sempre, perché se cede in un punto rischia di cadere tutta la struttura. L’Ue, in quanto unione di grandi Paesi democratici, ha un ruolo determinante nel mantenimento della pace internazionale e nella coltivazione di questi valori. Il rapporto tra Taipei e Bruxelles, se è solido e forte, può essere di beneficio per tutte le democrazie d’occidente.

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Taiwan è un baluardo, un simbolo della democrazia in Asia e non solo e i suoi cittadini non hanno alcuna intenzione di lasciarsi annettere a un regime anti-democratico e dittatoriale. Conversazione con l’ambasciatore taiwanese in Italia, Andrea Sing-Ying Lee

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