Skip to main content

Forse riflettiamo poco sul fatto che Patrick Zaki, lo studente egiziano incarcerato al Cairo in attesa di giudizio da ben 19 mesi, è un membro della nostra comunità universitaria, un giovane con la voglia di formarsi anche all’estero, un “masterizzando” brillante e curioso come tanti che sono nella mia Università e in altre Università italiane. Patrick è in questo momento accusato di quello che nella nostra Università incoraggiamo a perseguire: essere capaci di fare ricerca, attenersi ai fatti per descriverli, proporre giudizi ancorati ai risultati del lavoro.

L’INCREDIBILE NORMALITÀ DELLE COSE DETTE DA ZAKI

Da questo punto di vista, è impressionante la acuta, ordinata normalità delle cose scritte da Zaki nell’articolo del suo blog, che costituisce in questo momento, a detta del Tribunale del Cairo, il suo principale atto d’accusa, e per il quale rischia fino a 5 anni di carcere, senza possibilità di appello. Siamo di fronte ad un resoconto, basato su articoli pubblicati e dichiarazioni ufficiali, di alcuni episodi di cronaca recente che hanno riguardato per lo più comportamenti di discriminazione possibile contro membri della comunità copta egiziana. Uno di questi, quello di cui più si parla, è riferito a un militare egiziano ucciso in un attentato terrorista, considerato un “martire” dal governo egiziano, ma con un trattamento, in termini di riconoscimenti, che Patrick considera “difforme” rispetto ad altri proposti per militari musulmani. Patrick poi si chiede il perché di controversi comportamenti di alcune Corti egiziane che tendono a non considerare valide le testimonianze di appartenenti alla comunità copta, ma accettano soltanto quelle di cittadini musulmani… Lo scrivere è pacato, si fanno parlare i dati. Il tono è quello del ricercatore, non del polemista. Insomma un articolo che molti di noi avrebbero potuto scrivere; un’indagine informata; un materiale, delle considerazioni per un dialogo con le Istituzioni, basato anche sul fatto che Al-Sisi, il Generale a Capo dello Stato egiziano, si sia definito il primo difensore della popolazione copta egiziana (una minoranza, ma di circa 20 milioni di persone, forse è meglio ricordarlo…).

SIAMO DEBOLI, PERCHÉ?

Eppure sulla base di dati che costituirebbero al massimo l’occasione per una polemica tra parti politiche o settori religiosi, in ogni Stato di Diritto, in Egitto siamo di fronte ad una prolungata carcerazione preventiva del “presunto” colpevole, con uno scarso rispetto dei diritti di difesa. Assistiamo di fatto a un abuso. A una punizione senza processo. All’annichilimento della logica e delle “proporzioni”.
Stiamo firmando appelli, svolgendo manifestazioni, appoggiando iniziative di vari organismi umanitari. Il nostro Parlamento ha espresso con un voto la volontà di concedere la cittadinanza a Zaki, ma ancora non sembra che si stia venendo a capo di qualcosa, così come ancora la “verità” per Regeni rimane “oscura” dopo più di 5 anni. Perché?

Perché come italiani e, poi, come Europei, non riusciamo a fare la voce “veramente grossa”? Cosa ci rende in fin dei conti deboli nel rivendicare il rispetto dei diritti? Ci sono molti motivi, credo, sui quali riflettere e, magari avanzare proposte e ipotesi di soluzione. Si tende generalmente a tener conto delle relazioni commerciali con l’Egitto, che ci vedono secondi solo alla Germania nelle esportazioni, degli aspetti energetici, se è vero che il 20% della produzione energetica dell’Eni è legata all’Egitto, e di quelli geo-strategici mediterranei. Nessun aspetto va trascurato, ma non esiste alcun ipotetico vantaggio economico o diplomatico in nome del quale poter accettare eventuali violazioni dei diritti umani.

Che fare, allora, che orientamenti assumere? Le soluzioni drastiche, lo scontro acuto potrebbe essere controproducente. Le sanzioni (previste nel trattato Onu al Cap. 6), sono possibili, ma dobbiamo giungere a un’intesa molto allargata per renderle plausibili, e vanno modulate per non colpire solo la popolazione. Quello che credo essenziale è, però, che tutti ci si convinca che il non rispetto dei diritti non calpesta solo la nostra dignità, ma anche la nostra credibilità e, a medio termine, la nostra ricchezza.
Regeni e Zaki, semplicemente, non possono essere dimenticati.

Patrick Zaki, un banco di prova per dell’Italia. Scrive Giusti

Di Carlo Alberto Giusti

Perché come italiani e, poi, come Europei, non riusciamo a fare la voce “veramente grossa”? Cosa ci rende in fin dei conti deboli nel rivendicare il rispetto dei diritti? Ci sono molti motivi. Il commento di Carlo Alberto Giusti, Rettore Link Campus University Roma

Fregata e mazziata. Italia al bivio fra Macron e Biden

L’Italia ha mille e più ragioni per non seguire la Francia nello scontro con gli Stati Uniti per la vicenda Aukus. Dietro le polemiche, i francesi sono pronti a rilanciare e proveranno a incassare su altri fronti. Draghi (e l’industria italiana) non ha nulla da guadagnare dalla crociata d’Oltralpe. Ma può dare una mano decisiva a Joe Biden. Ecco come

Delegazione italiana in Libia per appianare le divergenze interne

L’inviato speciale italiano in Libia per incontri finalizzati ad appianare le divisioni attorno alla legge elettorale

Quali politiche per l’ambiente e l’economia? La proposta di Scandizzo

Durante la pandemia, l’integrazione con l’ambiente si è rivelata particolarmente carente, sia per monitorare e controllare la diffusione delle malattie infettive, sia per raggiungere le diverse fasce di popolazione per erogare servizi preventivi e curativi. Servono nuove priorità per le politiche governative e gli incentivi dell’industria e della rete di ricerca

Urne e petrolio. Savino spiega a cosa è appeso il dopo-Putin

Mentre si chiudono le urne per il rinnovo della Duma si possono già tracciare i primi bilanci. Russia Unita manterrà la maggioranza e le opposizioni rimarranno all’angolo. Ma è sul futuro di Putin e la sua legacy che si addensa la nebbia. Fra ripartenza economica e crisi delle materie prime, gli scenari di Giovanni Savino (Accademia presidenziale russa, Mosca)

Chi è Alyona Popova, l'attivista contro i femminicidi che sogna la Duma

L’80% dei russi crede sia necessaria una normativa per fermare la violenza domestica. Ma per Russia Unita la questione non è una priorità. Il programma (contro Putin) della giovane giornalista e avvocato

Biden-Macron, la resa dei conti sarà a Roma. Parla Bremmer

Aukus, il patto militare fra Stati Uniti, Inghilterra e Australia, è la goccia che fa traboccare il vaso. Parla Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e docente alla New York University: Macron sperava in Biden per archiviare il trumpismo, è rimasto deluso. Resa dei conti al G20 di Roma, preparatevi alle scintille. Ma gli appelli francesi contro la Nato cadranno a vuoto

Lezioni afghane. Tutti gli errori dell'Occidente secondo Civiltà Cattolica

Cosa significa non aver capito l’Afghanistan e conoscere qualcosa della sua storia per parlarne. Due articoli del nuovo numero de La Civiltà Cattolica si occupano della storia, delle dinamiche asiatiche e analizzano i meccanismi culturali che hanno condotto al fallimento occidentale

Draghi al Quirinale (con finale a sorpresa). La lettura di Cazzola

La prima mossa riguarda il destino di Mario Draghi: deve trasferirsi al Quirinale o rimanere a Palazzo Chigi? E se Draghi va al Colle, chi prende il suo posto al governo? Tutte le carte da giocare secondo Giuliano Cazzola

Niente azzardi sul catasto. La versione di Polillo

Con la proposta di giungere, quanto prima, ad una riforma del catasto, al di fuori di quella visione di sistema che sarebbe necessaria, si torna all’antico. La sensazione è che anche la ventilata riforma del catasto serva soprattutto a fare cassa. Il commento di Gianfranco Polillo

×

Iscriviti alla newsletter