Skip to main content

Herat è crollato. Kandahar è crollato. Undici delle 34 regioni dell’Afghanistan sono crollati. I Talebani si trovano a soli 150 chilometri da Kabul. Ma quello che è crollato soprattutto l’umanità, portando alla vittoria l’indifferenza totale.

La caduta dell’Afghanistan non è dovuta solo alla corruzione  galoppante della classe politica del Paese, allo scontro tra la tradizione e una società influenzata anche dai social media, e nemmeno alle lotte politiche e tribali di una società multietnica con differenze religiose e linguistiche, ma soprattutto alle scelte politiche spesso errate dell’Occidente.

Un’Occidente, con gli Stati Uniti in testa, che nel 2001 per vendetta contro Al Qaeda per i vili attentati dell’11 settembre ha bombardato a tappeto il Paese spodestando dal potere i Talebani, ma è stato incapace di aiutare gli afgani a costruire una società moderna. Quando questo Occidente è fallito nel suo intento, ha deciso di ritirarsi facendo tornare indietro di 20 anni l’orologio della storia, infrangendo i sogni di centinaia di migliaia di afgani, soprattutto donne e giovani.

Il repubblicano Donald Trump ha iniziato il percorso che oggi sta regalando l’Afghanistan ai Talebani, ai loro padrini iraniani e pachistani, ma poi stranamente la stessa politica è stata portata avanti, anzi accelerando i tempi, dal democratico Joe Biden. Gli Stati Uniti da qualche anno stanno cercando di disimpegnarsi il più possibile in alcune regioni del mondo.

L’Afghanistan è una di queste zone. Partono gli americani, partono i loro alleati occidentali della Nato, fatta ovviamente eccezione per la Turchia del neo-ottomano Recep Tayyip Erdoğan, ma insieme all’Iran degli Ayatollah ritornano anche i russi, mentre il Pakistan arriverà accompagnato dalla Cina. Un cambio di strategia statunitense, e occidentale, cui il prezzo per il momento lo pagheranno le popolazioni locali.

Chi da due anni per conto degli americani negozia con i Talebani, vorrebbe fare credere che non sono quelli che governavano il Paese prima del 2001, che hanno rotto ogni legame con Al Qaeda e che non hanno mai stretto alleanze con l’ISIS (lo Stato Islamico). Due gruppi che per oltre due decenni con i loro attentati e attività terroristiche hanno colpito in diversi Paesi del Vecchio Continente, oltre che nel Medio Oriente e in Africa.

Negli ultimi cinque anni, e anche di recente, le forze di sicurezza afgane hanno arresto qualche decina di dirigenti di Al Qaeda. L’ultimo arresto risale a 17 Aprile di quest’anno. Anche la presenza dell’Isis sul territorio afgano è noto ai servizi di intelligence occidentali. Attualmente 400 membri dell’Isis si trovano in carcere. Secondo alcune fonti 2000 militanti dell’Isis, provenienti dal nord della Siria e dall’Iraq, hanno raggiunto nel mese di giugno l’Afghanistan e si sono uniti ai Talebani e hanno preso parte alla recente offensiva.

Consegnando l’Afghanistan ai Talebani, forse i soldati americani e europei non saranno attaccati sul posto, ma sicuramente tra non molto dopo il loro ritorno al potere, come nel 2001, questo Paese diventerà nuovamente una base sicura per le organizzazioni terroristiche che grazie ai proventi di droga, da non sottovalutare che l’Afghanistan è il più importante produttore dell’oppio, torneranno a colpire anche a casa nostra, come lo hanno fatto nel passato.

Oggi Kabul, domani Roma? Rafat spiega l'asse Isis-Talebani

Di Ahmad Rafat

Dopo vent’anni di guerra logorante, l’Occidente ha regalato l’Afghanistan ai Talebani. Ma insieme a loro un vecchio nemico, l’Isis, riprende forma e forza. Ecco perché la presa di Kabul dovrebbe preoccupare anche Roma, Parigi, Berlino, Bruxelles. Il commento di Ahmad Rafat, già vice-direttore di Adnkronos International

Sulle delocalizzazioni aggressive la proposta Orlando non fa centro

C’è una traccia comune che unisce la cultura dell’imprenditorialità e quella che favorisce l’impegno dei giovani: la libertà di iniziativa e di impresa, appunto. Quando ci si concentra a creare ostacoli si finisce per allontanare giovani e imprese. Il commento di Antonio Mastrapasqua

Criptomoneta, salvaci tu! Ecco i regimi che sperano nella moneta digitale

Turchia, Cuba e Venezuela (con la consulenza della Russia) puntano sull’uso delle criptomonete per controllare il mercato, contenere l’iperinflazione e dare una nuova spinta all’economia

Non solo cyber, così riformiamo l'intelligence. Parla Franco Gabrielli

Intervista a Franco Gabrielli, sottosegretario di Stato con delega all’Intelligence, già capo della Polizia e prefetto di Roma. L’Agenzia cyber garantirà la resilienza del sistema Paese, e permetterà all’intelligence di tornare a fare il suo lavoro, nulla a che vedere con la fondazione del governo Conte. Intelligence? Tempo di riformarla: ecco perché servirebbe una sola Agenzia

Dopo il rapporto Ipcc sul clima, è tempo di dialogo (e di decisioni). Scrive Clini

Un documento comune del G20 per concordare standard comuni di uso e gestione del territorio ai fini dell’adattamento ai cambiamenti climatici, e per aggiornare i programmi e gli impegni finanziari a favore delle economie più deboli e maggiormente vulnerabili potrebbe rappresentare la base di un accordo alla COP26 che vada oltre il Green Climate Fund e coinvolga tutte le grandi istituzioni finanziarie mondiali. L’analisi di Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente

Akira Kurosawa come Luigi Pirandello. Il ricordo di Mario Verdone

Di Mario Verdone

Nel settembre 1951 “Rashomon” di Akira Kurosawa vinceva il Leone d’Oro a Venezia. Dopo sei mesi arrivava l’Oscar (1952) per il miglior film straniero. L’Occidente scopriva un maestro del cinema, al pari di Chaplin, Ford, Renoir, De Sica, Rossellini. Ecco un ricordo di Kurosawa scritto dallo storico, e suo amico, Mario Verdone

Il futuro dell'Afghanistan è appeso a un filo (cinese). Scrive il gen. Arpino

Oltre la retorica, i talebani hanno vinto e noi abbiamo perso, assieme ai tanti afghani che avevano riposto in noi la loro fiducia. A leccarsi i baffi è la Cina, che attraverso il Pakistan prepara la sua invasione commerciale. Il commento del generale Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa

Se l'Italia si è fermata a Herat. Parla Fidanza (FdI)

L’europarlamentare di Fratelli d”Italia Carlo Fidanza sul conflitto in atto in queste ore tra Herat e Kabul. “Abbiamo lasciato un lavoro a metà. In questo modo si sono create le condizioni, anche psicologiche, di una resa di fatto”. Italia e Stati Uniti? Con Draghi c’è un’occasione ma contiamo ancora poco

L’Afghanistan tornerà a essere un santuario del terrorismo?

Molto probabilmente tra poche settimane i Talebani controlleranno nuovamente l’Afghanistan, ma quanto è concreto il rischio che il Paese torni a essere una base per il terrorismo internazionale? L’opinione di Abdul Sayed

Berlusconi non farà Centro. Urbani risponde a Galli della Loggia

Intervista all’ex ministro, co-fondatore e ideologo di Forza Italia. Inutile parlare di corsa al centro prescindendo da Salvini e Meloni, che hanno i voti. Con Berlusconi volevamo fare di Lega e An due partiti moderati, non ci siamo riusciti. Renzi? Ha perso il 40% in quattro mesi, non può prendere l’eredità azzurra

×

Iscriviti alla newsletter