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La geopolitica contemporanea si sta ridefinendo attorno a nuovi assi di potere che trascendono i tradizionali equilibri militari e territoriali. Se durante la Guerra Fredda la competizione tra superpotenze si misurava attraverso arsenali nucleari e conquiste spaziali, oggi il campo di battaglia si è spostato verso domini più sottili ma altrettanto decisivi: l’intelligenza artificiale, la robotica e il controllo dei dati. In questa nuova configurazione mondiale, l’Europa deve accelerare i propri sforzi per non trovarsi in una posizione di pericolosa marginalizzazione, nonostante possieda ancora alcuni degli asset più preziosi per competere nell’era digitale.

Il paradigma della competizione tecnologica

La storia ci insegna che ogni epoca geopolitica ha i suoi strumenti di supremazia. Nel XIX secolo era la potenza industriale e navale, nel XX secolo la capacità nucleare e aerospaziale. Oggi, la vera sovranità nazionale si misura attraverso la capacità di sviluppare, controllare e implementare tecnologie avanzate di intelligenza artificiale e automazione robotica. Non si tratta più di una competizione accessoria, ma del nuovo terreno fondamentale su cui si decide l’equilibrio di potenza globale.

Gli Stati Uniti hanno compreso questa dinamica con largo anticipo, investendo massicciamente attraverso le loro big tech Google, Microsoft, OpenAI, Meta e creando un ecosistema che integra ricerca universitaria, capitali privati e obiettivi strategici nazionali. La Cina, dal canto suo, ha fatto dell’AI e della robotica pilastri della sua strategia di sviluppo nazionale, con investimenti pubblici massicci e una pianificazione decennale che punta a raggiungere la leadership mondiale entro il 2030.

L’Europa: potenzialità e sfide strutturali

L’Europa si trova oggi a un bivio cruciale. Da un lato, possiede alcune delle migliori università e centri di ricerca al mondo, con una tradizione scientifica e ingegneristica di altissimo livello che rappresenta un patrimonio inestimabile. Le nostre istituzioni accademiche continuano a produrre talenti eccezionali nel campo dell’AI, della robotica e delle scienze computazionali. Dall’altro lato, deve superare una frammentazione strutturale che ancora impedisce la piena trasformazione di questo potenziale in leadership industriale e commerciale.

Il caso della Francia e di Mistral AI rappresenta un esempio virtuoso di come l’Europa possa ancora giocare un ruolo di primo piano nella competizione tecnologica globale. Mistral, fondata da ex ricercatori di Google e Meta, ha dimostrato che è possibile creare campioni europei dell’AI partendo dalla nostra base di talenti. L’azienda francese ha sviluppato modelli linguistici competitivi a livello mondiale, attirando investimenti significativi e posizionandosi come alternativa europea ai giganti americani. Questo successo rappresenta la prova che l’Europa ha le competenze per competere ai massimi livelli.

L’Italia e le opportunità di crescita

L’Italia, patria di Adriano Olivetti e della sua visionaria intuizione sui computer e l’organizzazione del lavoro, pur disponendo di eccellenze universitarie riconosciute a livello mondiale: dal Politecnico di Milano alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dall’Università di Bologna a quella di Padova, sta ancora costruendo il proprio ecosistema competitivo nel campo dell’AI e della robotica. Negli ultimi anni si sono registrati segnali incoraggianti, con l’avvio di diverse iniziative pubbliche e private, ma il potenziale del Paese richiede uno sforzo ancora maggiore per essere pienamente espresso.

L’Italia ha storicamente dimostrato capacità innovative eccezionali in settori tecnologicamente avanzati. Le nostre aziende hanno primeggiato nell’automazione industriale, nella meccanica di precisione, nell’aerospace. Dal genio di Olivetti agli sviluppi contemporanei nell’automazione, queste competenze rappresentano una base solida su cui costruire la transizione verso l’economia dell’intelligenza artificiale e della robotica avanzata.

Il governo ha avviato alcuni programmi significativi, come la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale e gli investimenti previsti nel Pnrr per la digitalizzazione. Tuttavia, la sfida globale richiede un ulteriore salto di qualità nell’integrazione tra ricerca, imprenditorialità e supporto finanziario, accelerando la creazione di un ecosistema veramente competitivo a livello internazionale.

La vera natura della sovranità contemporanea

È fondamentale comprendere che la sovranità nel XXI secolo non si basa più esclusivamente sui tradizionali attributi dello Stato-nazione: territorio, popolazione, forze armate. La vera sovranità oggi è tecnologica e si articola attraverso il controllo di tre elementi cruciali: i dati, gli algoritmi e l’infrastruttura computazionale.

Chi controlla questi elementi determina non solo i flussi economici globali, ma anche la capacità di influenzare comportamenti sociali, decisioni politiche e persino la sicurezza nazionale degli altri Paesi. Quando i nostri cittadini utilizzano prevalentemente piattaforme americane o cinesi, quando le nostre aziende dipendono massicciamente da servizi cloud stranieri, quando i nostri sistemi critici si basano principalmente su tecnologie sviluppate altrove, stiamo essenzialmente limitando la nostra autonomia strategica.

Il rischio per l’Europa è quello di diventare principalmente un mercato di consumo per tecnologie sviluppate altrove, trasformandosi nella “capitale mondiale della burocrazia dell’AI” piuttosto che dell’innovazione. Eccellere nella regolamentazione è importante, ma non può essere l’unica risposta se vogliamo competere pienamente nell’innovazione e nella creazione di valore aggiunto. Il Gdpr, pur rappresentando un importante precedente normativo che ha influenzato gli standard globali, deve essere accompagnato da una strategia industriale altrettanto ambiziosa.

Priorità per l’agenda europea

Per accelerare il posizionamento dell’Europa serve un approccio pragmatico. Paradossalmente, i nuovi limiti di Trump sui ricercatori stranieri nell’AI creano un’opportunità unica per attrarre talenti verso l’Europa. Servono investimento massicci nella formazione di nuove generazioni di talenti in AI e robotica, collegando università, ricerca e industria. Trasformazione delle grandi aziende europee – da Siemens ad Airbus, da Leonardo a Eni – in soggetti “AI-first” attraverso incentivi mirati e partnership pubblico-private. Completamento del mercato unico per l’innovazione, superando la frammentazione normativa che frena la competizione globale.

La dimensione della sicurezza nazionale

Come ex membro del Copasir, ritengo fondamentale sottolineare la dimensione di sicurezza nazionale insita in questa sfida. L’autonomia tecnologica rappresenta una componente essenziale della sicurezza nazionale che va ben oltre gli aspetti economici. Quando i nostri sistemi critici, dalla sanità alle telecomunicazioni, dalla logistica alla finanza, dipendono eccessivamente da tecnologie controllate da potenze straniere, la nostra capacità di autodeterminazione può risultarne condizionata. L’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia commerciale: è uno strumento che può avere implicazioni per la raccolta di Intelligence, l’influenza sulle opinioni pubbliche, la resilienza delle infrastrutture critiche. La robotica avanzata, a sua volta, ha ricadute dirette per la difesa e la sicurezza interna.

Verso una strategia continentale

La sfida che abbiamo davanti richiede una risposta di livello continentale. Nessun Paese europeo, nemmeno i più grandi, ha da solo le dimensioni per competere pienamente con Stati Uniti e Cina in questo campo. Serve una strategia europea integrata che sappia valorizzare le eccellenze nazionali in un progetto comune.

Questo significa evolvere oltre le logiche della competizione intraeuropea per abbracciare una visione di complementarità strategica. L’Italia può contribuire con le sue competenze consolidate in robotica industriale e automazione, la Francia con la sua crescente leadership nell’AI, la Germania con la sua potenza industriale e tecnologica, i Paesi nordici con la loro avanguardia nella digitalizzazione.

Il futuro dell’Europa come soggetto geopolitico autonomo si sta definendo oggi sul terreno della competizione tecnologica. Se riusciremo a valorizzare pienamente le nostre capacità nell’AI e nella robotica, potremo mantenere un ruolo da protagonisti in un mondo sempre più multipolare. Abbiamo le competenze, le istituzioni e le risorse per competere ai massimi livelli: ora serve la volontà politica e strategica per trasformare questo potenziale in risultati concreti. La nuova guerra fredda tecnologica è in corso: l’Europa ha tutte le carte per giocare un ruolo da protagonista.

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