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Sta suscitando curiosità ma anche qualche preoccupazione la Huawei Italy University Challenge 2021 lanciata nei giorni scorsi dal colosso tecnologico cinese, accusato di spionaggio dagli Stati Uniti e per questo escluso dalle reti 5G del Paese e contro cui, per le stesse ragioni di sicurezza nazionale, nel dicembre 2019 si era espresso anche il Copasir, il comitato di raccordo tra intelligence e Parlamento italiano.

Si tratta di una call for ideas dedicata ai PhD (studenti, neodottorati e giovani Post-Doc) con l’obiettivo di promuovere il valore e il ruolo chiave del dottorato di ricerca per il futuro della tecnologia e dell’innovazione. I partecipanti potranno mandare i loro progetti a partire dal 1 luglio fino al 31 ottobre 2021.

Oltre 50 gli atenei italiani coinvolti. Due i percorsi previsti: uno dedicato ai junior PhD, vale a dire tutti quegli studenti PhD che non hanno completato ancora il loro percorso di ricerca; e uno dedicato ai senior PhD, cioè studenti con un percorso di ricerca strutturato, appena dottorati oppure giovani Post-Doc. Sei le aree tematiche: antenne, tecnologie e sistemi di alimentazione, progettazione analogica e circuiti integrati, sviluppo basato su modelli, soluzioni integrate di architetture di intelligenza artificiale e un open topic dedicato a soluzioni innovative trasversali.

Presentando l’iniziativa Huawei punta forte sulla possibilità per i ricercatori di avere un canale privilegiato per future collaborazioni su progetti ad alto contenuto tecnologico, tirocini e opportunità di assunzione. L’azienda si dice decisa a dar vita alla sua PhD community per promuovere la nascita di una rete di contatti e relazioni in grado di favorire il networking e lo scambio intergenerazionale con una solida presenza sul territorio italiano attraverso occasioni di coinvolgimento e confronto. Gli iscritti, si legge sul sito dell’iniziativa, potranno partecipare a workshop tecnici tenuti dagli esperti in ricerca e sviluppo di Huawei, sessioni di mentorship per ricevere un feedback sui progetti e laboratori per rafforzare le più importanti soft skill.

L’articolo 12 del regolamento dell’iniziativa riguarda “proprietà intellettuale e diritti di proprietà industriale”. Recita: “Huawei riconosce la proprietà dei partecipanti dei documenti e della documentazione che li riguarda (…) prodotti dai partecipanti”. Poi, però, specifica che “Huawei avrà il diritto di utilizzare gratuitamente gli elaborati e la relativa documentazione per sei (6) mesi dalla conclusione della Huawei University Challenge al fine esclusivo di analisi, test, elaborazione e/o dimostrazione di quanto realizzato dai partecipanti”. E ancora: “Rimane la possibilità per Huawei di sviluppare indipendentemente o acquisire prodotti equivalenti e/o in concorrenza con il risultato e i relativi documenti e che non violino alcun diritto di proprietà intellettuale su di essi”.

È proprio alla lettura di questo articolo del regolamento che qualche interessato potrebbe storcere il naso, poiché potrebbe vedere la propria idea prodotta e monetizzata da altri senza neanche portarsi a casa il non certo ambìto premio.

D’altronde il fatto che ora, dopo le strette degli Stati Uniti e dei loro Paesi alleati e partner, Huawei punti su ricerca e sviluppo, ambito non colpito dalle sanzioni statunitensi, è noto. Basta leggere un discorso tenuto ai dipendenti dal fondatore Ren Zhengfei rivelato da Nikkei Asia nelle scorse settimane: “Il 2021 e il 2022 saranno i due anni più critici e impegnativi per Huawei per cercare la sopravvivenza e lo sviluppo strategico. Il talento è la chiave decisiva”.

E così, come spiegavamo su Formiche.net, è partita una campagna di reclutamento di manodopera. “Centinaia di posizioni in tutta Europa e in Canada relative agli algoritmi di intelligenza artificiale, ingegneria dei veicoli autonomi, software e infrastrutture di calcolo, sviluppo di chip e calcolo quantistico – tutte aree in cui anche gli Stati Uniti stanno investendo molto”, scriveva il quotidiano giapponese.

Nonostante gli sforzi occidentali di rispondere alla sua presenza in Africa ed Europa, Huawei “continuerà comunque a prosperare in Cina, il più grande mercato 4G e 5G del mondo, e questa tendenza continuerà”, aveva osservato Stephane Teral, analista capo di LightCounting Market Research.

Per farlo, il colosso cinese sembra deciso a costruire una dettagliata rubrica dei ricercatori italiani. Fare scouting è un processo lungo e costoso, e allora l’azienda cinese ha deciso di ribaltare il processo: lasciate che gli scienziati vengano a me. Basta mettere sul piatto un montepremi di poche migliaia di euro e in cambio si ottengono dati fondamentali: nomi, email, numero di telefono, università in cui si studia, curriculum e anche area di interesse e ricerca.

In palio ci sono in tutto tre device Huawei: uno smartphone, un tablet e uno smartwatch. Lo smartphone è il top della gamma di casa (o similare): il Mate 40 Pro, in vendita sul sito dell’azienda a 974,22 euro, in sconto rispetto ai 1.249 iniziali e con spazzolino elettrico da 69,90 euro in omaggio. Il tablet è il MatePad 11 (o similare): costo, sempre sul sito di Huawei, 499,90 euro, con in regalo un mouse da 39,90 euro, una tastiera da 99,90 euro e il solito spazzolino elettrico. Lo smartwatch è il GT 2 Pro (o similare), in vendita sul sito a 209 euro: niente spazzolino elettrico in omaggio ma c’è una cassa bluetooth da 29,90 euro. È ipotizzato (ma non garantito!) anche un premio in denaro di 1.500 euro al “Best innovative project 2021”.

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