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“Con la nuova leadership alla Casa Bianca c’è l’opportunità per rafforzare il processo di pace in Afghanistan e assicurare il raggiungimento di obiettivi condivisi in pace, sicurezza e stabilità regionale”. Ma i tempi stringono, e gli approcci da adottare sono molteplici. Questo il messaggio diretto a Joe Biden, presidente degli Stati Uniti. Le firme dei mittenti sono di peso: Madeleine Albright, già segretario di Stato americano della seconda presidenza di Bill Clinton, e Federica Mogherini, attuale rettore del Collegio d’Europa, già Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza comune. Il tempismo dell’editoriale sul sito della Cnn non sembra casuale. Oggi i ministri della Difesa della Nato si sono riuniti (seppur in video-conferenza) per la periodica riunione. Nella sessione di domani discuteranno proprio di Afghanistan, con l’obiettivo di definire il futuro della missione Resolute Support (di cui l’Italia è terzo contributore, con circa 900 unità, dopo Usa e Germania).

LA SITUAZIONE

“Tra le molte sfide che Biden deve affrontare c’è la situazione in rapido deterioramento in Afghanistan”, spiegano Albright e Mogherini. Sotto la lente ci sono gli attacchi dei talebani, per nulla ridottisi dopo l’accordo siglato tra Usa e talebani a febbraio dello scorso anno. E così, aggiungono, “senza un impegno coordinato e concertato dagli Stati Uniti con gli altri attori-chiave, l’Afghanistan rischia ora di cadere nel caos, di destabilizzare ulteriormente una regione fragile, dando un vantaggio ai gruppi terroristi e, ancora una volta, di generale una crisi di rifugiati su larga scala”. La questione, chiosano, “ha conseguenze globali”. I talebani stanno perpetuando una “campagna omicida deliberata”, che punta a figure centrali della società civile per eliminare l’opposizione e acquisire forza negoziale.

RIVEDERE L’ACCORDO

L’invito per Biden è “riesaminare l’accordo Usa-talebani, da considerare come parte di un più ampio calcolo strategico non solo per arrivare a un vero processo di pace, ma anche per prevenire un ritiro sconsiderato che porta al collasso dello Stato, alla guerra civile e al ripristino di un safe haven per i terroristi”. D’altra parte, a vent’anni dall’avvio dell’impegno occidentale in Afghanistan (sorto dopo l’attacco alla Torri gemelle), “c’è ancora tempo per cambiare rotta e compensare quasi due decenni di investimenti e sacrifici”. Occorre però intraprende “alcuni passi immediati”, cinque in particolare secondo Albright e Mogherini.

IL COORDINAMENTO CON GLI ALLEATI

Prima di tutto, l’amministrazione Biden deve ristabilire “uno stretto coordinamento” con i partner europei, Nato e afghani, abbandonando la linea degli allunghi unilaterali, compresa quella negoziale con i talebani, che ha costretto il governo di Kabul a subire alcune concessioni riconosciute dagli Usa agli avversari. La recenti conversazioni tra Biden e il presidente Ashraf Ghani sono “segni incoraggianti di un approccio più costruttivo e collaborativo”. Lo stesso vale per gli alleati della Nato, già abbondantemente rassicurati sulla maggiore consultazione da Lloyd Austin, nuovo capo del Pentagono.

RITIRI E MEDIATORI

Secondo suggerimento: ri-affermare condizioni significative al ritiro delle truppe, giudicato troppo “rapido”, che Biden ha “ereditato” da Trump per un contingente ora sceso a 2.500 unità. Si invita l’amministrazione a continuare nell’azione militare di supporto alle Forze di Difesa afghane. Terzo suggerimento: “Gli Stati Uniti, insieme agli alleati, devono chiedere un immediato cessate-il-fuoco su tutto il territorio nazionale e dimostrare impegno per un processo di pace genuino”. Si suggerisce poi di proporre un mediatore indipendente, una terza parte che supporti il lavoro “su argomenti complessi e divisivi”. Nel frattempo, l’Onu, “non deve eliminare le sanzioni sui talebani finché non rispettano gli obblighi basici sui diritti umani”. Infine, scrivono Albright e Mogherini, “questi passi dovrebbero essere accompagnati da un processo diplomatico regionale sostenuto e di alto livello per raggiungere un consenso strategico sulle relazioni tra l’Afghanistan e i suoi vicini”.

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