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“Non si lascerà scoraggiare dalle parole, da un pugno di soldati della Nato o da ulteriori sofferenze (anche se queste dovessero colpire i russi). Infatti, non fermerà la guerra a meno che le truppe russe non siano letteralmente impossibilitate ad avanzare ulteriormente”. A scrivere queste parole in un articolo pubblicato su Foreign Affairs pochi giorni fa è Andriy Zagordnyuk, presidente del think thank ucraino Centre for Defence Strategies e distinguished fellow, nonché ex-ministro della Difesa dell’Ucraina (in carica dal 2019 al 2020); il riferimento è, ovviamente, al presidente russo Vladimir Putin, e alla sua ormai palese volontà di non trovare nel breve termine una soluzione negoziata che ponga fine al conflitto in Ucraina. Il che rende necessario trovare altri modi per costringere l’inquilino del Cremlino a favorire una mediazione.

Nel suo ragionamento messo nero su bianco, l’ex-plenipoteziario ucraino chiede che i partner occidentali di Kyiv non aspettino la fine del conflitto per rafforzare le difese dell’Ucraina e scoraggiare una possibile nuova invasione del Paese da parte di Mosca, ma che piuttosto inizino subito a contribuire sia direttamente che indirettamente (finanziando e favorendo lo sviluppo del suo apparato industriale-militare) allo sforzo bellico ucraino. Ma anziché su capacità “obsolete” come i main battle tank, che nella situazione attuale non forniscono alcun beneficio effettivo, Zagordnyuk incita a strutturare questo supporto intorno a capacità specifiche come missili di precisione, Uav, comunicazioni sicure, sistemi di targeting, difesa aerea ed elettronica. Utilizzando efficacemente questi mezzi, afferma l’autore del pezzo, l’Ucraina potrebbe essere in grado di inficiare la capacità di Mosca di portare avanti le proprie azioni offensive.

“L’Ucraina è più vicina a paralizzare la Russia di quanto la maggior parte delle persone pensi. I jet russi continuano a colpire obiettivi ucraini, anche se da grande distanza, e le forze di terra russe continuano a conquistare piccoli lembi di territorio. Ma con droni, mine remote, artiglieria di precisione e sorveglianza costante, l’Ucraina ha trasformato ampie zone del fronte in zone di morte persistenti: aree in cui le forze nemiche trovano quasi impossibile manovrare senza essere individuate e immediatamente colpite. Solo lanciando migliaia e migliaia di soldati contro obiettivi ucraini la Russia può avanzare in alcune di queste regioni. Se l’Ucraina riuscirà ad ampliare queste zone di morte, sorvegliando più territorio e colpendo dietro le attuali linee avanzate della Russia, e negando alla Russia la possibilità di ammassare uomini e materiali nelle sue retrovie, le formazioni russe non saranno in grado di generare alcun slancio”, scrive Zagordnyuk.

L’approccio dell’autore dell’articolo sembra essere molto in linea con quello seguito dalla leadership ucraina in questo momento. In queste stesse ore, infatti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta promuovendo due accordi con gli Stati Uniti che sono finalizzati a rafforzare gli arsenali di Kyiv: mentre il primo è relativo all’avvio di una produzione congiunta di droni, il secondo riguarda l’acquisto di un pacchetto di asset militari statunitensi da parte dell’Ucraina. Tutti asset che, apparentemente, rientrano nella lista stilata da Zagordnyuk. Addirittura, secondo alcune fonti Zelensky avrebbe addirittura chiesto al Presidente Usa Donald Trump di poter acquistare i missili cruise Tomahawk, sistemi che offrirebbero all’Ucraina la capacità di effettuare attacchi di precisione a lungo raggio direttamente superiore a quelle id cui dispone adesso.

Uno sviluppo che non sarebbe affatto gradito a Mosca, che ha già comunicato come ciò potrebbe portare ad un’escalation con Washington, e al coinvolgimento diretto di soldati americani nel conflitto. Segnalando, dunque, che le tesi di Zagordnyuk potrebbero essere piuttosto realistiche.

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