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Più ancora del gossip e degli spifferi di palazzo c’è uno sport che puntualmente, ogni anno, scalda i cuori della politica romana: le nomine dei Servizi segreti. Dietro al polverone sul caso Report-Mancini e le peripezie del Copasir, il comitato di controllo dell’intelligence incagliatosi nella disputa per la presidenza fra Lega e Fratelli d’Italia, c’è allora una partita ben più importante che riguarda il futuro assetto del comparto e già ha messo in movimento le segreterie di partito.

La partita è tanto più delicata perché si riapre mentre ritornano le vecchie polemiche sui rapporti fra politica e 007 innescate dal video di Matteo Renzi in autogrill con Mancini. Le caselle vacanti o prossime al cambio della guardia sono poche ma tutte di massima rilevanza.

Alcune, di peso, sono state già completate sul finire del governo Conte-bis, con la nomina di Luigi Della Volpe e Carlo Massagli come vicedirettori dell’Aise e di Carlo De Donno vicedirettore dell’Aisi.

La scadenza più vicina, e quella che più in queste ore sta mettendo in subbuglio i rapporti fra maggioranza e opposizione, è quella di Mario Parente, direttore dell’Aisi, l’agenzia dei Servizi per l’interno. Nominato il 29 aprile del 2016 dall’allora premier Renzi, Parente ha già ricevuto due proroghe, una biennale, dal 2018 al 2020, e una “proroga tecnica” di un anno il 15 giugno del 2020 per disposizione dell’ex premier Giuseppe Conte.

Quest’ultima è stata al centro di un’accesa contesa all’interno della maggioranza del Conte-bis, con una fronda dei Cinque Stelle e lo stesso Copasir a protestare per il metodo con cui è stata introdotta la proroga (un articolo del decreto Agosto). Manca dunque un mese per trovare un sostituto alla guida degli 007 dell’Aisi.

Troppo poco, denuncia Fdi, perché per legge delle nomine deve essere informato il Copasir che, oggi, è composto solo da forze di maggioranza, dopo che il suo vicepresidente e senatore di Fdi ha rimesso il mandato in protesta.

Fra gli addetti ai lavori però in molti non escludono una nuova proroga. Quella di Parente non è l’unica casella che potrebbe finire al centro di un nuovo valzer. È notizia di queste ore infatti la nomina del generale Carmine Masiello, attuale vicedirettore del Dis, come nuovo sottocapo di Stato Maggiore della Difesa al posto di Luigi De Leverano, diventato consigliere militare di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Si potrebbe dunque liberare un posto come vicedirettore del Dis, carica cui, secondo le cronache di stampa, ambiva mesi fa lo stesso Mancini.

Non è obbligatorio, la legge prevede due vicedirettori e già ci sono: il vice-direttore vicario Bruno Valensise e il vicedirettore con delega alla cybersecurity Roberto Baldoni. Per la nomina di un eventuale successore di Masiello, comunque, basta un dpcm di Draghi.

Il cerchio, per ora, si chiude con la scadenza nel 2022 del mandato di Gennaro Vecchione, generale della Guardia di Finanza nominato direttore generale del Dis nel 2018 e prorogato lo scorso dicembre su richiesta di Conte.

Anche in questo caso, non è da escludere una proroga tecnica, anche se, come è noto, il capo del Dis è per definizione un incarico segnato da un rapporto fiduciario nei confronti del premier. Starà dunque a Draghi optare o meno per una linea di continuità.

Fra i punti interrogativi in sospeso rimane la nuova “Agenzia per la cybersecurity” annunciata dal sottosegretario di Stato con delega alla Sicurezza e all’Intelligence Franco Gabrielli, ex capo della Polizia chiamato da Draghi a guidare il comparto con una doppia delega, un riconoscimento (inedito) dovuto alla sua autorevolezza nel mondo della Sicurezza italiana.

La riforma non è ancora stata ufficializzata e l’agenzia, ha detto Gabrielli, si collocherebbe al di fuori del comparto intelligence, ma non c’è dubbio che la guida dell’organismo possa inserirsi nel prossimo giro di nomine, peraltro in un momento di importante riorganizzazione della direzione per la cybersecurity del Dis. Lo stesso incarico di Baldoni è fra quelli prossimi alla scadenza.

L’anno in corso è anche denso di cambi ai vertici delle Forze armate. Il valzer è stato aperto a gennaio dall’Arma dei Carabinieri, con l’avvicendamento tra l’uscente Giovanni Nistri e il subentrante Teo Luzi nell’incarico di comandante generale. A febbraio è stata la volta dell’Esercito: il generale Pietro Serino ha preso il posto del generale Salvatore Farina al vertice della Forza armata, liberando la casella di capo di gabinetto del ministro della Difesa.

Più recente la scelta di Draghi per il ruolo di consigliere militare, affidato al generale De Leverano, che ha lasciato libero il posto di vice capo di Stato maggiore della Difesa, coperto ora da Masiello. Bisognerà attendere gli ultimi mesi dell’anno per l’Aeronautica (il 31 ottobre termineranno i tre anni del generale Alberto Rosso) e per lo Stato maggiore della Difesa, con il generale Enzo Vecciarelli in scadenza il 6 novembre e il passaggio previsto, se venisse confermata l’alternanza, a un esponente della Marina militare.

A loro si aggiunge il generale Nicolò Falsaperna, che a ottobre dovrà lasciare l’incarico di segretario generale della Difesa e direttore nazionale armamenti. L’iter è il medesimo per tutti. Le nomine arrivano dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Difesa, il tutto con tempi idonei a garantire il passaggio di consegne prima del termine dei rispettivi mandati.

Intelligence e Difesa, al via la stagione delle nomine

Gli occhi della politica italiana tornano sulle nomine degli 007. In scadenza l’incarico di Mario Parente al vertice dell’Aisi e torna vacante il ruolo di vicedirettore del Dis dopo l’uscita di Carmine Masiello. Ma il valzer non finisce qui…

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