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Quando è il caos a prendere il sopravvento, occorre fermarsi e ripartire, ma con un approccio diverso. Un esercizio che dovrebbe fare, in primis, Giuseppe Conte. Il consiglio arriva da Giorgio Benvenuto, ex parlamentare, ex leader del Psi ma soprattutto per 16 anni alla guida della Uil, uno dei tre sindacati confederali italiani. E così, mentre l’Europa si impantana sul Recovery Fund e l’Italia tocca con mano la prospettiva di un nuovo lockdown, le questioni urgenti sono tante. A cominciare dai licenziamenti.

Benvenuto, non avremmo mai voluto riparlare di lockdown. E invece… 

Ma sa che cosa più di tutto stressa la gente, le imprese, i lavoratori? La mancanza di chiarezza che circonda decisioni prese tra pochi e senza un reale confronto con chi vive sui territori.

Avverto una leggera vena critica verso il governo…

Sì è così. Non si sta affrontando la situazione nel modo corretto. Il governo fa un Dpcm alla settimana, inseguendo la pandemia e non affrontandola di petto. E per giunta senza confrontarsi con i sindacati, gli imprenditori, i territori. Non c’è una linea e non c’è una decisione, tutto viene deciso senza confronto. E il risultato sono provvedimenti insufficienti e non risolutivi.

Questo governo ascolta poco, insomma?

Altroché, è un governo di monologhi, dove uno va in tv e racconta quello che succederà e quello che è stato deciso. Il governo va avanti a monologhi e invece serve dialogo. Il Paese ha vissuto in passato momenti complessi, difficili. Tutto è sempre stato affrontato allargando il raggio d’azione, ascoltando, confrontando le idee. E le cose sono state risolte. Invece qui si prendono decisioni senza capirne l’impatto e il Paese continua ad essere messo dinnanzi al fatto compiuto.

Benvenuto, una di queste decisioni riguarda il blocco ai licenziamenti. I sindacati pretendono la proroga, Confindustria è disposta ad accettare a patto che non ci siano aggravi di costo per la Cassa Integrazione, mentre oggi Bankitalia ha invocato ogni misura per proteggere i lavoratori. 

La questione dei licenziamenti è emblematica. Però torniamo sempre al punto di partenza, non c’è dialogo e pensare che il dialogo ha funzionato sempre, anche nell’industria. Pensiamo agli accordi tra Confindustria e i sindacati, al patto per la fabbrica. Non sono forse risultati? E allora perché Conte non chiama immediatamente le parti sociali sulla questione dei licenziamenti? E invece il governo ha chiamato prima uno, poi l’altro, ma perché non tutti insieme. Qui si parla di posti di lavoro, non si possono prendere decisioni alla leggera.

Secondo lei Conte ha bene in mente cosa fare sui licenziamenti?

Non mi pare. Qui si va avanti a ipotesi, il premier vive alla giornata. Ma i sindacati vogliono sicurezze, le imprese altrettanto. Per uscire da questo stallo c’è solo una soluzione, scendere in campo senza commettere l’errore di dare ragione a tutti o a nessuno. Io, ad oggi, mi creda, non so quale sia la linea del governo sui licenziamenti. Non mi pare molto normale.

Qualche migliaia di chilometri più in là, a Bruxelles, è ancora stallo, sul Recovery Fund.

Vero, ma sa che le dico? Che qui non siamo messi meglio. Lei ha capito cosa e dove e come vogliono impiegare i fondi europei? Io personalmente no. Non si riesce a capire nulla, mi sembra che il governo non ci sia, sia una specie di fantasma. Ma qui parliamo di 200 e passa miliardi. Andassero meno in televisione, facessero meno conferenze notturne, ma si incontrino con i rappresentanti della nostra economia. In passato si è sempre fatto così e mi creda, ha sempre funzionato.

 

 

 

Il governo dialoghi con imprese e sindacati e sui licenziamenti... Parla Giorgio Benvenuto

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