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L’Italia è attiva nel Golfo Persico, ambito geopolitico in cui il Mediterraneo si allarga e dove Roma muove e incrocia dinamiche che vanno dalla presenza militare (in Iraq per esempio, o in Libano) al profondo ruolo diplomatico fino al mondo del business. In questi giorni la sintesi arriva da un doppio accordo raggiunto da due dei colossi energetici italiani, Snam e Saipem, rispettivamente negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar.

Snam, uno dei principali operatori di infrastrutture energetiche al mondo, e l’emiratina Mubadala Investment Company (Mubadala) hanno firmato oggi, lunedì 22 marzo, un memorandum d’intesa (MoU) con l’obiettivo di collaborare su iniziative congiunte di investimento e sviluppo sull’idrogeno. L’azienda italiana è stata la prima in Europa sperimentare l’immissione di idrogeno misto a gas naturale nella propria rete del gas. Marco Alverà, l’amministratore delegato di Snam, spiega che il deal rafforza “la presenza nelle aree degli Emirati Arabi Uniti e del Golfo, entrambe strategiche per il loro ruolo cruciale nella transizione energetica”.

Saipem invece, sempre oggi, si aggiudica un nuovo contratto da parte di Qatargas del valore di oltre 1 miliardo di dollari per il North Field Production Sustainability Pipelines Project, che si trova al largo della costa nord-orientale della penisola del Qatar. La commessa prevede le opere di ingegneria, l’approvvigionamento, la costruzione e l’installazione di condotte di esportazione offshore e relative opere di collegamento a terra e fa parte dello sviluppo del plateau produttivo di North Field. Stefano Porcari, Chief Operating Officer della Divisione E&C Offshore di Saipem commenta il contratto con un cliente chiave come Qatargas sostenendo che rafforza “una relazione consolidata e rappresenta un’ulteriore prova di fiducia nella capacità di Saipem di realizzare progetti complessi nonché una conferma del successo della nostra strategia di posizionamento in Qatar”.

Al di là dell’aspetto business, l’incrocio di affari italiani nel Golfo prende valore geo-economico, con l’Italia che si materializza come cerniera tra due realtà complesse in lento ri-approccio. Doha e Abu Dhabi sono parti in causa della riconciliazione spinta da Washington e mossa dai sauditi per chiudere oltre tre anni di diatriba – quella in cui il Qatar era stato messo da Arabia Saudita e Emirati Arabi, e poi da altri paesi, in stato di isolamento diplomatico per i collegamenti con l’Iran (con cui condivide i reservoir gasiferi) e per la visione ispirata all’Islam politico.

L’Italia ha sempre mantenuto aperti canali di interlocuzione su entrambi i fronti, che sono attualmente in una fase di interlocuzione. Mentre altri Paesi hanno riaperto anche formalmente le relazioni con i qatarini, Abu Dhabi resta con il freno a mano tirato, sebbene, come ha spiegato su queste colonne Leonardo Bellodi, è molto difficile che dinamiche di distensione non si mettano in moto anche da parte degli Emirati.

La geoeconomia italiana diventa un fattore di stabilizzazione, come dimostra anche la presenza di Claudio Descalzi, ad di Eni, ieri a Tripoli, dove il top manager italiano è arrivato parallelamente a un’importante missione diplomatica italiana per confermare che la società di San Donato Milanese sarà parte (per quanto riguarda il suo know how) del processo di rappacificazione mosso dall’Onu e portato avanti dalla nuova autorità esecutiva libica.

Snam e Saipem nel Golfo, Eni in Libia. L’Italia muove la geoeconomia

Le aziende strategiche italiane si muovono in ambiti di altissimo valore geopolitico, e attraverso i deal economici con attori importanti di quei quadranti svolgono anche una funzione di stabilizzazione, proiettando la politica estera di Roma

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