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Taipei destina nuovi fondi al potenziamento del proprio apparato di difesa. All’interno del pacchetto da 550 miliardi di dollari taiwanesi (pari a quasi tre miliardi e mezzo di dollari statunitensi) adottato nelle scorse settimane, più di un terzo dei fondi sono stati destinati al rafforzamento delle proprie capacità di difesa (della “resilienza nazionale”, per citare testualmente le parole impiegate), secondo quanto annunciato dallo stesso esecutivo taiwanese.

Queste risorse contribuiranno ad “aumentare la nostra prontezza al combattimento”, ha affermato il ministro della Difesa Wellington Koo durante una conferenza stampa a Taipei. Koo ha aggiunto che tutti gli appalti finanziati dal bilancio speciale saranno effettuati sul territorio nazionale per sostenere l’economia di Taiwan. Tra gli impieghi previsti per questi fondi rientra l’acquisizione di nuovi vascelli di pattugliamento e di sistemi unmanned, e l’aggiornamento e la manutenzione delle infrastrutture con rilevanza per la sicurezza nazionale, nonché il sostegno finanziario alle industrie della difesa colpite dalle sanzioni Usa.

Particolare attenzione è stata riservata alle comunicazioni. Nel dettaglio, il ministero ha richiesto 67,3 miliardi di dollari taiwanesi per potenziare tra le altre cose le piattaforme cloud, il rinforzo della backbone network nazionale e la creazione di nuovi centri di comando mobili, più “resilienti” dei sistemi stazionari tradizionali che restano vulnerabili ad attacchi cinetici come i lanci di missili. Altri tre miliardi saranno destinati al rafforzamento della difesa marittima, con l’aggiornamento del sistema C4Isr della Marina e l’integrazione dei radar di Marina, Guardia costiera ed Esercito per creare un quadro operativo comune.

Il pacchetto arriva in un contesto di crescente attenzione alla preparazione difensiva: il presidente Lai Ching-te ha fatto della prontezza a un eventuale conflitto con la Cina uno dei cardini del suo primo anno di mandato, organizzando a luglio le più ampie esercitazioni militari mai svolte sull’isola. Pechino considera Taiwan come parte integrante del proprio territorio, da riportare sotto controllo anche con la forza, qualora fosse necessario. Washington, principale sostenitore militare di Taipei, ha più volte sollecitato l’isola (così come ha fatto con i partner europei) ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. Lo stesso Lai ha annunciato che la spesa militare potrebbe raggiungere il 5% del Pil entro il 2030, mentre per il prossimo anno il governo ha proposto un bilancio della difesa di 949,5 miliardi di dollari taiwanesi, con un incremento del 23% rispetto al 2024.

Il pacchetto governativo prevede inoltre 236 miliardi destinati a sovvenzioni in contanti per la popolazione, finanziati tramite avanzi di bilancio e nuove emissioni di debito. Prima dell’entrata in vigore, i piani dovranno essere esaminati dal Parlamento, dove l’opposizione detiene una risicata maggioranza e potrebbe complicarne l’approvazione.

 

Taiwan stanzia altri fondi per la difesa (per la gioia di Trump). Ecco perché

La spesa militare taiwanese continua a crescere, mirando a raggiungere entro il 2030 il 5% del Pil. Il nuovo pacchetto punta su backbone network, centri di comando mobili e sorveglianza costiera, rafforzando la capacità di risposta dell’isola alle pressioni di Pechino

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