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La dichiarazione con cui la Lega Araba ha criticato in modo netto Hamas è una novità politica di grande rilievo. Per la prima volta, l’organizzazione che riunisce 22 Paesi del mondo arabo non solo prende le distanze dal movimento che governa Gaza, ma arriva a chiedere che deponga le armi e restituisca il controllo del territorio all’Autorità Nazionale Palestinese. È un fatto storico: fino a ieri, la maggioranza delle capitali arabe si limitava a tacere o, nella migliore delle ipotesi, a invocare vaghi cessate il fuoco. Oggi, invece, prende posizione chiara, segnando un punto di svolta nella crisi mediorientale.

Questo gesto ha due significati: il primo è il riconoscimento implicito che Hamas, con l’attacco del 7 ottobre e la gestione successiva della guerra, ha fallito. Ha portato Gaza alla rovina, isolato i palestinesi e alimentato la spirale di violenza che continua a insanguinare la regione. Il secondo è la volontà del mondo arabo di non lasciare più la gestione della questione palestinese ai soli slogan. L’Egitto, la Giordania, l’Arabia Saudita e gli Emirati dicono chiaramente che serve una nuova leadership, più vicina all’Autorità Palestinese e meno dipendente dall’Iran.

Eppure, mentre il mondo arabo finalmente rompe un tabù, Europa e Regno Unito imboccano una strada che rischia di complicare il quadro. Londra e Parigi hanno annunciato l’intenzione di riconoscere lo Stato Palestinese già a settembre, portando la questione al centro dell’Assemblea Generale dell’Onu. Un’iniziativa che, prima ancora di essere discussa nel merito, è sbagliata nei tempi.

Perché oggi la realtà sul terreno è drammatica: l’Anp è debole e sotto scacco in Cisgiordania, Hamas domina ancora sulle macerie di Gaza e nessuna forza palestinese ha l’autorità necessaria per guidare un vero Stato. In questo contesto, riconoscere formalmente la Palestina rischia di avere un solo effetto: congelare un equilibrio disfunzionale, con Hamas ancora in posizione di forza e l’Anp incapace di governare.

L’idea di due Stati è giusta, nessuno lo mette in dubbio. Ma uno Stato non si proclama a tavolino: serve che esista un’autorità legittimata, capace di governare territori, istituzioni, forze di sicurezza. Oggi questo non c’è. L’Europa, ancora una volta, sembra inseguire il proprio bisogno di dare “un segnale politico” piuttosto che costruire soluzioni reali.

La vera notizia – e su questo la politica europea farebbe bene a riflettere – è che il mondo arabo è pronto a un salto politico. Condannare Hamas significa mettere in discussione vent’anni di ambiguità e ammettere che senza una guida palestinese diversa non c’è pace possibile. È una posizione che va incoraggiata, sostenuta con diplomazia e con investimenti nella ricostruzione istituzionale.

Prima viene la legittimità interna, poi lo Stato internazionale. Se l’Europa si affrettasse a invertire questo ordine, rischierebbe di fare un favore proprio a chi vuole mantenere lo status quo: Hamas e i suoi sponsor. La dichiarazione della Lega Araba indica la strada per uscire dal conflitto, le mosse di Francia e Gran Bretagna rischiano di bloccarla.

L'Occidente ascolti la condanna di Hamas della Lega Araba. Scrive Arditti

Prima viene la legittimità interna, poi lo Stato internazionale. Se l’Europa si affrettasse a invertire questo ordine, rischierebbe di fare un favore proprio a chi vuole mantenere lo status quo: Hamas e i suoi sponsor. La dichiarazione della Lega Araba indica la strada per uscire dal conflitto, le mosse di Francia e Gran Bretagna rischiano di bloccarla

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