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C’è della gran confusione intorno al Canale di Panama. E, forse, non potrebbe essere altrimenti visto che si tratta di una delle infrastrutture più strategiche al mondo. Era il febbraio scorso quando si è aperta la partita per il controllo del Canale, i cui porti più strategici sono di proprietà del gruppo cinese Ck Hutchinson. Molto più di una semplice vendita di 43 scali portuali sparsi per il globo, di cui tra questi due terminal strategici agli estremi del Canale, per 23 miliardi a un conglomerato di aziende (c’è dentro anche la svizzera ma anche italianissima Aponte) capitanato da BlackRock. Più simile, invece, a una questione dal gusto nemmeno troppo vago della geoeconomia. Sì, perché le forze in campo sono tante, almeno tre e tutte con pesi diversi: da una parte la Cina e il suo colosso delle infrastrutture, dall’altra il più grande gestore di risparmio al mondo, che risponde al nome di Stati Uniti e, in mezzo, il governo panamense.

Non appena trapelata, sei mesi fa, la notizia dell’accordo preliminare tra Ck Hutchinson e BlackRock, a Pechino è scattato l’allarme rosso. Prima una campagna stampa a mezzo organi del partito contro il gruppo cinese, poi l’entrata a gamba tesa dell’Antitrust cinese, sguinzagliata ad arte dal governo. Ma anche terzi incomodi, come per esempio la francese Cma Cgm, che in molti volevano della partita per il controllo dei due scali, fino a un altro colosso cinese, quella Cosco già proprietaria del Pireo, il porto di Atene. Pare che, infatti, per stemperare la tensione e sbloccare l’impasse, Ck avesse invitato a prendere parte alla cordata anche un investitore cinese, Cosco per l’appunto, per garantire un presidio del Dragone nel nuovo azionariato e tranquillizzare Pechino. Intorno a questa tavola gremita di commensali, pressioni da ogni parte: dalla Cina, dagli Stati Uniti. E ora anche da Panama, il terzo giocatore in campo. 

Sì, perché stando ad alcune indiscrezioni raccolte da Bloomberg, l’autorità panamense che vigila sul Canale avrebbe chiesto alla Corte Suprema locale di annullare l’estensione del contratto del 2021 con Panama Ports, a sua volta controllata da Ck Hutchison. Nel dettaglio, il controllore di Panama insiste sul fatto che appartengono alla nazione e per questo non vuole che si avviino negoziati esteri che mettano in discussione la strategicità dell’infrastruttura. In altre parole, niente giochi di potere alle spalle della nazione panamense. L’agenzia di stampa americana riporta poi in auge l’esistenza di Cosco in veste di convitato di pietra e di garanzia per la stessa Cina, al fine di concedere il via libera all’operazione. “La Cina gestisce il Canale di Panama, ma noi non l’abbiamo dato alla Cina, l’abbiamo dato a Panama e ce lo riprendiamo”, aveva detto poche settimane fa Donald Trump. Alla prossima puntata.

Cina, Stati Uniti e ora anche Panama. Nella battaglia del Canale entrano in gioco anche i giudici

Si complica la partita per la cessione degli scali alle estremità del Canale alla cordata guidata da BlackRock. Le autorità panamensi non tollerano uno scontro tra Usa e Cina sulla pelle dell’economia locale e chiedono l’intervento della Corte Suprema. Mentre Pechino insiste nell’infilare il gigante della navigazione Cosco nel futuro riassetto

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