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Il 2021 è l’anno, il primo del Regno Unito fuori dall’Unione europea, in cui Londra e Roma possono rilanciare il loro legame, che spesso si è rivelato fondamentale nel dialogo a Bruxelles per fronteggiare l’asse Berlino-Parigi. Infatti, il Regno Unito ospiterà il G7, l’Italia il G20. E i due Paesi sono partner nell’organizzazione della Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

IL POST CORONAVIRUS

Come fa sapere Downing Street, il primo ministro britannico Boris Johnson sfrutterà il vertice del G7 (il primo organizzato in presenza da quasi due anni a questa parte) per esortare i leader internazionali, tra cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (i due si sono sentiti telefonicamente nei giorni scorsi), a cogliere l’opportunità per ricostruire un mondo migliore dopo il coronavirus, unendosi per un futuro più giusto, verde e prospero.

LE SFIDE COMUNI

Il vertice che si terrà in Cornovaglia dall’11 al 13 giugno sarà dedicato alle sfide che accomunano le democrazie: sconfiggere il coronavirus, far fronte ai cambiamenti climatici e garantire che tutto il mondo possa trarre vantaggio dal libero commercio, le innovazioni tecnologiche e le scoperte scientifiche. Il G7, composto da Regno Unito, Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Stati Uniti e Unione Europea, è l’unico foro in cui le società più influenti e aperte e le economie più avanzate al mondo si riuniscono per un confronto serrato, spiega Downing Street. “Il coronavirus è senza dubbio la forza più distruttiva che abbiamo visto da generazioni e la prova più ardua che l’ordine mondiale moderno abbia mai affrontato”, ha spiegato il primo ministro britannico. “È più che giusto raccogliere questa sfida con spirito d’apertura e unità per ricostruire un mondo ed un futuro ancora migliori”.

UN G7 ALLARGATO

Inoltre, sarà un G7 allargato, come raccontavamo su Formiche.net alcune settimane fa sottolineando gli sforzi “internazionalisti” del Regno Unito post Brexit. Il premier Johnson ha scelto di puntare sul G7 per rafforzare la cooperazione tra i Paesi democratici e tecnologicamente avanzati del mondo. A tal fine, i leader di Australia, India e Corea del Sud sono stati invitati a partecipare in qualità di Paesi ospiti, per portare al tavolo ulteriori competenze ed esperienze. I dieci leader insieme rappresentano oltre il 60% delle popolazioni che vivono nelle democrazie di tutto il mondo. “Il G7, il più importante consesso di Paesi democratici al mondo, funge storicamente da catalizzatore per un’azione internazionale risoluta nell’affrontare le più grandi sfide dei nostri tempi”, ha dichiarato il primo ministro Johnson. “Dalla cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo alla condanna universale dell’annessione della Crimea da parte della Russia, il mondo guarda al G7 per applicare valori condivisi e potere diplomatico per la creazione di un pianeta più aperto e prospero”.

L’ASSE LONDRA-WASHINGTON

“Lavorare con altri per sviluppare il G7 è un inizio importante”, ha scritto alcune settimane fa in un editoriale sul Times Tom Tugendhat, influente deputato conservatore e presidente della commissione Esteri della Camera dei Comuni. “Corea del Sud, India e Australia si aggiungeranno al gruppo, ma dobbiamo guardare oltre. Insieme, potremmo rafforzare la cooperazione, liberalizzare ulteriormente e approfondire i legami commerciali e avviare strategicamente controversie contro la Cina quando viola la legge dell’Organizzazione mondiale del commercio. Insieme, dobbiamo disegnare un nuovo corso per lavorare con la Cina quando segue le regole ed essere chiari dove riteniamo che non lo faccia”. Parole a cui fanno eco quelle pronunciate un mese fa dal presidente eletto statunitense Joe Biden al New York Times: “La migliore strategia sulla Cina, penso, sia quella che mette assieme tutti i nostri alleati — o almeno quelli che lo erano — sulla stessa lunghezza d’onda”, ha spiegato sottolineando l’importanza dei partner in Europa e in Asia per “sviluppare una strategica coerente”. Sarà “una delle priorità per me nelle prime settimane della mia presidenza, cerca di riportarci sulla stessa lunghezza d’onda con i nostri alleati”, aveva aggiunto. Appuntamento, dunque, in Cornovaglia a giugno?

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