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Domani, 15 agosto, Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno in Alaska. Un vertice che accende già oggi le reazioni di mezzo mondo. In Europa, soprattutto, non mancano le critiche: c’è chi parla di resa diplomatica, chi di legittimazione indebita di un leader autoritario. Ma a queste voci indignate sfugge un punto essenziale: qual è l’alternativa? L’Europa sostiene l’Ucraina di Volodymyr Zelensky, e questo è giusto. Ma al tempo stesso non usa — se non in misura minima — la propria forza militare contro la Russia. Quindi, come pensano Macron e gli altri di risolvere la questione? A furia di comunicati stampa?

Identificare la Russia solo con Putin e, di conseguenza, con un nemico da isolare, è una semplificazione pericolosa. Se questo approccio diventasse linea d’azione, l’esito sarebbe certo: spingere Mosca tra le braccia di Pechino, consegnando a Xi Jinping un alleato strategico di peso enorme.

Attenzione: non si tratta di minimizzare le responsabilità della leadership russa, né di rimuovere le violazioni del diritto internazionale e i comportamenti autoritari. Ma la politica internazionale non è un concorso di buoni sentimenti. È un esercizio di realismo: riconoscere interessi e vincoli, individuare spazi di collaborazione anche con regimi che non rispondono ai nostri criteri democratici.

Se dovessimo applicare un criterio di purezza politica, dovremmo interrompere rapporti con buona parte dei Paesi da cui acquistiamo energia o con cui intratteniamo relazioni commerciali. L’Algeria, per esempio, è oggi uno dei principali fornitori di gas per l’Italia, eppure nessuno la considera un modello di democrazia liberale. Lo stesso vale per molte nazioni del Golfo o per partner africani. Perché, allora, alla Russia dovrebbe essere riservato un trattamento radicalmente diverso?

Mosca ha un peso determinante in almeno quattro dossier globali. Primo: il mercato del gas e del petrolio, di cui è uno dei grandi player mondiali, capace di condizionare prezzi e flussi. Secondo: le rotte artiche, che nei prossimi decenni diventeranno centrali per il commercio internazionale e per il controllo delle risorse. Terzo: la corsa allo spazio, settore in cui la Russia vanta un know-how e infrastrutture che pochi altri possiedono. Quarto: la sicurezza eurasiatica, inevitabilmente legata agli equilibri con l’Europa e con l’Asia.

Rinunciare a un rapporto strategico con la Russia significa abdicare a una parte della nostra capacità di influenza. Significa lasciare che la Cina consolidi un’alleanza che le darebbe un vantaggio competitivo, energetico e militare straordinario. E significa, soprattutto, ignorare che Mosca — con la sua storia, le sue risorse, la sua collocazione geografica — resterà sempre un attore decisivo, indipendentemente da chi ne occupa il Cremlino.

Questo non implica normalizzare ciò che non può essere normalizzato: violazioni dei diritti umani, aggressioni militari, repressione del dissenso. Ma implica distinguere tra la necessaria fermezza sui principi e la necessaria lucidità negli interessi.

Ed è qui che il vertice di domani va letto con realismo. Se l’Europa vuole davvero incidere, deve smettere di credere che bastino frasi indignate e richiami ai valori. Servono mosse strategiche, serve un’agenda autonoma capace di proteggere l’Ucraina e, allo stesso tempo, di impedire che Mosca diventi la provincia energetica e militare di Pechino. L’idea di lasciare tutto nelle mani di Washington — sia essa guidata da Trump o da chi verrà dopo — è un errore già visto.

Chi oggi critica i colloqui tra Trump e Putin, senza offrire una via alternativa, non fa politica estera: fa moralismo da salotto. E con il moralismo, la partita mondiale si perde sempre.

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Identificare la Russia solo con Putin e, di conseguenza, con un nemico da isolare, è una semplificazione pericolosa. Se questo approccio diventasse linea d’azione, l’esito sarebbe certo: spingere Mosca tra le braccia di Pechino, consegnando a Xi Jinping un alleato strategico di peso enorme. Non si tratta di minimizzare le responsabilità della leadership russa, ma la politica internazionale è un esercizio di realismo

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