Skip to main content

Secondo una ricerca condotta su dati 2024 da Luminate in collaborazione con TikTok, l’84% delle canzoni che entrano nella Billboard Global 200 diventano prima virali nella piattaforma cinese. Inoltre, chi ascolta musica su TikTok ha il 68% di probabilità in più, rispetto al resto della popolazione americana, di acquistare un abbonamento a una piattaforma di streaming, così come, dal lato dell’offerta, gli artisti a più alto ingaggio su TikTok vedono i loro volumi di ascolto crescere dell’11% rispetto al 3% registrato dagli artisti a più basso ingaggio. Billboard, per inciso, stila le sue classifiche basandosi proprio su dati Luminate.

Nell’esperimento forse più riuscito di sfida, da parte di una potenza rivale, all’egemonia globale americana sul piano del soft power, TikTok sembra così aver acquisito in pochi anni il controllo di uno dei più importanti centri di produzione culturale del pianeta, vale a dire quell’universo musicale capace di trasmettere emozioni e sentimenti, di custodire ricordi capaci di sopravvivere più degli altri all’inesorabile declino mnemonico dell’essere umano – e quindi diperpetuarsi malgrado il succedersi delle generazioni – ma anche di veicolare e amplificare l’eco di parole d’ordine e messaggi socio-politici destinati a un riverbero ridotto se contenuti unicamente in un testo scritto.

L’insistenza, da parte di TikTok, nell’evidenziare il condizionamento esercitato dall’attività generata dai propri utenti sui comportamenti registrati all’interno delle piattaforme di streaming, ossia il canale distributivo digitale dei contenuti originati o valorizzati sul social network di ByteDance, testimonia della volontà di ridimensionare il ruolo strategico di queste all’interno della filiera.

Se TikTok, infatti, mira a presidiare nel modo che si è visto la fonte da cui originano i contenuti musicali, la loro distribuzione, viceversa, è saldamente in mano ad attori riferibili al mondo occidentale quali Apple (quota di mercato 12,6%. Fonte: Statista), Amazon (11,1%), YouTube (9,7%), nonché la leader di mercato Spotify (31,7%), ossia la realtà fondata dallo svedese Daniel Ek la cui decisione di sostenere con risorse finanziarie proprie un’azienda tedesca produttrice di droni militari non ha mancato di generare controversie e ha indotto molti artisti a recidere ogni legame con la sua piattaforma.

Analoga pressione viene esercitata sull’altro nodo strategico a monte della filiera, ossia sulle etichette discografiche, le quali, diversamente da un passato in cui condizionavano l’esistere o il non esistere di un brano o di un artista, sono ora costrette sia a promuovere la viralità su TikTok degli artisti in portafogliosia, spesso, a vedersi completamente disintermediate da artisti già all’origine virali sulla piattaforma cinese e quindi formalmente indipendenti ma di fatto legati alle decisioni del suo algoritmo.

Anche su questo versante, il segmento è presidiato da realtà riconducibili all’universo occidentale e detentrici di circa l’85% (fonte: Billboard) di un mercato suddiviso tra Universal Music Group – leader col 39% e con il Gruppo Bolloré/Vivendi in maggioranza relativa con circa il 28% dell’azionariato –, Sony Music – parte del gruppo giapponese Sony Group Corporation, con una quota del 27% – e Warner Music Group – 19% di quota e controllo in mano alla Access Industries dell’imprenditore di origine ucraina Len Blavatnik. Il messaggio che arriva da Pechino, peraltro già presente con Tencent nel capitale di Universal, è però anche qui molto chiaro: al tavolo dove si scrivono le regole ora ci siamo anche – o forse soprattutto – noi.

Oltre che ascolto individuale, la musica è anche spettacolo dal vivo, laddove emerge la sua dimensione comunitaria e il rito si fa collettivo. È lì, inoltre, che la produzione musicale in senso stretto si affianca a quella visiva e immersiva dello show. La leadership a livello sia statunitense che globale in questo campo spetta, incontrastata, alla Live Nation controllata dalla conglomerata Liberty Media. In particolare, la presa sul mercato viene assicurata soprattutto attraverso il controllo della piattaforma di bigliettazione Ticketmaster, la quale, pur contribuendo ai ricavi per poco meno del 13%, genera più del 50% degli utili netti di gruppo stante il risultato sostanzialmente a pareggio della gestione degli eventi in senso stretto (fonte: Dipartimento di Giustizia USA).

La Cina finora è quasi assente da questo pianeta della galassia musicale; tuttavia, a realtà come TikTok non mancano certo il know-how, la dotazione finanziaria o il sostegno delle autorità centrali del proprio Paese per sbarcarvi in un futuro anche non così lontano. Sarà per questo, forse, che l’Amministrazione Trump sta intervenendo, attraverso un atteggiamento non punitivo sul versante antitrust, a supporto del campione nazionale Live Nation, nonostante questo promuova artisti popolarissimi ma apertamente ostili al Presidente in carica come Taylor Swift. L’obiettivo è sottrarsi, per usare le parole della cantante originaria della Pennsylvania, al destino di Ofelia.

Proprio alla luce di quanto descritto va interpretato il tentativo di accordo in corso in queste settimane tra le autorità di Washington e quelle di Pechino sul destino della controllata americana di TikTok. Secondo le ricostruzioni, ByteDance manterrebbe la proprietà della stessa ad eccezione della porzione relativa a protezione dei dati, sicurezza dell’algoritmo e moderazione dei contenuti che verrebbe ceduta a un consorzio paritario sul piano delle quote tra gli attuali azionisti cinesi e i nuovi (Oracle, Silver Lake Partners, MGX) ma a maggioranza americana sul piano del governo di un costituendo consiglio di amministrazione a sette componenti.

TikTok non è solo musica chiaramente, né questa esaurisce l’ambito del soft power in generale, tuttavia il fatto che sia così intimamente legata ai sogni, alle emozioni e al vissuto più profondo di miliardi di persone in tutto il mondo fa pensare che siano in corso, peraltro in quasi perfetta continuità tra le Amministrazioni americane, prove tecniche di G3 o, se perdura la difficoltà della Russia di scaldare i cuori degli abitanti del pianeta come invece le riusciva ai tempi del comunismo, di G2.

TikTok, G2 e la conquista della musica globale

Dalla viralità alla filiera industriale, TikTok sta ridefinendo il potere nel mercato musicale globale, sfidando l’egemonia culturale occidentale. La partita sul soft power passa da algoritmi, streaming e live show, con Washington e Pechino sempre più coinvolte

L'Italia c'è, gli altri forse. Trump strappa un mezzo sì alle big oil

Dall’atteso incontro alla Casa Bianca con i manager delle grandi compagnie petrolifere mondiali, che il presidente americano vorrebbe ingaggiare per rilanciare i pozzi venezuelani, esce un impegno di massima ma ancora condizionato dalla richiesta di garanzie sugli investimenti. Eni, comunque, è pronta a fare la sua parte

Morire per la rivoluzione. Ciccotti racconta La madre di Pudovkin

Compie cento anni Mat’, La madre, di Vsevolod Pudovkin, uno dei capolavori del cinema del realismo socialista sovietico degli anni Venti. Tratto dal noto omonimo romanzo di Maxim Gorky, è dedicato alla causa marxista, con due notevoli attori del tempo: Vera Baranovskaja  e Nikolaj Balatov

Così la propaganda di Hamas ha fatto breccia a sinistra. L'analisi di Bertolotti

L’inchiesta su Hannoun riaccende i riflettori sui canali di finanziamento di Hamas che operano attraverso associazioni formalmente lecite e campagne di donazione pubbliche. Claudio Bertolotti analizza il doppio pilastro finanziario e organizzativo del sistema, tra bonifici tracciati, contante e reti transnazionali, evidenziando il ruolo della propaganda e della guerra cognitiva sostenuta dall’Iran. Preoccupano la saldatura tra movimenti pro Pal e frange estremiste della sinistra europea e le ricadute sulla sicurezza interna, con episodi di violenza che vanno oltre il dissenso politico 

Vi racconto la diplomazia parlamentare tra Italia e Taiwan. Parla Loperfido

Il deputato di FdI è impegnato a Taipei assieme a una delegazione dell’associazione di amicizia fra i due Paesi. Obiettivo, consolidare i rapporti politici, industriali ed economici alla luce delle potenzialità taiwanesi per la produzione di semiconduttori e di quelle italiane su macchinari e difesa

Operazione petrolio per Trump. Il faccia a faccia con le big oil sul Venezuela

Il presidente americano incontra alla Casa Bianca i vertici delle major petrolifere americane e non solo, nel tentativo di convincere i manager a investire fino a 100 miliardi per rilanciare l’industria del greggio nel Paese sudamericano. Presente anche l’Italia con Eni. Obiettivo, farcela laddove la Cina ha fallito

Come una legge in California potrebbe spostare le Big Tech in Texas e Florida

Lo Stato democratico della West Coast, centro tecnologico dell’America, starebbe pensando a una patrimoniale per far pagare il 5% a chi possiede oltre 1 miliardo di dollari. Se la misura dovesse passare, i grandi del settore tech dovrebbero pagare somme ingenti. Il che li spinge verso posti dove sono più tutelati. L’esodo d’altronde è già in corso

F-35, l’Italia al centro. Trapani-Birgi diventa il primo hub europeo dell’addestramento

La scelta di ospitare a Trapani-Birgi il primo centro internazionale di addestramento per piloti F-35 fuori dagli Stati Uniti rafforza il ruolo dell’Italia nel programma e nella Nato. Il polo, sviluppato con Lockheed Martin e Leonardo, unisce valore industriale e strategico: riduce i costi di formazione per le aeronautiche europee, consolida una filiera già presente sul territorio e accresce l’autonomia europea in un settore chiave. Un asset che guarda anche al futuro della sesta generazione

In Iran il disordine diventa metodo. E la piazza corre più veloce del regime

Negli ultimi giorni le proteste in Iran hanno assunto una forma diversa rispetto al passato. Il nuovo aspetto organizzativo evita la concentrazione, e preferisce la frammentazione per quartieri. È una scelta tattica che riflette la consapevolezza, maturata nel tempo, che esporsi unitariamente equivale a offrire un unico bersaglio, mentre distribuirsi significa costringere il potere a inseguire

Il pisolino di Lotito, il fuoco di Zaia, le facce di Meloni. Queste le avete viste?

Un pisolino al Senato anche nel 2026 per Claudio Lotito, mentre Luca Zaia accende il fuoco tradizionale al rito del Panevin. E poi Giorgia Meloni alla conferenza stampa di inizio anno, pizzicata da Pizzi. Ecco le foto politiche degli ultimi giorni

×

Iscriviti alla newsletter