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Quello che avevamo ampiamente previsto si è realizzato: la scuola italiana è ritornata a distanza. I docenti a scuola, in aule vuote, gli studenti a casa.

Quello che è peggio, è il fatto che ci troviamo in una situazione peggiore rispetto alla scorsa primavera, a motivo del rapido susseguirsi  dei vari DPCM, delle varie Ordinanze regionali, delle varie sentenze del Tar: il caos è ormai divenuto l’imperador che quivi impera e quivi regge, direbbe Dante.

La tentazione di arrendersi e dire “Basta” è forte. Ripetere da anni le stesse ragioni, ribadirle con numeri e dati, praticamente ogni giorno negli ultimi mesi senza trovare ascolto da nessuna parte, è avvilente. La sensazione di essere flatus vocis è disarmante.

La volontà però è forte, soprattutto davanti al duplice rischio che ormai si può intravedere:

il primo è contrapporre due diritti fondamentali della persona, ossia quello alla salute e quello all’istruzione, diritti che vanno garantiti entrambi senza alcuna forma di contrapposizione;

il secondo è quello di pensare di abbassare la curva dei contagi alzando quello dell’ignoranza. Sì, perché dell’ignoranza delle future generazioni dobbiamo parlare. Un’ignoranza colpevole per noi adulti, non certo imputabile a loro. Si è innescato infatti un circolo vizioso che parte dal Covid e arriva all’ignoranza. Altro che Legge Coppino. Anno 1877.

Si ha infatti la chiara percezione che si vogliano contrapporre due luoghi simbolo di ogni società, in ogni tempo: l’ospedale e la scuola. Due luoghi sacri. Sì, sacri, come le chiese, perché entrambi hanno a che fare con la vita delle persone, con il loro corpo e la loro mente.  Essi non vanno contrapposti. Vanno solo tutelati.

Guardiamo alla scuola, sempre partendo dai numeri:

  • Dispersione scolastica: la chiusura delle scuole e l’attivazione della DAD non porta ad altro se non all’aumento del numero dei ragazzi che non studiano e non lavorano, i famosi Neet;
  • Analfabetismo crescente: quei 1.600 mila allievi non raggiunti dalla DAD nella fase 2 Covid (marzo – settembre 2020) sono destinati a triplicarsi, aumentando di conseguenza il degrado e il rischio reale di trovare nella mafia e nella camorra una alternativa unica alla miseria;
  • Disabili isolati: la chiusura delle scuole implica l’isolamento dei 285 mila studenti disabili che non potranno apprendere con un costo sociale senza precedenti;
  • Femminicidio: la chiusura delle scuole obbliga le donne a rimanere a casa, a non poter tornare al lavoro; nelle aree più svantaggiate, il tasso di femminicidio è aumentato del 15% in questi mesi di lockdown;
  • Deprivazione culturale: le scuole chiudono solo in Italia, non nel resto dell’Europa. Risultato? In futuro l’Italia, culturalmente povera, si accoderà alle decisioni prese dall’Europa. Infatti i coetanei europei dei nostri giovani stanno andando a scuola, stanno costruendo il futuro delle loro nazioni;
  • Patologie psichiatriche/vuoti di relazione: la chiusura delle scuole conduce all’isolamento, alla privazione delle relazioni personali;
  • Economia famigliare in tilt: chi si occupa dei figli che sono a casa a seguito della emanazione dei vari DPCM che danno alle famiglie un giorno per organizzarsi? La scuola in Puglia chiude per tutti i livelli, per il Dpcm la dad dovrebbe essere solo per il liceo. Mentre si susseguono controversie fra Regione e Stato e vari pronunciamenti del Tar, da 10 giorni le famiglie pugliesi sono nel caos. Povertà aggiunta a povertà.

Bisogna interrompere questo circolo vizioso: non si può credere che sia sufficiente chiudere le scuole, aspettare che la curva dei contagi decresca per poi riaprirle come se nulla fosse successo. La chiusura delle scuole a marzo era inevitabile, a ottobre no! Da marzo a ottobre si dovevano trovare delle soluzioni e le soluzioni erano state proposte.

  1. A marzo avevamo detto: se chiude la scuola paritaria, non riparte la scuola statale. Sono entrambe utili per rimettere 8 Mln di studenti in classe. Cosa si è fatto?
  2. Attenzione: la scuola statale – che costa in tasse 8.500 per allievo – non riparte, manca la leva dell’autonomia e questi soldi sono spesi male. Infatti nella fase 2 riparte la scuola paritaria (che costa molto meno) e non la scuola statale. Cosa si è fatto?
  3. Abbiamo ripetuto che la soluzione non erano i patti educativi con le caserme o i tavoli con le rotelle bensì accordi fra pubblico e privato, fra scuole pubbliche statali e pubbliche paritarie, fra mezzi di trasporto pubblici e privati. Cosa si è fatto?

La risposta alle tre domande è sempre la stessa: NULLA.

Abbiamo proposto soluzioni pratiche attraverso migliaia di dirette, di articoli, di studi; oggi, nella fase 3, vediamo che tutto ciò che avevamo previsto si è realizzato: in Italia la scuola chiude a macchia di leopardo.

Muoviamoci oggi, in questi giorni di chiusura della scuola, per creare le premesse, mentre in Parlamento sta per approdare la legge di Bilancio e tutte le forze politiche saranno impegnate a produrre centinaia di emendamenti e proposte legislative al capitolo scuola.

Cambiamo la risposta alle tre domande di prima: altrimenti, come non è ripartita la scuola del 2020, non ripartirà quella del 2021. E la scuola tornerà ad essere un privilegio, per chi è ricco, per chi abita in certe regioni e non in altre. Corsi e ricorsi storici. Il Collegio prestigioso di città e la scuoletta di paese. La società divisa in due, il Paese al collasso.

Possiamo ancora arrestare tutto questo. Come?  E’ la realtà stessa a suggerirci le soluzioni.

Ho tentato in una intervista rilasciata per il portale della diocesi di Milano la proposta che, grazie all’efficacia della giornalista Cecchetti abbiamo reso chiara. Scuola, si rischia di non ripartire nemmeno a settembre di Stefania Cecchetti (link)

Con queste slides ho cercato di sintetizzare l’impatto differente esercitato dal  Covid sul diritto all’istruzione in Eruopa e in Italia con le relative  soluzioni (link)

Di positivo rilevo che in queste ore è come molte famiglie, molti studenti, molti cittadini abbiano riscoperto il valore intrinseco della scuola e da più parti si levano voci. Il miracolo delle cose che si stanno per perdere. Allo scopo condivido il comunicato congiunto delle scuole Pugliesi (link) con il quale domandano al presidente Emiliano le medesime richieste avanzate in campagna elettorale. Ora il dado è tratto, tutta la scuola è chiusa… Sarà la volta buona?

Per approfondimenti

Interventi 

Interviste

Creare nel 2020 le premesse per far ripartire la Scuola 2021

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