Skip to main content

Il tira e molla tra Stato e Regioni per rimandarsi il cerino della responsabilità delle indecisioni impopolari non è dovuto solo a meschini calcoli di convenienza politica. Questo indecoroso spettacolo è reso possibile dalla ignoranza istituzionale che impera in molti ambienti e, in particolare, tra gli operatori dei nostri media.
L’Italia non è uno Stato Federale, malgrado l’utilizzo indecoroso fatto, negli ultimi decenni, di questo termine dalla politica e dai massa media. L’Italia è uno Stato Regionale. La differenza non è terminologica. La differenza è sostanziale.

Nella architettura federale, le entità federate (che sono i veri Stati) hanno il monopolio del diritto privato e dell’utilizzo della costrizione. In Italia è solo lo Stato ad avere il monopolio delle regole proprie del diritto privato e dell’utilizzo della forza. Il che significa, a livello operativo, che il potere coercitivo di imporre limitazioni alle libertà è dello Stato (che al livello territoriale opera tramite l’ufficio deconcentrato del Prefetto). Tale potere può essere esercitato in forma delegata (cioè sotto la supervisione dello Stato e dei suoi prefetti) dai sindaci, intesi nella loro funzione di “ufficiali di governo”.

Per rimanere con i piedi per terra: quando, a mo’ di esempio, i tecnici di una Asl rilevano delle gravi carenze igieniche in un esercizio commerciale, inoltrano una relazione al Sindaco il quale emana poi l‘ordinanza di chiusura dell’esercizio. La funzione di responsabile dell’igiene è in capo ai sindaci, nella loro qualità di ufficiali di governo.
Secondo la Legge 833 del 1978 (la base del nostro sistema sanitario nazionale) le Usl sono governate dal sindaco (nel caso di una Usl il cui territorio si esaurisca nell’ambito di un comune) o dal collegio dei Sindaci ricompresi nel territorio della Usl (unità sanitaria locale), nel caso in cui la Usl si estenda su più comuni.

La confusione è iniziata quando nel 1992 (con la legge 502)l’allora ministro della sanità De Lorenzo volle dare un’impronta efficientistica alle Usl (che si erano dimostrate poco efficienti) trasformandole in aziende. Da qui inizia la confusione istituzionale ingenerata da una riforma che dava più peso alla terminologia a valenza ideologica (il mito dell’azienda) che non alla chiarezza della architettura istituzionale. In effetti le Asl vengono ancora oggi spesso definite come Aziende Usl. Le Asl , che se sostanzialmente dipendono dalla Regione per i finanziamenti e per le nomine dei loro vertici, sono ancora oggi governate, seppur solo formalmente, dal collegio dei sindaci.

Al di là della parziale confusione ingenerata dalla legge 502/1992, i presidenti delle Regioni (che non sono governatori) non sono ufficiali di governo come lo sono i Sindaci. Dubito, inoltre, che il presidente del Consiglio dei ministri possa loro delegare, anche temporaneamente, un potere coercitivo per sua natura statale. Sopra tutto se si pensa che il nostro premier sta esercitando un potere di limitazione delle libertà costituzionali, temo in violazione della Costituzione (che prevede che tali limitazioni possano essere previste solo per legge) sulla base di un atto avente rango di legge (il decreto legge n. 19 del 2020) che, secondo me viola la Costituzione, di conferimento ad un funzionario (il presidente del Consiglio dei ministri) del potere di limitare le libertà costituzionali, laddove tali libertà possono essere limitate solo dalla legge.

Qui sinceramente è da febbraio che non riesco a capire perché si sia voluta intraprendere una via così perigliosa quando sarebbe stato possibile limitare le libertà costituzionali con un decreto legge (che entra in vigore immediatamente come il Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri) ma che ha rango di legge ed è sottoposto all’approvazione del Parlamento entro i sessanta giorni successivi alla sua pubblicazione in Gazzetta.

Il mio è solo un dubbio che esprimo umilmente, visto che la via è stata prescelta da un Presidente del Consiglio che è professore ordinario di diritto e che il decreto legge 19 del 2020 è stato avallato da un Presidente della Repubblica che è anche presidente emerito della Corte Costituzionale.

Non vorrei che la vittima di questo polverone fosse la regionalizzazione della sanità e che qualcuno se ne approfittasse per riportare la sanità sotto il controllo diretto dello Stato Centrale. L’accentramento è una buona soluzione per problemi semplici, per i quali non è difficile reperire “la soluzione”. Quando i problemi sono complessi l’accentramento è una risposta immatura che ignora la complessità del problema. Che cosa sarebbe successo se, a febbraio, tutta l’Italia avesse adottato, non la strategia del Veneto o quella della Toscana, ma la strategia della Lombardia?

È generalmente riconosciuto che il Paese le cui istituzioni stanno rispondendo meglio alla crisi determinata dal Covid-19 è la Germania. Orbene in Germania non ci sono solo 16 sistemi sanitari diversi (uno per ognuno dei 16 Lander) ma la gestione concreta della sanità è in mano a più di 200 Landeskreise (enti gestiti dai sindaci dei comuni cui compete la fornitura di servizi tecnicamente complessi) che possono adeguare la risposta alle specifiche realtà locali. L’esperienza tedesca mi fa pensare che, probabilmente, in Italia l’interlocutore più adeguato del governo, quando si tratti di limitazione delle libertà, potrebbero essere le Aziende Usl ancora formalmente governate dai Sindaci, nella loro qualità di ufficiali di governo, piuttosto che le Regioni.

Tra Stato e Regioni vince l'ignoranza. L'analisi di Balducci

L’indecoroso spettacolo è reso possibile dalla ignoranza istituzionale che impera in molti ambienti e, in particolare, tra gli operatori dei nostri media. L’analisi di Massimo Balducci

Usa 2020, manifestazioni democratiche nel paese: "Contate ogni voto". Il video

Usa 2020, manifestazioni democratiche nel paese: "Contate ogni voto" [embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=b_dYGeRfIq4[/embedyt] Roma, 5 nov. (askanews) - "Contate ogni voto": questo il grido dei manifestanti democratici che stanno scendendo in strada a Boston, New York e Washington in occasione dello spoglio dei voti per le elezioni presidenziali Usa 2020. (Testo e video Askanews)

Il Venezuela torna al voto. L’Italia (finalmente) sarà con Guaidó?

In occasione dell’evento “Italia con Venezuela insieme a Juan Guaidó”, promosso dal senatore Adolfo Urso, Formiche.net ha intervistato la deputata venezuelana in esilio in Italia Mariela Magallanes. “C’è un riconoscimento sull’errore politico di non aver sostenuto il governo ad interim di Guaidó, ma si guarda verso il futuro, per trovare un’uscita democratica”

A un passo dalla Casa Bianca. Cosa serve a Biden per vincere

“Contate ogni voto”. Joe Biden resta cauto, finché l’ultimo seggio non sarà scrutinato non ci sarà il nuovo presidente. Stati Uniti appesi al Nevada. Ma Trump ha già avviato la sua battaglia legale. Il punto di Giampiero Gramaglia

Usa 2020, Kanye West si filma mentre vota per se stesso: "Il primo voto della mia vita". Il video

Usa 2020, Kanye West si filma mentre vota per se stesso: "Il primo voto della mia vita" [embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=true4peIlpI[/embedyt] Il rapper Kanye West ha pubblicato sui suoi canali social un video in cui filma il momento della trasmissione del suo voto - che ha dato a se stesso - per le elezioni presidenziali Usa 2020: "Il primo voto della mia…

Usa2020, Biden avanti contro le accuse di brogli di Trump. Il punto

Il candidato democratico ha grosse possibilità di vincere Usa2020. Mancano ormai pochi Grandi elettori per ottenere il quorum, mentre procede lo scrutinio dei voti postali che il presidente Trump usa per annunciare ricorsi e denunciare brogli contro di lui

Biden alla Casa Bianca, America (e mondo) in cocci

Queste elezioni hanno confermato quella frattura del Paese che era iniziata a palesarsi già quattro anni fa con la vittoria a sorpresa di Donald Trump. La bussola (stelle e strisce) di Corrado Ocone

La Cina in Africa. Storia di un successo da Zou Enlai ad oggi

Come e perché i capitali cinesi in Africa sono aumentati drasticamente, rendendo la Repubblica Popolare il maggiore apportatore di investimenti diretti all’estero

Prima i prestiti, poi i titoli di Stato. La Bce avvisa Roma&co

Secondo Reuters la Banca centrale starebbe pensando di spingere i Paesi più indebitati ad accettare i fondi comunitari, minacciando di cambiare registro sui programmi di acquisto di titoli pubblici. Per l’Italia un bel problema. Ecco perché

Covid

Covid, se l'Italia piange sul latte versato. Parla Enrico Zio (PoliMi)

“In Italia tendiamo a gestire i rischi solo dopo che sono diventati catastrofi”, ammonisce Enrico Zio, esperto di analisi e gestione dei rischi e chairman di Expotech Esrel. Troppo facile “puntare il dito col senno di poi”. “Sta alla classe politica avere voglia e capacità di sedersi attorno a un tavolo e confrontarsi”.

×

Iscriviti alla newsletter