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Una mail interna del Pentagono, citata dall’agenzia Reuters, ha riacceso le tensioni all’interno della Nato. Il documento esplora possibili misure di pressioni contro gli alleati europei che non sostengono abbastanza l’operazione americana in Iran, dal punto di vista del governo di Donald Trump. Tra le opzioni, nel testo si valuta la sospensione della Spagna dall’organizzazione.

Sebbene la Nato non abbia – finora – un meccanismo legale per espellere i suoi membri, si potrebbero usare alcuni strumenti politici per forzare l’uscita, come sostiene un’analisi del quotidiano spagnolo La Razon.

Il Trattato del Nord Atlantico, testo fondazionale dell’alleanza, non include articoli sull’espulsione dei membri fondatori o di chi si è aggiunto dopo. Tuttavia, l’articolo 13 stabilisce che uno Stato può abbandonare l’alleanza in maniera volontaria, ma deve notificare formalmente la decisione con un anno di anticipo. Tra le strategie politiche o forzature per spingere a quest’“uscita volontaria” ci sono la sospensione della cooperazione militare, l’accesso a informazioni sensibili e anche le sanzioni economiche.

Sia volontario o vincolato, l’addio degli spagnoli dall’alleanza transatlantica avrebbe conseguenze in diversi ambiti. In materia di difesa, per esempio, la Spagna non potrebbe più contare sulla protezione collettiva che offre la Nato, come stabilito dall’Articolo 5. Così, il governo di Madrid si vedrebbe costretto ad aumentare la spesa militare, per garantire la sicurezza nazionale e assumere la sorveglianza dei confini unicamente con le proprie risorse. Inoltre, perderebbe il suo peso strategico nelle rotte commerciali dell’Atlantico e del Mediterraneo.

Ma non solo. In quanto a politica estera, gli spagnoli rimarrebbero isolati dal punto di vista commerciale, lontani da colossi dell’economia come gli Stati Uniti. L’influenza in decisioni importanti sulla sicurezza globale sarebbe ridotta, così come la partecipazione in operazioni militari internazionali.

Infine, ma non meno importante, gli effetti economici. L’uscita dalla Nato potrebbe tradursi in una perdita di fiducia di investitori e soci commerciali, così come la perdita di contratti e programmi di difesa.

Eppure, sull’ipotetica uscita perderebbe non solo la Spagna. Secondo gli ultimi dati della Global Firepower, ci sono 121.800 agenti della Spagna in servizio attivo. Un gruppo “medio-basso” all’interno della Nato ma con un alto livello professionale di addestramento moderno. Le truppe di Madrid, con circa 4000 militari in missioni Nato, sono impegnate nei Baltici, Polonia, Romania e nel Sahel e il Mediterraneo. Ci sono anche la base navale di Rota (condivisa con gli Usa) e molti sottomarini e navi da guerra operativi. Gli spagnoli non sono grandi fornitori di forze in terra, ma sono specialisti in operazioni navali, cyber difesa e missioni di stabilizzazione.

“L’Alleanza dipende fondamentalmente dagli Stati Uniti, Polonia, Regno Unito, Francia e Germania per contrastare la superiorità numerica russa in Europa dell’Est – si legge in un’analisi di Red Castrense – […] la Spagna non è un pilastro decisionale del potere militare della Nato, ma sì un socio affidabile nel Mediterraneo e nella coesione dell’Alleanza. La sua uscita (impossibile giuridicamente) indebolirebbe di più l’unità politica che la capacità operativa reale di fronte alla Russia”.

Chi (non) perde dall’uscita della Spagna dalla Nato

Dall’aumento della spesa militare all’allontanamento di investitori e flusso commerciale. Gli effetti (negativi) di un’uscita degli spagnoli dall’alleanza transatlantica peserebbero su Madrid. Ma anche agli europei in termini di unità politica e affidabilità

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