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Quello che sta accadendo è molto più di un intervento di mercato: è un vero e proprio stress test strutturale dell’impianto idraulico che regge il mercato dell’oro. Colpendo i lingotti da un chilo e da 100 once prodotti in Svizzera – esattamente i formati accettati dal COMEX per la consegna fisica – gli Stati Uniti stanno di fatto innescando una corsa alla copertura sul meccanismo Exchange for Physical (EFP) che collega il mercato “unallocated” di Londra ai future con consegna fisica di New York. Se gli short non riescono a reperire facilmente quei formati, sono costretti a chiudere o a rinnovare le posizioni, generando un effetto domino che sfocia in una stretta di funding nel sistema di bullion banking londinese.

Qui l’elemento chiave è la de-ipotecazione del metallo. Già le regole di Basilea III, con il Net Stable Funding Ratio, spingevano le bullion bank a detenere più oro fisico e meno posizioni cartacee a leva. Questa mossa accelera quella pressione, limitando fisicamente l’offerta consegnabile proprio negli strumenti che garantiscono il regolamento delle operazioni. In altre parole, non si tratta solo di irrigidire il mercato, ma di colpire alla radice la possibilità di ri-ipotecare all’infinito gli stessi lingotti attraverso il sistema di clearing della LBMA.

Washington potrebbe così ottenere un doppio vantaggio geopolitico: indebolire il dominio svizzero nella raffinazione e mettere le scrivanie londinesi dell’oro in posizione difensiva sul fronte della liquidità, mentre si rafforza il peso relativo dei raffinatori americani e del COMEX come epicentro globale della formazione dei prezzi. È, a tutti gli effetti, un colpo chirurgico alla liquidità offshore del mercato dell’oro.

La mossa insomma mira a garantire che una maggiore quantità di oro fisico resti sotto il controllo degli Stati Uniti. Inasprendo la raffinazione e la liquidazione all’interno delle giurisdizioni allineate con gli Stati Uniti, Washington può decidere chi ha accesso all’oro in caso di crisi, Londra inclusa. Se l’oro diventa una garanzia strategica in un sistema valutario frammentato, gli Stati Uniti non vogliono essere alla mercé di hub stranieri; vogliono essere i guardiani. Con buona pace dei tentativi dei Brics di creare una valuta alternativa ancorata al metallo prezioso.

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Inasprendo la raffinazione e la liquidazione all’interno delle giurisdizioni allineate con gli Stati Uniti, Washington può decidere chi ha accesso all’oro in caso di crisi, Londra inclusa. Se l’oro diventa una garanzia strategica in un sistema valutario frammentato, gli Stati Uniti non vogliono essere alla mercé di hub stranieri; vogliono essere i guardiani. L’analisi di Gianclaudio Torlizzi

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