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Un analista finanziario che si occupa di commodity dice che era “impossibile pensare che l’Ue non trovasse una forma di accordo con Donald Trump”, ma aggiunge che adesso per Bruxelles è anche fondamentale “lavorare sulla differenziazione”, con in mente il de-risking dalla Cina e “l’opportunità di nuove intese con attori sempre più centrali, come l’India”. L’esempio dell’Imec è conseguente.

L’India-Middle East-Europe Corridor (Imec) — lanciato ufficialmente al G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023 e sostenuto da Stati Uniti, Unione Europea, Arabia Saudita, India, Emirati Arabi Uniti e Israele — sta assumendo il profilo di una delle infrastrutture geopolitiche più rilevanti per l’economia mondiale. E un recente studio ne evidenzia una dimensione pratica, marcando non tanto la retorica che lo accompagna – integrare i continenti – quanto il tipo di interdipendenze economiche (e dunque anche politiche) che inizia a generare, in un momento in cui la rotta via Suez non è più scontata e le storiche alleanze commerciali sono rimodellate secondo visioni più pragmatiche.

L’elemento centrale dell’Imec è la connessione multimodale – mare e ferrovia – che collega l’India ai porti europei passando per Emirati, Arabia Saudita, Giordania e Israele. Secondo lo studio citato, curato dal Misgav Institute e dalla Konrad Adenauer Stiftung, i tempi di transito fra l’India e l’Europa potrebbero essere ridotti di oltre il 50%, rispetto ai 34-42 giorni delle rotte via Suez, grazie a un tempo medio stimato di circa 18 giorni sulla rotta Imec. In termini assoluti, “Imec fornirà una riduzione media del 51% dei tempi di transito, anche maggiore di quanto precedentemente stimato”.

Il dossier identifica i colli di bottiglia fisici e normativi: mancano ancora tratti ferroviari lungo l’Imec, in particolare tra Emirati e Arabia Saudita, fra la Giordania e Israele, e all’interno della stessa Giordania, dove la rete è obsoleta e a scartamento ridotto. A questo si aggiunge la necessità di armonizzare dogane, standard tecnici e regimi di sicurezza su più fronti. È un’integrazione che richiede governance condivisa e interoperabilità reale, non solo diplomazia e comunicato stampa, sintetizza il report.

Dal punto di vista europeo, Imec si intreccia con quella volontà di ridurre la dipendenza da rotte dominate da attori ostili o instabili: “L’Imec offre vantaggi strategici consentendo all’Occidente di diversificare le catene di approvvigionamento critiche lontano dalla dipendenza dalle rotte dominate da Cina, Russia e Iran”, dicono i centri studi tedesco e israeliano. E, allo stesso tempo, con la necessità di diversificare i fornitori di beni critici. L’India è il secondo partner commerciale dell’Ue per le esportazioni di farmaci, semiconduttori e apparecchiature elettroniche, con un interscambio di 124 miliardi di euro nel 2023. Il 90% di questi beni viaggia in container, categoria ideale per il trasporto multi-modale su lunga distanza.

L’elemento più pragmatico del documento è l’analisi dei vantaggi specifici per ogni Paese coinvolto. L’India punta a diventare un hub manifatturiero per l’Occidente. Gli Emirati a consolidare il loro ruolo di snodo logistico globale. Israele considera Imec un’estensione economica degli Accordi di Abramo (tema tra i più delicati, più politico che economico, dato che la guerra israeliana a Gaza rende difficile normalizzare i rapporti con Riad, e dunque sfruttare lo sbocco mediterraneo dell’Imec dalla costa israeliana). La Germania, che ha già un ruolo forte nella logistica e nelle infrastrutture, potrebbe trarne occasioni industriali concrete e allineate alla propria strategia sull’idrogeno, spiega il documento — che omette analisi di benefici e attività specifiche degli altri firmatari europei, Francia e Italia.

Il testo suggerisce anche un’agenda operativa: un Forum dei leader Imec, quattro gruppi di lavoro tematici (infrastrutture, finanza, sicurezza e regolazione), un segretariato comune, e una cornice multilaterale sotto il cappello del Global Gateway europeo e del Partnership for Global Infrastructure americano. Iniziative che l’Italia sta di fatto sponsorizzando da tempo, sia sotto l’etichetta “Team Europe” di cui l’inviato speciale Francesco Maria Talò parlava proprio su Formiche.net, sia nel tentativo di riunire i leader a Trieste per un incontro generale e coordinativo quanto meno di livello ministeriale – riunione annunciata dal ministro Antonio Tajani, durante il Business Forum Italia-India organizzato a New Delhi, in aprile.

Imec è già una risposta alle tensioni commerciali. Lo studio Misgav-Kas

Imec è entrato in una nuova fase, anche per via delle complessità geopolitiche e geoeconomiche emerse in questi anni. Pur preservando una visione di lungo periodo, sta diventando anche una risposta concreta a pressioni immediate nonché un progetto mainstream. L’Europa è chiamata, come spiega lo studio del Misgav Institute e della Konrad Adenauer Stiftung, a scegliere un ruolo strategico per evitare di essere attore passivo

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