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A poche ore dalla preannunciata dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiarazione riguardo al conflitto in Ucraina, cominciano ad emergere dettagli sul suo presunto contenuto. Due fonti contattate dalla testata americana Axios hanno infatti riferito che l’annuncio del leader statunitense, che avverrà in occasione dell’incontro dell’inquilino della Casa Bianca con il Segretario Generale della Nato Mark Rutte, riguarderà un nuovo pacchetto di rifornimenti per Kyiv, contenente tra le altre cose anche sistemi d’arma definiti come “offensivi”. Qualora fosse effettivamente così, l’annuncio segnerebbe un punto di svolta nella policy dell’amministrazione Trump nei confronti del conflitto in Ucraina.

Svolta che non sarebbe però improvvisa. Essa sembra essere anzi la naturale prosecuzione di tutta una serie di iniziative prese la scorsa settimana dalla Casa Bianca per rafforzare il sostegno a Kyiv, dalla ripresa dell’invio di munizioni ad un piano di triangolazione per il rifornimento di sistemi d’arma, fino alla possibilità di imporre sanzioni a Mosca (che dovrebbero essere discusse oggi a Kyiv tra l’inviato statunitense speciale per l’Ucraina Keith Kellogg con il capo dello staff presidenziale ucraino Andriy Yermak).

Uno scenario che sarebbe stato difficile da immaginare fino a poche settimane fa, data la postura adottata da Trump sin dalla campagna elettorale riguardo al conflitto scoppiato nel febbraio del 2022, dichiarandosi fautore del raggiungimento di un’interruzione delle ostilità a tutti i costi, senza farsi influenzare da ulteriori considerazioni di carattere politico-strategico. Postura che, in un primo momento, lo aveva da una parte messo in rotta con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (processo che ha visto il suo culmine nello scontro avvenuto in diretta televisiva nello Studio Ovale a fine febbraio), mentre dall’altra lo aveva spinto a riaprire un canale diplomatico con il presidente russo Vladimir Putin.

Ma col passare del tempo, i rapporti con il presidente ucraino sembrano essersi normalizzati, come dimostrato dall’incontro avvenuto all’Aia in occasione del Summit Nato di poche settimane fa; viceversa, quelli con Putin sembrano essere andati a deteriorarsi sempre di più, per via dello scarso committment del leader del Cremlino al raggiungimento effettivo di un accordo di pace, preferendo piuttosto sfruttare in modo strumentale il negoziato in corso senza però fermare le operazioni offensive sul campo. Una transizione fotografata dal cambio del registro utilizzato da Trump nel riferirsi a Putin, dicendosi prima “deluso” dal suo comportamento, e passando poi ad accusarlo di dire una “serie di stron..” sull’Ucraina. Nella giornata di ieri, confermando l’invio di Patriot all’Ucraina, Trump ha detto che Putin “parla bene, ma poi la sera bombarda tutti”. “Trump è davvero arrabbiato con Putin. Il suo annuncio di domani sarà molto aggressivo”, ha dichiarato ad Axios il senatore Lindsey Graham.

Dalla tregua alla pressione. La nuova linea Usa su Putin

Trump si prepara ad annunciare un nuovo pacchetto di rifornimenti militari per l’Ucraina, che includerebbe anche sistemi d’arma offensivi. Una svolta notevole rispetto alla linea tenuta finora dal presidente, maturata dopo settimane di tensioni con il presidente russo e di riavvicinamento con Zelensky

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