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Piero Chiara, uno dei più noti e prolifici romanzieri del Novecento, ha viaggiato molto, raccontando le sue “incursioni” in nazioni lontane e città vicine, come se fossero racconti avvincenti. Di fatto le sue non sono descrizioni, pubblicate su quotidiani nell’arco di circa un quarantennio, dal 1948 al 1986, ma intelligenti e mai scontate “interpretazioni” di ciò che visitava con voluttà e voracità per pura conoscenza.

chiaraI risultati di questi suoi articoli che, riletti in sequenza, appaiono come capitoli di un magnifico libro unitario, sono stati raccolti sotto il titolo In viaggio (pp. 367, € 25,00) dall’editore Nino Aragno nella elegante collana Ante litteram curata da Luigi Mascheroni. Chiara, con la sua scrittura brillante e la curiosità dello studioso, neppure lontanamente paragonabile a quella del turista, ci offre squarci di grande spessore letterario, storico e giornalistico indagando su luoghi tutt’altro che scontati.

Attraversa la Svizzera e sulla tomba di un poeta sconosciuto di quella terra, Giuseppe Zoppi, intesse un incontro con una natura incontaminata che invoglia il lettore a tuffarcisi dentro soprattutto in questi tempi disgraziati. Girovaga per Parigi, ma non si sofferma sui grandi e celeberrimi monumenti, piuttosto dà conto della vita colorata e magica e “antica” che si dipana nelle viuzze del Quartiere Latino, da rue de Buci in giù fino a Saint-Michel, non senza aver messo a parte ai più che nulla ne sanno del piccolo, ridente, spazio di Cluny, tra resti di terme e tombe romane, di fronte alla Sorbona, dove sorge un modesto nelle dimensioni, ma eccelso nelle preziosità che custodisce, museo d’arte antica e medievale nel quale troneggia, tra le altre, l’unica statua dell’imperatore Giuliano, elevato dalle legioni proprio a Lutetia.

Si sofferma a Lourdes e, mai ce lo saremmo aspettato, che il luogo santo gli ispirasse queste parole che qui riporto, in omaggio ad un mistico sito inopinatamente chiuso in questi giorni di furore che dovrebbero essere di preghiera. “Sono secoli – scrive Chiara – che fiumi di pellegrini convergono ai santuari, ma il caso di Lourdes è forse il più singolare. Su queste rocce vengono, col moto costante di una onda, a frangersi mari di dolore e di speranza: le correnti del dubbio e quelle della certezza. Da questo verde paese, nessuno parte senza un dono, piccolo o grande… qualche cosa avviene sempre in chi passa di qui”.

Soggiorna a lungo in Spagna dove trova, inopinatamente, le radici dell’Europa, di tutta l’Europa, e a Granada, sulle tombe di re e di poeti, dove “la bellezza dei luoghi si esaspera di sogni e leggende”.
E poi ancora, “perdendosi” tra il Portogallo e l’Inghilterra, la Germania , gli Stati Uniti e la Cecoslovacchia dove avverte il richiamo di Casanova, si ritrova finalmente in Italia, nel mondo che gli è più prossimo, ma talvolta gli appare quasi sconosciuto. La quantità di osservazioni sulle città della Penisola è frastornante.

La chiarezza dell’esposizione è abbacinante, la forza descrittiva di monumenti considerati perfino banali per quanto usurati dalle visite e dalle indagini, è mirabile. Ma banale nessuno potrà considerare la visita al Salviatino, la straordinaria Villa sulle pendici di Firenze appartenuta al grande critico (e non solo) Ugo Ojetti. Chiara vi si recò dopo la morte della vedova di questi, la signora Nanda, quasi come in pellegrinaggio e ricordò una precedente visita nella quale la nobildonna le aveva raccontato degli ultimi giorni di vita del marito, mostrandogli tra l’altro il calco della mano di d’Annunzio, l’unico oltre a quello custodito al Vittoriale.

Nella villa accanto venne ucciso Giovanni Gentile. Questo il racconto del barbaro assassinio riportato da Chiara che le chiedeva alla signora Ojetti dove si trovasse in quel momento: “Qui – rispose – . Lo composi io sul letto di morte, togliendomi delle spille per fissargli le braccia in croce. Anzi, poiché all’ospedale, dove ero capogruppo delle infermiere, avevo nell’ufficio una bandiera, andai a prenderla e la misi sul suo corpo. La moglie poi me la voleva restituire, ma gliela lasciai per ricordo”. Nella casa di Ojetti vi erano la tracce della cultura italiana accampata come se fosse stata sotto ad una tenda, preservata dai barbari e curata con religiosità da una donna che al suo uomo riservava postume carezze occupandosi delle raccolte preziose di libri, statue e oggetti che raccontavano un’Italia che da lì a poco sarebbe sbiadita.

Chiara coglie la luce in ciò che vede e le cronache la riportano fedelmente. Esse sono state scritte, con tutta evidenza, per il piacere di raccontare, di trasferire suggestioni, di ammaliare i lettori con la sua nitida ed elegante scrittura. Esempio di tutto ciò la visita a Recanati, sulle tracce, nelle amate e dolorose stanze, del grande Poeta. E da Leopardi passa a minori, ma non meno importanti, seguendoli nelle loro dimore, nelle strade percorse, nei colli ispiranti, nell’aria amena che hanno respirato. Restando infine contagiato anche lui da tanta bellezza italiana.

E lo dimostra il passo che chiude un brano, tra i più belli, con il verso di un grande scrittore del quale non fa il nome: “Dopo il tramonto i guardiani chiudono diligentemente tutte le porte delle reggia e un’alta e severa pace riconsacra le pietre e le memorie sotto la luna che regna sola nei giardini e nei cortili deserti. Sotto, la città biancheggia di luci al neon e smarrisce il suo volto nella notte densissima e piena e piena di stelle e ‘tornano in alto ad ardere le favole”.
Il viaggiatore è egli stesso un poeta. E si porta nella capace bisaccia le memorie incontrate e “rubate”. Per regalarle a noi come pietre scintillanti di amate visioni.

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Piero Chiara, uno dei più noti e prolifici romanzieri del Novecento, ha viaggiato molto, raccontando le sue “incursioni” in nazioni lontane e città vicine, come se fossero racconti avvincenti. Di fatto le sue non sono descrizioni, pubblicate su quotidiani nell’arco di circa un quarantennio, dal 1948 al 1986, ma intelligenti e mai scontate “interpretazioni” di ciò che visitava con voluttà…

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