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Ancora una volta la Cina non sorride ad Hsbc, primo istituto di credito europeo con base a Londra. La banca britannica ma a trazione cinese, visto il suo baricentro finanziario tra Pechino e Hong Kong (piazza finanziaria dove Hsbc è quotata), è reduce da una piccola rivolta interna messa in atto dagli azionisti contro un management reo di continuare a condurre affari, anzi concludere nuovi accordi, con le autorità cinesi nonostante la repressione del Dragone a Hong Kong. Un atteggiamento verso l’ex Celeste Impero che non era sfuggito nemmeno al governo britannico, che aveva criticato Hsbc e persino al segretario di Stato americano, Mike Pomepo. Ma ora c’è un’altra tegola: i conti. E anche stavolta c’è di mezzo Pechino.

I PROFITTI

Ora, negli ultimi anni il colosso britannico ha ridotto drasticamente i suoi investimenti in Europa e negli Stati Uniti, per focalizzarsi in Asia. Non è un caso che la stragrande maggioranza dei guadagni di Hsbc provenga proprio dal continente asiatico, Cina in primis.  E proprio dalla pandemia scoppiata in Cina e poi propagatasi nel mondo ha giocato un brutto scherzo alla banca inglese, vittima anche della stessa guerra commerciale tra Pechino e Whashington. La maggiore banca europea, ha infatti registrato un aumento di quasi sette volte delle riserve per crediti inesigibili e un brusco calo degli utili del secondo trimestre, imputabili proprio ai danni inflitti dalla crisi del coronavirus. La banca, che è anche coinvolta nelle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, ha reso noto che gli accantonamenti per potenziali perdite su prestiti sono saliti a 3,8 miliardi di dollari nel trimestre, circa 1 miliardo in più di quanto si aspettassero gli analisti.

Conseguenza di tutto questo, l’utile netto del secondo trimestre di Hsbc è stato quasi spazzato via, precipitando del 96% a 192 milioni, molto al di sotto dei 1,3 miliardi di dollari previsti dagli analisti. I ricavi sono scesi del 4% a 13 miliardi, in gran parte a causa di un calo dei ricavi bancari al dettaglio, parzialmente compensato da un aumento delle negoziazioni presso la banca di investimento. Per questo la banca ha anche dichiarato di voler accelerare il suo programma di 35mila tagli di posti lavoro annunciato all’inizio di quest’anno, prendendo in considerazione ulteriori misure di ristrutturazione per tagliare i costi. Come se non bastasse le azioni della banca a Hong Kong sono scese del 4,3% in seguito all’annuncio degli utili, al loro livello più basso dal maggio 2009 con un calo che quest’anno è stato è di oltre il 40%.

L’AMBIGUITÀ DELLA BANCA

E se i guai di Hsbc siano il frutto di una mancata scelta di campo da parte dell’istituto, che nei fatti ha contribuito a mettere Hsbc con il classico piede in due scarpe? Il New York Times proprio oggi ha dedicato all’andamento della banca britannica un’analisi, mettendone in evidenza una certa ambiguità. “Hsbc è da tempo seduta all’incrocio tra Oriente e Occidente ed è una grande banca globale con sede in Gran Bretagna che si è divertita e ha tratto profitto dalle sue profonde relazioni con la Cina. E, come Hong Kong, ora è intrappolata nel mezzo di una nuova era di confronto tra Pechino e i principali governi occidentali”. In Cina, si legge sul NyT, “Hsbc è stato accusato di piazzare trappole per irretire il colosso tecnologico cinese Huawei. In Gran Bretagna, è stato ammonito per essere sembrato sostenere le ambizioni di Huawei nel Paese”.

Hsbc, la Cina e l'ambiguità secondo il NyT

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