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Solo a nominarlo, soprattutto di questi tempi, mette una certa apprensione: quel Fiscal Compact, applicazione del Trattato di Maastricht, che i conti pubblici italiani hanno sempre sofferto, in perenne lotta con il tetto al deficit al 3%. L’Europa lo ha formalmente sospeso, permettendo ai Paesi membri di allentare la cinghia dei bilanci. In particolare l’Italia che finora ha totalizzato sforamenti di disavanzo per 55 miliardi, più altri 10-20 nelle prossime settimane.

Non è dunque un caso se l’ultimo Def, approvato la scorsa primavera, porta l’asticella del rapporto tra debito/Pil al 155,7%, praticamente a ridosso del 160%. Ora, proprio oggi il numero due della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha proferito alcune parole che potrebbero significare molto oppure nulla. Sufficienti però a innescare la pronta reazione del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Perché, la domanda di fondo è: come potrebbero reggere le finanze pubbliche italiane dinnanzi a un ritorno del Patto di Stabilità? E quale idea si farebbero i mercati? E l’Europa del Recovery Fund e del Mes, può tornare alle rigide regole di bilancio?

TORNA IL FISCAL COMPACT?

“La Commissione europea valuterà in autunno, oppure con le previsioni economiche successive, se raccomandare la riattivazione dell’applicazione delle regole del Patto di stabilità e di crescita sui conti pubblici, ora sospese per la crisi pandemica”, ha spiegato Dombrovskis, rispondendo a una domanda in conferenza sulla richiesta del Fiscal Board, l’ente di consultazione in seno all’Ue, che ha caldeggiato la riattivazione del Patto a partire dal 2021. Entro la prima metà del prossimo anno dunque, l’Ue dovrà decidere se riattivare le regole sui conti pubblici oppure no “Non abbiamo fissato date specifiche, torneremo sul tema con ciclo economico di autunno, che potrebbe dare una qualche indicazione”, ha chiarito Dombrovskis.

LA RISPOSTA ITALIANA

Le parole di Dombrovskis, seppur ipotetiche, hanno però innescato la reazione italiana, per bocca del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha ragionato in maniera realista: con l’attuale recessione è impossibile che le finanze italiane rientrino nei parametri del Patto, visto e considerato che si tratta di un Paese con il terzo debito mondiale. “L’Italia non potrà tornare dal 2021 al rispetto dei vincoli Ue del Patto di stabilità, perché è evidente che anche per l’anno prossimo occorrerà tenere conto della profonda recessione e, quindi, modulare con attenzione la risposta di politica fiscale che naturalmente non dovrà essere ai livelli senza precedenti di quest’anno, con misure espansive di parecchi punti percentuali. Ma appare evidente che tornare a una meccanica applicazione delle regole del Patto di stabilità nel 2021 non appare in linea con le previsioni attuali”.

PAROLE INOPPORTUNE E INOFFENSIVE (PER ORA)

Alberto Quadrio Curzio, economista e presidente dell’Accademia dei Lincei, non sembra però essere particolarmente scosso dall’accelerazione della Commissione europea, invitando alla calma. “Questa affermazione, indubbiamente inopportuna, ha un carattere di mero principio enunciato, senza alcun riferimento temporale. Indica semmai che il Patto di stabilità non è soppresso, ma sospeso. Quanto durerà questa sospensiva è tutto da vedere, francamente non mi preoccuperei molto di questa affermazione, perché non è cogente alla data di autunno a cui Dombrovskis si è riferito”. Quadrio Curzio non vede insomma, almeno nel breve-medio termine, un problema per i nostri conti pubblici, colpiti dalla mannaia del Fiscal compact. “Non mi pare un problema immediato, perché deve ancora partire il Recovery Fund, deve partire il Mes, deve partire il bilancio comunitario: tutto questo impatterà sui conti pubblici dei Paesi e per questo ancora non possiamo dire nulla sul ripristino del Patto. Parlare di un ripristino oggi del Patto è solo una inutile e inopportuna affermazione, anche perché il Recovery Fund può portare a un’espansione di migliaia di miliardi e per questo le parole di Dombrovskis devono essere lasciate cadere nel nulla”.

ACCETTARE IL MES, ORA E SUBITO

Fiscal Compact a parte, l’altra grande partita europea e politica, dal punto di vista italiano, è il Mes. Proprio oggi alla Camera, nel corso del Question time, Conte ha ribadito come non ci siano legami tra il Mes e le scelte di bilancio del governo, soprattutto lato tasse, ribadendo come ogni decisione sul Meccanismo Salva Stati verrà condivisa con il Parlamento. Ma per Quadrio Curzio non c’è un’alternativa al Mes. “Questi soldi ora come ora vanno presi, perché ne abbiamo bisogno e perché risparmieremmo parecchi soldi in termini di interessi. Allo stesso tempo però dovremmo puntare a una piattaforma europea per coordinare le spese sanitarie in Europa. Come soluzione ponte il Mes va benissimo, ma poi l’Europa dovrebbe pensare a una strategia comune per il sostegno alla sanità, che vada oltre il Mes”.

Il Patto di stabilità può attendere. Quadrio Curzio spiega perché

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