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Se c’è un fronte che negli Stati Uniti continua ad attrarre consensi bipartisan questa è la battaglia del governo federale contro Huawei, il colosso della telefonia mobile cinese che la Casa Bianca accusa di spionaggio e vuole tenere lontano dalla rete 5G. Neanche la campagna per le presidenziali di novembre riesce a far litigare Repubblicani e Democratici su un così delicato tema di sicurezza nazionale. Tant’è che questo mercoledì, all’indomani del Super Tuesday che ha messo Joe Biden in testa alla corsa per la nomination dell’Asinello, il Senato americano ha passato con un voto quasi unanime un provvedimento volto a limitare la presenza di aziende cinesi come Huawei e Zte nella banda larga americana.

Si chiama “Secure 5G and Beyond Act 2019” e prevede, tra gli altri provvedimenti, il dovere per il governo di pubblicare entro 180 giorni una lista di “fornitori affidabili”, e mettere in campo misure che stringano la cinghia dei requisiti di sicurezza sull’equipaggiamento del 5G e aumentino lo scrutinio sulle aziende non affidabili. Dietro la legge, che ora ha bisogno dell’approvazione della Camera e, infine, della firma del presidente, che secondo gli addetti ai lavori non dovrebbe incontrare ostacoli, c’è un nutrito drappello bipartisan di congressmen e senatori, dall’hardliner repubblicano Marko Rubio ai democratici Mark Warner e Cristopher Murphy.

Il provvedimento è solo l’ultimo di una lunga serie. Nella battaglia per la sicurezza del 5G, e più in generale sul fronte delle politiche di contenimento cinese, il Congresso si è dimostrato in questi anni il pivot dell’azione di governo. La recente invettiva contro Huawei alla Conferenza per la sicurezza di Monaco della speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, aveva tolto ogni dubbio sul supporto trasversale che questa strategia riscuote a Capitol Hill. Se da una parte il bando presidenziale di Huawei rimane sospeso e rimandato di altri quattro mesi in un continuo braccio di ferro fra Casa Bianca e Città Proibita, dall’altra Camera e Senato hanno in questi ultimi mesi messo a punto un pacchetto di misure per sbarrare la strada alla compagnia cinese nel mercato americano, e non solo.

Fra queste rientrano due disegni di legge gemelli approvati dalla Camera a gennaio, il “Promoting United States international leadership act” e il “Promoting United States wireless leadership act”. Entrambi invitano il governo a una più assertiva presenza negli organismi internazionali di standard-setting e di deposito dei brevetti (qui l’approfondimento di Formiche.net sulle elezioni alla Wipo). Con loro è stato approvato dal Senato il 28 febbraio, ancora una volta all’unanimità, il “Secure and trusted telecommunications network”, che, se fosse firmato dal presidente, metterebbe un macigno sulla presenza delle compagnie cinesi nella rete 5G Usa, per due motivi. Primo: prevede il divieto per gli operatori delle telecomunicazioni statunitensi di acquistare equipaggiamento dalle suddette aziende, e non a caso la legge si è guadagnata il nome di “rip and replace”, “uccidi e rimpiazza”.

Secondo: include lo stanziamento di un miliardo di dollari per rimborsare i piccoli operatori delle aree rurali costretti dall’eventuale bando a disinstallare l’equipaggiamento cinese già presente per rimpiazzarlo con quello di compagnie non a rischio. Il fronte delle zone rurali è uno dei più caldi e già impegnava l’amministrazione Obama, ha spiegato in una recente intervista a Formiche.net l’ex presidente della Federal Communications Commission (Fcc) Tom Wheeler. Huawei e le altre compagnie cinesi costano meno della concorrenza americana, e in molte di queste zone vantano veri e propri monopoli. Anche per questo il governo e la Fcc stanno faticando a studiare un modo per rimpiazzare le antenne radio e i cavi già presenti.

Le alternative ci sono sulla carta, ma non sono facili da mettere in pratica nel breve periodo. Alla Casa Bianca sono al vaglio più opzioni, dalla messa in campo di misure a favore dei principali competitors di Huawei, le europee Nokia ed Ericsson, alla più improbabile creazione di una joint venture di aziende europee e americane per acquisire un pacchetto azionario dei due campioni europei, o ancora alla creazione di un 5G “made in Usa”. Per aprile, inoltre, dovrebbe essere confermata una riunione alla Casa Bianca dei principali player americani, europei ma anche asiatici (la sudcoreana Samsung). Obiettivo: arginare Huawei.

Anche qui il Congresso americano si trova in trincea. Questo mercoledì il Senato ha convocato per una serie di audizioni alcuni top-manager della finlandese Nokia e della svedese Ericsson. Jason Bowell, a capo del reparto sicurezza di Ericsson, ha garantito che, qualora Washington decidesse di escludere i fornitori cinesi, la compagnia non avrebbe problemi a “soddisfare la domanda”. Anche il suo omologo a Nokia Michael Murphy si è fatto avanti. Con Huawei “non c’è nessuno svantaggio tecnico” e “si può tenere testa”.

Huawei, ecco la battaglia (bipartisan) del Congresso Usa a difesa del 5G

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