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Non poteva mancare nell’ampio ventaglio di capacità spaziali di Pechino un sistema autonomo di navigazione e puntamento satellitare. A vent’anni dal primo lancio, la Cina ha completato ieri la costellazione di Beidou, il programma con cui vuole sfidare il Gps americano.

IL LANCIO

Il satellite è partito nella notte di ieri dalla base di Xichang, nella provincia sud-occidentale del Sichuan, a bordo di un razzo Lunga Marcia 3B, lo stesso che ad aprile aveva fallito nel portare in orbita il satellite indonesiano per telecomunicazioni Nusantara-2. Questa volta sembra invece essere andato tutto liscio: il lanciatore ha portato il Beidou nella corretta orbita geosincrona. Come di consueto, il successo della missione è stato comunicato con uno strigliato comunicato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation (Casc). Inizialmente, la partenza era prevista per la scorsa settimana, poi rinviata a causa di “problemi tecnici” durante i controlli pre-lancio, relativi alla pressione all’interno del terzo stadio, alimentato con propellente liquido hydrolox.

GLI OBIETTIVI

Il nuovo satellite completa la costellazione Beidou, arrivata a 35 satelliti, e intitola al “mestolo del nord”, conosciuto da noi come Grande carro, sulla scia dei nomi simbolici dati da Pechino ai propri progetti spaziali. Dei 35 satelliti, 27 sono nella media orbita terrestre, cinque in orbita geostazionari, e altri tre ad orbite geosincrone più inclinate. Il programma, che ha fatto il suo debutto in orbita nel 2000, è arrivato alla terza generazione. Contando le altre due, i satelliti Beidou sono ben 55, tutti per un sistema di navigazione e puntamento satellitare a copertura globale. Il servizio, in altri termini, è paragonabile a quello fornito dal Gps americano, dall’europeo Galileo e dal russo Glonass.

INCIDENTI E MISTERI

A testimoniare l’importanza attribuita da Pechino al programma c’era la diretta del lancio ad opera della TV nazionale cinese. Generalmente, le partenze delle missioni sono infatti quasi del tutto avvolte nel mistero, seguite da brevi comunicati e quasi mai con immagini in diretta. Questa volta, invece, è stato tutto ripreso, e forse anche ciò che le autorità non avrebbero voluto. Già in passato, in occasioni di altri lanci dei satelliti Beidou, era stata riportata la caduta pericolosa di parti del razzo vettore nelle aree circostanti la base di lancio. È successo anche questa volta, con un fumo arancione che si è elevato su una collina alberata, per molti indice di esplosione da tetrossido di dinitrogeno, ovvero ciò che alimenta alcuni stati del Lunga Marcia 3B.

LA CORSA ALLA NAVIGAZIONE SATELLITARE

In ogni caso, con Beidou l’obiettivo è più che concreto: avere piena autonomia in ambito civile, commerciale e (soprattutto) militare nella navigazione satellitare, componente imprescindibile per tantissime applicazioni a terra. Certo, nonostante la rapida ascesa tecnologica del Dragone, le distanze con le esperienze di Usa e Russia in questo campo appaiono ancora importanti, vista l’esperienza di operatività trentennale dei due Paesi. In più, come nota su SpaceNews l’esperto Bleddyn Bowen dell’università britanni di Leicester, per poter beneficiare del servizio occorrono numerosi ricevitori a terra, distribuiti tra tutti gli utilizzatori. In più, a fronte dell’affidabilità dimostrata da Gps, Galileo e Glonass, è in dubbio che il Beidou riesca ad avere successi commerciali al di fuori dei confini cinesi.

LE MOSSE DEL DRAGONE

Eppure, le ambizioni cinesi non sono da sottovalutare. Il mese scorso, il lanciatore Kuaizhou-1A ha portato in orbita i primi due satelliti della costellazione Xingyun-2, ideata per supportare il Dragone nell’implementazione dell’Internet of Things. Pochi giorni prima, dalla base di lancio Wenchang, sull’isola di Hainan lungo la costa sud del Paese, inaugurata poco più di tre anni fa, era partito per la prima volta il lanciatore Lunga Marcia 5B (quello destinato a future missioni lunare e marziane) con a bordo la nuova navicella che servirà a portare i taikonauti a bordo del terzo “Palazzo celeste” cinese, la Tiangong-3. In qualche giorno, come previsto, la navicella è dolcemente rientrata a Terra, con tre grandi paracadute a rallentare la discesa delle circa 15 tonnellate. Peccato che poi sia letteralmente precipitato nell’oceano Atlantico lo stadio centrale del vettore 5B, non senza preoccupazioni: si trattava infatti “dell’oggetto più massiccio degli ultimi decenni rientrato nell’atmosfera terrestre in modo incontrollato”.

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