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Sono 14 su 15 i Paesi aderenti alla Carta sociale europea presso i quali il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), ha riscontrato violazioni del diritto alla parità di retribuzione e del diritto alle pari opportunità sul luogo di lavoro tra uomini e donne. I risultati, che arrivano dalla procedura dei reclami collettivi, individuano nella Svezia l’unico Stato membro riconosciuto conforme alle disposizioni della Carta. I reclami presentati al Ceds, l’organismo incaricato di monitorare l’applicazione delle disposizioni della Carta, sono stati introdotti dalla Ong internazionale University Women Europe (Uwe). Il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) ha reso noto, con un comunicato stampa, che in 14 dei 15 Paesi che hanno accettato di applicare la procedura dei reclami collettivi della Carta sociale europea: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica ceca e Slovenia, soltanto la situazione della Svezia è stata riconosciuta conforme alle disposizioni della Carta.

Il divario retributivo di genere non è più unicamente né principalmente il risultato di una vera e propria discriminazione, ma deriva essenzialmente dalle differenze nelle cosiddette “caratteristiche medie” delle donne e degli uomini nel mercato del lavoro. Intervengono dunque numerosi fattori, quali la segregazione orizzontale, o di genere quella verticale, allorquando sono troppo poche le donne che occupano le posizioni dirigenziali e decisionali meglio retribuite all’interno delle aziende.

Per quanto riguarda più particolarmente la segregazione verticale, le decisioni adottate dal Ceds sottolineano gli obblighi positivi dello Stato di affrontare questo fenomeno nel mercato del lavoro, grazie, tra l’altro, alla promozione di una maggiore presenza femminile negli incarichi decisionali all’interno delle imprese private. Appare opportuna l’introduzione di misure legislative vincolanti per garantire la parità di accesso ai consigli di amministrazione delle imprese, anche applicando un sistema di quote o fissando obiettivi specifici nel settore pubblico e in quello privato, destinati a promuovere la parità.

Le misure volte a favorire le pari opportunità per le donne e gli uomini nel mercato del lavoro devono includere la promozione di un’effettiva equa rappresentanza di entrambi i sessi in posizioni decisionali sia nel settore pubblico che in quello privato. La Risoluzione dell’Apce 1715, adottata nel 2010, raccomanda che la percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle società sia almeno del 40%. Il Ceds ha rilevato che la percentuale di donne che siedono nei consigli di amministrazione delle più importanti società quotate in borsa nei Paesi in cui vigono disposizioni legislative vincolanti è passata da una media del 9,8% nel 2010 al 37,5% nel 2018.

Nei Paesi che hanno intrapreso interventi positivi per promuovere l’equilibrio di genere, senza tuttavia adottare misure vincolanti, le percentuali sono state del 12,8% nel 2010 e del 25,6% nel 2018, mentre nei Paesi in cui non è stato realizzato nessun intervento particolare la situazione è rimasta praticamente invariata, con una media del 12,8% di donne presenti nei consigli di amministrazione nel 2010, che è passata al 14,3% nel 2018.

Notizie dal mondo arrivano per noi, ed è la ciliegina sulla torta avvelenata: 61,5%, il paese del mondo con la maggiore rappresentanza parlamentare femminile è il Ruanda, uno stato dell’Africa orientale. La nazione con la minore presenza femminile è invece la Papua Nuova Guinea, in Oceania con lo 0% e 0 legislatrici. Tra i 188 Paesi censiti, l’Italia è al 32° posto con il 35,7%, appena dopo la Tunisia 35,9%.

Pari opportunità. Soltanto la Svezia è conforme alla Carta sociale europea

Sono 14 su 15 i Paesi aderenti alla Carta sociale europea presso i quali il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), ha riscontrato violazioni del diritto alla parità di retribuzione e del diritto alle pari opportunità sul luogo di lavoro tra uomini e donne. I risultati, che arrivano dalla procedura dei reclami collettivi, individuano nella Svezia l’unico Stato membro riconosciuto…

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