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Fermento fra i repubblicani, dove un gruppo di ex dirigenti dell’Amministrazione e della campagna di George W. Bush ha lanciato un nuovo ‘super Pac’ per mobilitare i conservatori delusi a favore del candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden.

Il gruppo, denominato ’43 alumni for Biden’, “cerca di unire e mobilitare una comunità di elettori storicamente repubblicani che sono costernati e delusi dal danno fatto al nostro Paese dalla presidenza di Donald Trump“, recita il loro ‘manifesto’. Un ‘super Pac’ è un comitato che raccoglie fondi per un candidato; e 43 è il numero ‘presidenziale’ di Bush jr.

I conservatori tradizionali, e in particolare i ’43 alumni’, temono che la scelta di Trump di centrare la sua campagna sullo scontro culturale e razziale e la gestione dell’epidemia di coronavirus fatta dalla Casa Bianca non minino solo le possibilità del magnate di essere rieletto, ma mettano a rischio la maggioranza repubblicana in Senato.

Il problema – secondo esponenti e analisti conservatori – è che Trump, con le sue scelte, induce molti candidati repubblicani a prendere le distanze, per non compromettere la propria elezione. E c’è chi vede in gioco non solo il presente, ma un futuro politico che potrebbe essere indelebilmente ‘macchiato’ dalla vicinanza a Trump. Il presidente sta riproponendo la “campagna del 2016: allora, erano i musulmani e gli emigrati, ora sono le statue dei confederati”.

Finora era il fronte democratico a non essere convinto ed entusiasta del proprio candidato Joe Biden – troppo moderato e di centro ed ‘establishment’, per la sinistra ‘sanderista’. Ora le incrinature sono soprattutto repubblicane: i ’43 Alumni’ ne sono un indice.

Trump insiste a scaricare sulla Cina le responsabilità della pandemia (“Ha causato un danno enorme agli Usa e al resto del mondo!”, twitta) e sui democratici le difficoltà della ripresa. “Le scuole devono aprire in autunno”, twitta ancora il presidente, malgrado l’impennata di contagi nell’Unione, accusando Biden e i democratici di non volere riaprire le scuole in autunno “per motivi politici, e non sanitari”, perché “pensano che questo li aiuterà” a vincere le elezioni in novembre.

I contagi giornalieri negli Usa sono ieri tornati sopra quota 55 mila – un livello mai toccato prima, fino alla scorsa settimana, mentre i decessi sono stati circa 300: secondo i dati della Johns Hopkins University, alla mezzanotte sulla East Coast, il totale dei contagi superava i 2.936.00, quasi l’1% della popolazione, e quello dei deceduti sfiorava i 130.300.

I fermenti fra i repubblicani per fermare il presidente o almeno distoglierlo dalla sua nuova versione di una Guerra civile, in cui i nemici sono la sinistra radicale che equipara ai nazisti e i manifestanti anti-razzismo, non si limitano ai ’43 Alumni’, ai Bush e a senatori isolati come Mitt Romney.

“Sono lieto che dei repubblicani stiano prendendo le distanze, ma mi ricorda il governo di Vichy”, dice l’ex governatore dell’Ohio John Kasich, repubblicano, rivale di Trump per la nomination nel 2016. Il partito – denuncia Kasich – lo ha “coccolato e ora sono come topi che scappano dalla nave che sta affondando. Sta creando nel Paese un crescendo di odio fra i politici e anche fra i cittadini”.

Kristopher Purcell, ex funzionario dell’Amministrazione Bush, uno dei fondatori dei ’43 Alumni’, dice: “Dopo tre anni e mezzo di caos e incompetenza e divisione, molte persone ritengono che bisogna fare qualcosa… Non siamo completamente d’accordo con l’agenda democratica, ma questa è un’elezione su un unico tema: siete per Trump o siete per l’America”.

Per molti americani, il voto di novembre è proprio un referendum su Trump – e, infatti, la presenza di Biden nella campagna resta impalpabile -. Il presidente deve intanto registrare un’altra defezione in vista della convention repubblicana di fine agosto: questa volta, però, la politica non c’entra; è solo questione d’età e di prudenza. Chuck Grassley, 86 anni, il senatore repubblicano più anziano, non sarà alla convention causa coronavirus. Grassley, che rappresenta lo Iowa in Senato dal 1981, è uno dei più stretti alleati del presidente.

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