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La rete della propaganda russa in Occidente potrebbe essere meno efficace se non trovasse degli alleati proprio tra gli Occidentali. In prima linea tra le “armate cognitive” che combattono sul fronte – o forse dovremmo dire “sulla fronte”, dato che stiamo parlando di attacchi sferrati sul campo di battaglia del sistema limbico del cervello umano –  troviamo schierate le nuove destre europee. Mosse da un coacervo ideologico, accanto a forme eclatanti di smaccata propaganda, lanciano sistematicamente “droni subliminali” che colpiscono la “pancia” degli individui piuttosto che la loro sfera razionale. Questi movimenti politici sono attratti dal nazionalismo propugnato da un Cremlino in cerca di interlocutori disposti a sviluppare una forma di deep battle che non mira alla conquista delle retrovie degli avversari, ma a quella delle loro emozioni. Ecco, allora, che realtà quali il Front National francese, lo United Kingdom Independence Party (UKIP) in gran Bretagna o la Lega Nord e, recentemente, il partito di nuova costituzione Futuro Nazionale, in Italia, si schierano fianco a fianco nella battaglia condotta da Mosca per indebolire il sostegno alle sanzioni erogate dall’Unione Europea all’indomani della crisi sfociata in guerra tra la Russia e l’Ucraina. E certamente Putin non perde occasione di alimentare in ogni forma e con ogni mezzo i partiti simpatizzanti della sua condotta politica, i cui leader non mancano di rendere lustro alla sua immagine, più che alla Russia stessa. Non possiamo dimenticare la foto di Matteo Salvini che indossava una maglietta con il ritratto del presidente russo o sempre lui che, in tempi non sospetti affermava “Russia Unita è un partito fratello della Lega”, come riportato sulle colonne del quotidiano Libero del 20/12/2015: “Salvini vola in Russia da Vladimir Putin. Colpo di teatro: si presenta dallo zar con questa maglietta”.

Tutti  i leader dei partiti europei di orientamento nazional-populista, in un modo o nell’altro, sono diventati una potente cassa di risonanza in ambito europeo, sensibili alle azioni degli agenti di influenza del Cremlino. Un esempio di uno strumento efficace impegnato in tali attività è la testata RT (ex Russia Today), che sovente invita esponenti di spicco della destra “sovranista”, entusiasti di aderire alla linea editoriale del canale satellitare nelle interviste che rilasciano. Sebbene, in seguito all’invasione dell’Ucraina, Marine Le Pen abbia mitigato le strenue posizioni di sostegno alla politica di Mosca, la presidente del Front National è stata più volte ospite delle istituzioni russe, o invitata nel paese dai rappresentanti di Russia Unita, ed è stata a lungo una presenza fissa sia delle televisioni satellitari come Russia Today che della radio Voce della Russia.

In queste operazioni che rafforzano il pensiero divulgato dai Russi, l’humus in cui affonda le radici la propaganda sono l’anti-americanismo e l’euroscetticismo. Se da un lato, tuttavia, il sentimento di ostilità nei confronti degli Stati Uniti si è attenuato, almeno finché perdura l’atteggiamento “amicale” esibito da Trump nei confronti di Putin, l’odio verso Bruxelles è costantemente alimentato dalle narrazioni di Mosca.

E le narrazioni confezionate dai grandi artefici della propaganda, in verità, sono orientate “a tutto campo”, senza distinzione per il colore politico dei gruppi-obiettivo individuati, cercando indistintamente consensi tra le rappresentanze di estrema destra e di estrema sinistra in tutta l’Europa. La narrazione incentrata sulla necessità della “denazificazione” dell’Ucraina, in tempi non sospetti attecchiva nei cuori dei nostalgici dell’Unione Sovietica, impermeabili al fatto che le politiche putiniane non guardavano tanto al retaggio culturale dei soviet, quanto al recupero di quella dimensione storica della Russia che, non a caso, lo ha fatto definire con l’appellativo di “zar”. Un esempio in tal senso è offerto dall’aver trovato un interlocutore affidabile anche nel partito della sinistra radicale Syriza, in Grecia, quando si era affermato come partito di governo. I rappresentanti principali del partito, infatti, individuarono delle significative affinità con l’ideologia e la politica dell’establishment russo. In occasione di una visita a Mosca nel maggio 2014, Alexis Tsipras, all’epoca Primo Ministro, non mancò di denunciare l’Ucraina per l’ospitalità che formazioni neo-naziste troverebbero agevolmente nel tessuto politico di Kiev.

Torniamo in Italia e ai giorni nostri. Se prendiamo in esame diversi sketch di Maurizio Crozza nel suo programma Fratelli di Crozza, possiamo cogliere un fenomeno di tipologia narrativo-propagandistica piuttosto sottile e preoccupante perché subdolo. Consideriamo, a titolo esemplificativo, il monologo “Il petrolio potrebbe arrivare presto ai massimi storici. Cosa ci aspetta?”, costruito su un confronto tra Franco Bernabè e Marco Travaglio sul tema del gas russo e dei costi del petrolio in seguito al blocco dello Stretto di Hormuz, estrapolato  dalla trasmissione Otto e mezzo condotta da Lilli Gruber su La 7. Decontestualizzando il confronto dialettico tra le autorevoli figure in questione, il noto comico genovese fa alcune considerazioni sugli aggravi derivanti dal caro-benzina che affligge il nostro Paese. Sostanzialmente Crozza sostiene che dovendosi destreggiare tra la dittatura teocratica ortodossa di Putin e quella islamica degli ayatollah, vale la pena “farsi furbi”. In che modo? È semplice. Piuttosto che pagare a caro prezzo il petrolio di Teheran è meglio rivolgersi verso l’acquisto del prodotto russo.

Si impongono, allora, alcune riflessioni. Innanzitutto, emergono numerose “sponde” offerte alle tesi del giornalista Marco Travaglio, da sempre sostenitore di una apertura verso il Cremlino per diverse ragioni; in primis, per una resa incondizionata dell’Ucraina in nome di un pacifismo generalista e irrazionale; nondimeno, per motivi di natura politica-economica, reiterando il principio della necessità di acquistare il gas russo in nome del nostro interesse nazionale. Travaglio, dunque, si pone su posizioni molto vicine a quelle dei partiti di Salvini e di Vannacci, che sugli stessi presupposti di natura economica, motivano l’opportunità di lasciare l’Ucraina al proprio destino. Viene da dire: “quando gli opposti si attraggono”. Certamente tra le posizioni ideologiche dei due esponenti politici e quelle del giornalista in parola c’è un abisso e, tuttavia, le conclusioni cui addivengono sono le stesse.

Riprendendo il ragionamento di Crozza, se è vero che gli aspetti etici destano un interesse marginale nel pensiero delle masse, per contro nulla è più efficace di un messaggio che oltre a colpire le “menti” o la “pancia” o i “cuori” che dir si voglia, fa leva sulla vulnerabilità delle “tasche” di un popolo. Sotto questo aspetto l’Italia è molto, molto sensibile ai messaggi abilmente divulgati dalle “casse di risonanza” del Cremlino, quando pizzicano le corde del benessere individuale degli Italiani; individuale, si badi bene, non necessariamente collettivo. L’aspetto veramente interessante e, come detto, preoccupante va ascritto alle potenzialità di una cassa di risonanza – consapevole o meno di essere tale, vogliamo dargli il beneficio del dubbio – del calibro di un comico come Maurizio Crozza. Infatti, se si può essere aprioristicamente refrattari alla divulgazione attuata da esponenti dell’una o dell’altra compagine politica, ricusandone i messaggi sulla base della propria ideologia, più difficile risulta mantenere la lucidità e l’attenzione necessarie per non cadere nella trappola della propaganda, quando la verve di un comico guardato per rilassarsi, contribuisce a far abbassare le difese psichiche che salvaguardano il nostro spirito critico.

corea del nord kim putin

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