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Il caso Immuni continua a scaldare il Copasir. Il comitato bipartisan di Palazzo San Macuto è conosciuto come oasi felice della politica: si vota per consenso, ma quasi sempre si raggiunge l’unanimità.

Non è successo questo pomeriggio, quando l’organo presieduto dal deputato della Lega Raffaele Volpi ha dovuto mettere ai voti la relazione del senatore leghista Paolo Arrigoni su Immuni, l’app di contact tracing per monitorare la diffusione del Covid-19 in Italia che dovrebbe essere pronta per maggio.

Un membro del comitato, la deputata del Movimento Cinque Stelle Federica Dieni, ha scelto di astenersi, giudicando le conclusioni della relazione eccessivamente politiche e dunque non rientranti nel perimetro di competenza dell’organo.

“Mi sono astenuta perché la relazione nella parte conclusiva, a mio avviso, contiene considerazioni politiche e valutazioni di merito che travalicano la competenza del comitato”, spiega interpellata da Formiche.net.

Alcune criticità contenute nella relazione di Arrigoni “sono già state rilevate e alcuni punti già chiariti”, spiega la deputata. Quanto alle considerazioni politiche, la Dieni sottolinea come sarebbe più opportuno affrontarle “in sede di merito”.

La relazione Copasir, oltre ai rilievi tecnici sulla sicurezza, affronta altre questioni, come la libertà dei singoli cittadini al momento di scaricare l’app. E presenta non poche remore nei confronti dell’app difesa dal ministro dell’Innovazione in quota M5S Paola Pisano (nella foto).

La settimana scorsa il Copasir aveva sentito il ministro per chiedere, fra le altre cose, perché la scelta del ministero sia ricaduta proprio su Immuni e non su Covid-App, l’altra applicazione suggerita dalla task-force.

Il ministro, hanno riportato indiscrezioni di stampa, ha ricondotto la decisione al direttore del Dis Gennaro Vecchione, il quale però, sentito dallo stesso comitato, avrebbe invece detto di essere stato informato ex post della scelta di Immuni.

Il comitato ha dato il suo sì al “progetto Immuni”, ma, fanno sapere fonti parlamentari, rimane vigile su alcune criticità che non sono state chiarite dalla Pisano. La società dietro l’app, Bending Spoons, vanta una partecipazione di Nuo Capital, holding di investimenti di Hong Kong.

La presenza sia pur minoritaria di un’azienda cinese nel capitale dell’app che dovrà gestire i dati personali di milioni di italiani ha suonato un campanello d’allarme al Copasir, che ha chiesto di vederci chiaro.

Al question time al Senato questo mercoledì la Pisano ha assicurato che “non sussistono, neppure in astratto, rischi che i dati raccolti dall’app possono entrare nella disponibilità di soggetti stranieri o privati”, perché l’infrastruttura sarà gestita dalla società pubblica Sogei. Bending Spoons, ha detto Pisano, “ha solo fornito dei codici sorgenti e delle linee di codice. I dati verranno interamente gestiti da soggetti pubblici”.

Ma non tutti i nodi sono sciolti. Bending Spoons, che ha iniziato a lavorare a Immuni a marzo, ha infatti annunciato che per sei mesi, a titolo gratuito “e comunque nel limite di 10 mila ore/uomo”, aiuterà a “completare gli sviluppi software” dell’app.

Rimane insomma un’area grigia nella collaborazione con l’azienda tech di Milano, che richiede l’adozione di “opportuni presidi” per evitare che, anche per un periodo limitato, i dati degli utenti non siano nell’esclusiva disponibilità dello Stato.

L’altro dubbio del comitato su Immuni è di tipo operativo. Non è chiaro “chi gestirà il flusso operativo fra regioni, Asl, ministero della Salute”. Il comitato insomma ritiene opportuno un chiarimento definitivo sul coordinamento fra i tre livelli e i cittadini che decideranno di scaricare l’app.

Immuni, il Copasir dice sì (con molte riserve). Ma Dieni (M5S) si astiene

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