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Diciannove marinai iraniani sono morti al largo del Golfo dell’Oman per fuoco amico. Domenica, la fregata iraniana “Jamaran” ha sparato un missile per errore durante un’esercitazione live-fire e ha colpito l’obiettivo sbagliato: la nave da supporto “Konarak”. Un colpo per la dimensione militare su cui la Repubblica islamica basa una bella fetta della sua narrazione muscolare; la Jamaran, che quando fu presentata nel 2010, inaugurato dalla Guida suprema Ali Khamenei in persona, è stata raccontata al popolo come orgoglio nazionale.

Il secondo danno collaterale del genere dall’inizio dell’anno. Si ricorderà infatti che a gennaio l’unità di difesa aerea del Corpo dei guardiani della rivoluzione, i Pasdaran, avevano abbattuto per errore un volo di linea Ukrainian Airlines. Due missili sparati perché pensavano fosse un velivolo statunitense che stava rispondendo all’attacco missilistico iraniano in corso in Iraq – rappresaglia su basi che ospitavano anche americani dopo che un drone aveva ucciso il capo delle operazioni estere dei Pasdaran, il generale Qassem Soleimani.

Bilancio: 176 morti innocenti, che se uniti ai 19 di oggi fanno 195 vite spezzate da errori di rito dell’Iran – record macabro. Altri venti marinai sono attualmente dispersi, secondo le informazioni che il New York Times a firma dell’esperta di Iran Farnaz Fassihi, che cita fonti a conoscenza dell’incidente – su cui Teheran non ha diffuso troppi dettagli ufficiali.

La questione non è da poco, perché già l’incidente del volo ucraino aveva scatenato le critiche dell’opinione pubblica, in parte ancora sconvolta dalle repressioni ai moti anti-governativi di ottobre/novembre scorso. Manifestazioni che chiedevano all’Iran di smetterla con le politiche aggressive e militaresche, con l’avventurismo pensato da Soleimani (che voleva ricreare l’influenza persiana nella regione attraverso la costruzione di gruppi proxy nei paesi limitrofi).

Ora a tutto questo s’è sommata l’insofferenza della collettività iraniana alla risposta del regime alla pandemia. L’incidente navale arriva in una fase in cui il Paese soffre sia gli effetti del coronavirus – che con ogni probabilità ha colpito l’Iran in termini superiori a quelli annunciati pubblicamente – e le conseguenze economiche. Il tema di fondo è una richiesta di assistenza al Fondo monetario internazionale, che però è in stallo per un blocco americano: Washington sostiene che se la Repubblica islamica smettesse di finanziare le proprie ambizioni egemoniche nella regione, potrebbe avere fondi a sufficienza per finanziare la sua ripresa economica post CoV.

L’incidente di ieri nel Golfo dell’Oman – davanti alla città di Jask – è avvenuto durante una delle tante esercitazioni che l’Iran compie al largo della sue acque. Operazioni che servono alla marina iraniana e a quella del gruppo militare teocratico dei Pasdaran, servono sia per testare le nuove armi sia come forme di dimostrazione muscolare agli Stati Uniti – che sono il principale nemico dell’Iran e che proteggono ancora alcuni degli alleati che l’Iran considera competitor esistenziali, come Israele e l’Arabia Saudita.

(Foto: Wikipedia)

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