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I cinesi sono stati più bravi dei russi, forse parecchio più bravi. Gli aiuti all’Italia vittima della pandemia arrivati da Pechino e da Mosca hanno avuto eco mediatica e presenza sui social network di tipo diverso e quindi il vero fine, quello di un ritorno politico e di immagine, non è stato raggiunto da entrambi allo stesso modo. Un dettagliato report del Centro studi internazionali con Cultur-e, società di analisi dei dati, ha studiato le reazioni degli utenti italiani alle azioni russe e cinesi per capire se gli sforzi (ovviamente dal punto di vista dei due Stati) hanno centrato l’obiettivo.

“Incertezza e supremazia informativa: l’ecosistema Italia di fronte alla pandemia” è il titolo del lavoro curato da Gabriele Iacovino, Marco Di Liddo e Filippo Tansini che parte da un presupposto indiscutibile: la comunicazione strategica è fondamentale a prescindere se gli scopi siano pacifici o meno. La montagna di notizie sul Covid-19 è tale che l’Organizzazione mondiale della sanità ha parlato di infodemia e dell’Italia si è parlato moltissimo per importanza come nazione, per l’entità del contagio, per il dibattito politico interno, per le implicazioni internazionali degli aiuti ricevuti e per le polemiche con l’Unione europea. Informazione e disinformazione sono state e saranno pane quotidiano.

La ricerca del Cesi individua innanzitutto quattro “differenti necessità informative” degli utenti: dare senso all’incertezza, aggiornarsi sulla situazione attuale, fare fronte alla quarantena, gestire la situazione presente e la ripresa delle attività produttive. Nelle prime 20 pagine di Wikipedia consultate nel mese di marzo al primo posto c’è quella sull’influenza spagnola con oltre 1,3 milioni di visualizzazioni, seguita da quelle su pandemia, pandemia Covid-19 del 2020 in Italia, Rai e Giuseppe Conte. E’ significativo che al 24° posto ci sia la cassa integrazione guadagni e al 27° il Mes, meccanismo europeo di stabilità, tema molto complesso che evidentemente sta incuriosendo gli italiani.

La Cina (44° posto) e la Russia (177°) hanno dato aiuti consistenti: Pechino, oltre a un team di medici specializzati reduci dall’emergenza di Wuhan, ha fornito mascherine, respiratori, ventilatori polmonari e altro, anche se va ricordato che buona parte di quello che è arrivato non era gratis. Mosca ha inviato materiale analogo, un laboratorio mobile di analisi clinica e circa 120 militari del nucleo di Difesa chimica, biologica e radiologica dell’Esercito. Il report sottolinea che la Cina aveva bisogno di rilanciare la propria immagine internazionale, dopo gli attacchi su come ha gestito la fase iniziale della malattia, e di spingere per una rapida ripresa dell’economia mondiale visto il proprio ruolo produttivo. L’Italia è centrale per la nuova Via della seta (la Belt and Road Initiative) e per il dossier sul 5G. La Russia ha invece bisogno di far dimenticare tanti problemi: l’annessione della Crimea, la guerra nel Donbas, quella in Siria e la spinosa questione del Russiagate che ha coinvolto l’Europa (compresa l’Italia) e gli Stati Uniti.

Gli indici delle ricerche Google e i volumi delle citazioni su social network e digital media indicano una concentrazione maggiore in base agli arrivi: il 13 marzo quelli cinesi e il 22 marzo quelli russi, con numeri esponenziali rispetto a quelli ridottissimi relativi agli aiuti statunitensi ed europei. La Cina “vince” sulla Russia con una crescita lenta e sostenuta nei giorni successivi all’arrivo mentre il volume prodotto online dagli aiuti russi si è concentrato nei giorni immediatamente successivi all’arrivo per poi ridursi rapidamente. Tra il 1° e il 31 marzo la Sentiment Analysis ha rilevato oltre 97.700 citazioni per gli aiuti cinesi con un sentiment positivo pari al 27 per cento, uno negativo del 19,8 e il resto neutro. E’ importante notare che il giudizio negativo si riferisce soprattutto alle relazioni con l’Ue e la Nato più che ad accuse dirette alla Cina. Secondo il Cesi “questo testimonia come Pechino abbia capitalizzato al massimo il contesto favorevole del momento e come sia stata percepita con maggior benevolenza rispetto agli Stati Uniti e all’Ue. Quindi, sulla base dei presupposti strategici della sua azione, si può affermare che la Cina abbia svolto un’efficace attività di public diplomacy”.

Le 38.400 citazioni russe, poco più di un terzo di quelle cinesi, potrebbero dipendere dalla scelta di mandare uomini in divisa e mezzi militari, un errore di comunicazione che ha penalizzato la percezione degli aiuti russi. Non è un caso che l’analisi digitale piazza al primo posto i link di Sputnik, testata filorussa, e dunque il consenso resta nel perimetro di chi già simpatizzava per Mosca. I giudizi negativi sono dimostrati dal secondo posto degli articoli della Stampa e dal terzo di quelli del Giorno, molto critici nella lettura degli aiuti russi. “L’incapacità della strategia di comunicazione russa di parlare a un pubblico non fidelizzato e il criticismo sulle modalità e le tipologie di aiuti – è scritto nel report del Cesi – hanno fatto in modo che, dal punto di vista comunicativo, la missione non abbia ottenuto un ampliamento del proprio bacino di sostenitori” e quindi “Mosca non può dirsi soddisfatta del proprio investimento sotto il profilo del ritorno di immagine presso il pubblico italiano”.

I “medici eroi” di Wuhan hanno battuto lo slogan “From Russia with love”. Resta la conferma dell’importanza della comunicazione digitale per aumentare il proprio ruolo nello scenario internazionale e resta soprattutto il fatto che Cina e Russia non sono alleati tradizionali dell’Italia. Hanno approfittato della pandemia per altri scopi, più o meno sostenuti da qualche partito o movimento politico.

Cina batte Russia. Così gli italiani "leggono" gli aiuti per il virus. Report Cesi

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