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L’emergenza coronavirus ha costretto molte aziende ad adottare lo smart working, chiedendo ai propri lavoratori di lavorare da casa. E sebbene in Italia questo strumento sia ad oggi ancora scarsamente utilizzato – a dispetto di altri Paesi europei – le imprese sembrano starvisi adattando, con più o meno agilità. Un’occasione per alcuni sociologi – per le ricadute positive che quest’ultimo ha in termini economici, di tempo, di inquinamento e di serenità del lavoratore, ancor più quando genitore –, svantaggioso per altri perché impedisce la socialità e il lavoro di squadra, secondo l’Osservatorio smartworking del Politecnico di Milano il lavoro agile veniva già adottato, precedentemente all’esplosione del contagio da Covid-19, dal 60% delle aziende medio-grandi italiane. Molto meno diffuso, invece, nella piccola impresa a causa di un ritardo di natura culturale-manageriale.

LA CULTURA DIGITALE DELLE IMPRESE

Tra gli esempi virtuosi registrati in questo periodo, spicca quello di InfoCamere che, come dichiarato dal direttore generale Paolo Ghezzi, sta lavorando al fine di “tutelare la salute dei lavoratori e del contesto sociale, mantenere la continuità dei servizi, accelerare e promuovere la cultura digitale delle imprese”. “È con questi obiettivi – ha spiegato – che le camere di commercio, con il supporto operativo di InfoCamere, stanno affrontando l’emergenza sanitaria che attraversa il Paese”. Al centro dell’azione che si sta dispiegando in tutta Italia, ha aggiunto “c’è la capacità di operare, in brevissimo tempo, una transizione quasi totale tra lavoro in presenza e smartworking”.

IN SMARTOWRKING L’85% DEI LAVORATORI

Del resto, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale era già in fase di implementazione delle modalità di lavoro agile per ampia parte della popolazione aziendale, come indicato nel recentissimo contratto integrativo aziendale. È anche grazie a questo, infatti, che la percentuale di smartworker è balzata all’85% coinvolgendo un numero di lavoratori pari a 1.050 unità, contro le 150 registrate all’inizio della crisi. Sono infatti circa 2.500 le connessioni telematiche private (le cosiddette vpn, ovvero canali digitali sicuri che collegano la postazione remota e quella di lavoro o la rete dell’ufficio) e 1.800 le connessioni in tecnologia vdi (una soluzione ancora più evoluta rispetto alle vpn), messe a disposizione da InfoCamere per i propri dipendenti e collaboratori.

LE CAMERE DI COMMERCIO IN LAVORO AGILE

“Seguendo l’evoluzione dei decreti del presidente del Consiglio – ha commentato Ghezzi – abbiamo attivato lo smartworking per il personale di InfoCamere verificando la copertura dei requisiti tecnologici oltre che presidiando i profili di produttività attesi; al contempo abbiamo abilitato le camere di commercio richiedenti alla possibilità di ricorrere allo smartworking per il proprio personale, presidiando organizzazione ed infrastrutture nell’intento di garantire a imprese e professionisti i consueti livelli di accessibilità e fruizione dei servizi online camerali”.

SOSTENIBILITÀ, EFFICIENZA E PROMOZIONE UMANA

La stessa risposta del sistema camerale all’emergenza sembra essere stata compatta e responsabile, sia nei confronti delle imprese, alle quali è stata garantito l’accesso a tutti i servizi in modalità digitale, sia nei confronti del personale attraverso la riduzione degli orari di accesso al pubblico e la chiusura delle sedi fisiche non indispensabili. “Un contributo – secondo Ghezzi – per rispondere alle esigenze lavorative che si vanno manifestando in presenza di questa grave emergenza sanitaria; strumenti ed organizzazione frutto di una visione di servizio radicata in InfoCamere che, negli ultimi anni, ha fatto propria la prospettiva del lavoro agile per garantire sostenibilità, efficienza e promozione umana quali cifre riconoscibili dell’operato del sistema camerale al servizio delle imprese”.

IN SMARTWORKING DAL 2017

“Dal 2017 in InfoCamere è stato impostato un articolato piano di welfare nel quale lo smartworking è presente nella consapevolezza che valorizzare il capitale umano significa far crescere l’azienda aumentando il benessere di chi la vive quotidianamente”, ha commentato il direttore generale della società. Questo, infatti, testimonia uno slancio verso “una maggiore armonizzazione tra vita privata e professionale, migliorando la capacità dell’organizzazione di rispondere alle esigenze in tempi più rapidi e in modo ottimale con incentivi a sviluppare un atteggiamento responsabile e proattivo, così da garantire produttività e livelli di servizi a favore dei propri utenti”.

OLTRE 60MILA POSTAZIONI “AGILI”

“La gestione – ha poi aggiunto il dg – delle principali attività di coordinamento e l’accesso alle informazioni è garantito da un sistema basato su cloud, grazie ad un data center all’avanguardia nel panorama nazionale. Da questa infrastruttura sono collegate fino a 10mila postazioni di lavoro delle camere di commercio e 50mila di altre pubbliche amministrazioni, garantendo ai nostri utenti l’accesso agli atti delle imprese, sia tramite gli sportelli camerali sia attraverso 360mila utenze professionali, generando ogni anno 50 milioni di visure ufficiali richiesti da imprese, cittadini e altre Pa”.

Così le camere di commercio vincono l'emergenza (grazie a InfoCamere)

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