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Il coronavirus ha dato una scossa improvvisa ai modelli organizzativi delle aziende di tutto il mondo, evidenziando debolezze strutturali da colmare al più presto e spingendo con forza verso azioni innovative, non necessariamente difficili da realizzare, ma da avviare rapidamente, senza poterle pianificare.

I manager si sono trovati nell’occhio del ciclone, stretti fra l’urgenza delle nuove regole da introdurre, far rispettare e rendere efficienti (lo smart working, soprattutto), e la necessità di non cedere moralmente all’avanzare dell’epidemia, cercando invece di immagazzinare idee e progetti per essere pronti nella fase di ripresa. I dirigenti pubblici e privati hanno reagito con calma e grande senso di responsabilità alla crisi del coronavirus: le reazioni nelle fabbriche e negli uffici sono state sempre positive, senza arrendersi alle difficoltà ma cercando di farvi fronte con gli strumenti a disposizione. Con l’ulteriore difficoltà di dover gestire le relazioni con clienti e fornitori di altri paesi, in cui fasi diverse dell’epidemia e risposte dei governi stanno creando grande complessità.

Tra alcune settimane potremo valutare i primi effetti delle misure prese nel nostro Paese, ma trattandosi di una pandemia gli effetti negativi dureranno a lungo. Fortunatamente i dirigenti sono abituati a lottare e anche in questo caso guardano avanti, senza scoraggiarsi, pur nella certezza che alla fine ci saranno conti da pagare, e probabilmente anche alti, ma tutto sarà affrontato con lo spirito giusto. L’emergenza sanitaria ha forzato le aziende a rivedere policy, strategie e procedure per proteggere lavoratori, clienti e operazioni durante questa epidemia e quelle che verranno.

Dai primi risultati di un sondaggio che Manageritalia ha commissionato alla società specializzata AstraRicerche, (dal 5 al 9 marzo sono state raccolte via web le opinioni di 1.452 manager) emerge un giudizio positivo su come il mondo delle aziende ha affrontato l’emergenza coronavirus. Sono state prese decisioni rapidamente, si è cercato di rispondere fattivamente alla crisi che ci raggiungeva.

Nel settore pubblico i medici si sono trovati in prima linea e hanno risposto con impegno e competenza straordinari. Anche il giudizio verso le altre organizzazioni pubbliche è complessivamente positivo, grazie anche ai nostri dirigenti stiamo dimostrando una capacità di risposta superiore alle attese. Il mondo della scuola sta reagendo all’emergenza, grazie anche allo stimolo continuo di molti dirigenti scolastici verso l’adozione di strumenti e tecniche di didattica a distanza. Negli uffici, nelle fabbriche, nella distribuzione, negli ospedali, nelle scuole, negli enti pubblici non c’è stato panico, si è risposto con calma, usando tutti gli strumenti a disposizione, come lo smart working in tutti i casi in cui è stato possibile. Molti colleghi hanno cercato di utilizzare questo periodo per riprendere in mano progetti dimenticati, sono stati rifatti piani di marketing per affrontare il momento in cui l’economia riprenderà pienamente, si sono intensificati i rapporti, anche se a distanza, con i clienti.

In dettaglio, l’emergenza coronavirus ha avuto un impatto rilevante per il 75% dei manager e delle aziende. Da subito hanno annullato tutti i viaggi (84%) e i momenti di lavoro in presenza fisica (65%) mettendo a lavorare da casa tutti i lavoratori per cui è possibile (70) e chiudendo spesso al pubblico (23%). A fronte di un allentamento del blocco nel giro di 15-20 giorni, il 75% dei manager vede un calo del fatturato: il 38% del 5-10%, il 23% del 15-20%, il 14% addirittura oltre il 30%.

Scorrendo fra i risultati del questionario emerge che il telelavoro, adottato per tutelare la salute dei lavoratori e favorito da una maggiore flessibilità normativa, è stato scelto già una settimana fa da tantissime aziende (84%), anche se non per tutti i lavoratori. In molti casi (38%) ha riguardato anche persone che non lo avevano mai fatto prima. Solo nel 16% delle aziende non lo aveva utilizzato, anche solo parzialmente. E tantissimi sono i manager che intravvedono, una volta finita la crisi, l’opportunità di ampliarlo passando a un vero smart working foriero, dicono, di vantaggi per il benessere delle persone (87%) e la produttività delle aziende (69%). Certo, servirà anche cambiare l’organizzazione. In pratica i manager chiedono di partecipare a una piattaforma allargata, sviluppando idee per superare la crisi (48%), mentre alle organizzazioni sindacali che li rappresentano chiedono supporto per chi dovesse perdere il lavoro e ricollocarsi (46%). Un supporto anche a livello informativo (38%) e formativo (22%) per gestire e superare la crisi.

Come ha scritto qualcuno, citando Abramo Lincoln, questo è il tempo di affilare l’ascia per abbattere più alberi quando si tornerà nel bosco.

Vi racconto come manager e aziende hanno affrontato l'emergenza Covid-19. Parla Mantovani (Cida)

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