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“Se inviti qualcuno a casa, ti aspetti che ricambi l’invito”. Con queste parole riportate da Stuart Lau del South China Morning Post, la vicepresidente esecutiva della Commissione Margrethe Vestager ha toccato il tema della Cina e del rapporto tra il Dragone e l’Unione europea. La politica danese, presentando la nuova strategia europea sul digitale, ha invocato nel suo intervento competitività ma anche trasparenza e concorrenza leale.

Come ha notato Lau, la Vestager ha messo in mostra due elementi del rapporto tra Unione europea e Cina. Il primo riguarda i sussidi statali e le implicazioni sulla concorrenza. Il secondo è la reciprocità. Entrambe questioni al centro delle discussioni tra Bruxelles e Pechino, anche dopo la pubblicazione da parte della Commissione europea della toolbox per il 5G. 

I SUSSIDI A HUAWEI

Basti pensare ai sussidi che per 20 anni il governo di Pechino ha elargito, come ha raccontato il Wall Street Journal, a Huawei permettendo all’azienda di diventare un colosso dell’infrastruttura tecnologica del futuro. Commentando la toolbox con Formiche.net Stefano Mele, partner dello Studio legale Carnelutti e presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato atlantico italiano, aveva spiegato che la vera partita “si gioca sul piano della trasparenza”. Escludere Huawei? Impossibile farlo del tutto, secondo l’esperto. “Oltre la raccomandazione non si poteva andare altri strumenti sono già stati messi in campo, come la direttiva Nis del 2018, per innalzare il livello della sicurezza cibernetica”.

Come può rispondere l’Unione europea allora? Un’idea l’ha lanciata durante un’intervista con Formiche.net il presidente della Commissione Esteri del Bundestag e membro della Cdu Norbert Röttgen: la creazione di un mercato europeo. O più precisamente, la creazione di condizioni che favoriscano la crescita dei campioni europei del settore, a cominciare dalla svedese Ericsson e la finlandse Nokia, le uniche in grado di tener testa a Huawei sul 5G.

LE SOFFERENZE DELLE IMPRESE 

Questo è quanto riguarda la concorrenza. Ma la Vestager ha evocato anche il tema della reciprocità. Che certo può interessare anche il digitale, ma si tratta di una questione più generale. Che va di pari passo con la trasparenza. Reciprocità e trasparenza sono stati al centro di un report pubblicato alcune settimane fa dalla Camera di Commercio dell’Unione europea in Cina intitolato The Road Less Travelled, che potremmo tradurre come “La strada meno battuta”. Come avevamo spiegato, sono due i risultati fondamentali di questa indagine condotta su 132 imprese. Primo: le aziende europee hanno un ruolo marginale nella Via della seta. Secondo: la concorrenza europea è schiacciata dalle imprese cinesi di proprietà statale. 

Presentando il documento, la nota stampa della Camera di commercio era molto diretta parlando dei “ruoli di nicchia” concessi alle aziende europee: “Questo riflette la realtà che la Via della seta è in gran parte business as usual per le aziende europee che operano in Cina, ormai abituate a perseguire opportunità che sono limitate e selettive”. “I colossi nazionali cinesi – forti di aiuti di Stato e del denaro a basso costo – si stanno assicurando una fetta sproporzionata di contratti rispetto ai piani di sviluppo multilaterale”, aveva commentato Joerg Wuttke, presidente della Camera di commercio dell’Unione europea in Cina. Per questo, “l’Europa deve decidere come rispondere a questa esportazione del modello cinese per proteggersi dalle distorsioni del mercato e rimanere competitiva nei mercati dei Paesi terzi”.

E, almeno dalle parole della Vestager, sembra che qualcosa a Bruxelles stia cambiando nonostante i vertici di Huawei appaiano piuttosto convinti di poter essere centrali nel 5G europeo.

 

5G e Via della Seta, così Vestager mette in guardia la Cina

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