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Fine d’anno con scintille fra Turchia e Stati Uniti. In pochi giorni a Washington è andata in scena una doppietta che ha irritato non poco la Mezzaluna. La settimana scorsa, la commissione Esteri del Senato Usa ha dato il proprio via libera all’imposizione di sanzioni contro Ankara, in risposta all’acquisto dei sistemi di difesa aerea russi S-400. Pochi giorni dopo il Senato ha votato una risoluzione per riconoscere come “genocidio” il massacro degli armeni del 1915.

La reazione della Turchia non si è fatta attendere. Ankara ha minacciato di chiudere la base di Incirlik, nel sud-est del Paese e particolarmente strategica per la sua posizione geografica, ma soprattutto contenente materiale Nato fra cui una cinquantina di testate nucleari di vecchia generazione.

Alla fine della scorsa settimana la notizia aveva iniziato a circolare sui principali mezzi di informazione turchi, fino a quando, due giorni fa, a minacciare questo provvedimento, è stato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in persona.

“Se si renderà necessario per noi fare questo passo, avremo certamente l’autorità necessaria a farlo. Se necessario, chiuderemo Incirlik” ha detto Erdogan durante una intervista televisiva quando gli si è chiesto di commentare le decisioni del Senato Federale. Il presidente turco ha aggiunto che potrebbe essere chiusa anche la base radar di Kurecik.

Sembra insomma che il 2019 si chiuda con presupposti per il 2020 tutto fuorché pacifici. Di certo diversi dal clima di grande cordialità e sinergia che aveva caratterizzato la visita del presidente Erdogan a Washington lo scorso novembre.

“L’affare S-400” ormai si trascina da mesi, da quando la Russia ha iniziato a consegnare alla Turchia le testate missilistiche che sono state impiantate sul territorio di un Paese che è membro della Nato. Washington ha reagito estromettendo Ankara dal programma F-35, i caccia da guerra di ultima generazione, nonostante il governo guidato da Erdogan abbia più volte assicurato che i due sistemi non sarebbero entrati in conflitto fra di loro.

Il prossimo anno potrebbe segnare un punto di non ritorno fra i due Paesi. La Turchia ha da tempo annunciato l’intenzione di acquistare nuovi caccia da guerra. Il presidente americano Trump è convinto che i prescelti potrebbero essere gli F-35, ma da Mosca è arrivata un’offerta che potrebbe rivelarsi molto allettante per Ankara, intenzionata a creare una sua industria di difesa: l’acquisto di nuovi missili e caccia da guerra con una parte delle testate prodotta in Turchia.

La scelta di questa seconda opzione potrebbe provocare una frattura con gli Usa senza precedenti.

Cosa c’è dietro le scintille fra Ankara e Washington

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