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In un mondo che più globalizzato non si può, c’è ancora spazio per il Made in Italy? Certo che sì, almeno a sentire Mattia Mor, deputato Pd in forza alla commissione Attività Produttive, che in questa conversazione con Formiche.net racconta delle potenzialità di un Paese che troppo spesso si dà per vinto. Prima però occorre fare dei chiarimenti su quella che sarà la prossima manovra.

SALARIO MINIMO E CUNEO, SI PUÓ FARE

“Il salario minimo è parte del programma del Partito democratico, e non va messo in contrapposizione al taglio delle tasse. Entrambe le cose sono necessarie per garantire una maggiore retribuzione alle lavoratrici e ai lavoratori, soprattutto a coloro che guadagnano meno. Auspichiamo che il taglio del cuneo fiscale avvenga quanto prima, affinché sia minore la distanza tra il lordo il netto in busta paga per i lavoratori. Necessario per dare una maggiore spinta ai consumi nel nostro Paese”, premette Mor. Non basta, altro sforzo irrinunciabile, le infrastrutture che danno lavoro alle imprese. Matteo Salvini ripete ciclicamente che questo Paese ha bisogno di opere, cantieri, infrastrutture, come due giorni fa Sabaudia.  “Su questo non possiamo che essere d’accordo, le infrastrutture sono la spina dorsale di una Paese che voglia crescere e svilupparsi. Abbiamo dimostrato il nostro punto di vista sull’importanza delle infrastrutture con la mozione presentata a favore della Tav, perché siamo all’opposto della visione del M5S che vede nelle infrastrutture il male assoluto e che vorrebbe un Paese guidato verso una illusoria decrescita felice. Non sono necessari piani shock per le infrastrutture, basterebbe spendere nel modo più efficiente i fondi allocati dai governi del Partito Democratico, e portare a compimento i lavori programmati, senza voler bloccare tutto come chi gestisce il ministero ha sembrato voler fare”.

UN AMORE DI MADE IN ITALY

E veniamo al made in Italy. “Da imprenditore della moda per più di 10 anni, da manager del digitale impegnato a portare i prodotti del Made in Italy in Sud Est Asiatico ed in Cina attraverso il più grande gruppo e-commerce asiatico, ed ora da deputato della Repubblica che si occupa di attività produttive e commercio non posso che non affrontare in prima persona e con entusiasmo il tema della difesa e dello sviluppo del Made in Italy sui mercati mondiali”, premette Mor. “Viaggiando in giro per il mondo per lavoro e vivendo in Asia per un anno e mezzo ho potuto consolidare sempre di più il mio amore per l’Italia, i nostri prodotti, la cura per la qualità e per la ricerca della bellezza, quel tocco in più che diamo a quanto vendiamo nel mondo, per cui vi siamo riconosciuti. Nel 2016, spinto dall’amore così forte per il mio Paese, ho voluto fortemente rientrare in Italia come responsabile Europeo di uno store online del lusso, che vende moda, cosmetica, arredamento e design solo nel mercato Cinese, parte del più grande gruppo e-commerce del mondo. Sono però rientrato però con la coscienza, maturata toccandola con mano, di quanto vi siano centinaia di milioni di persone, in Asia soprattutto, che lo stile e la qualità della vita italiana li desiderano, li vogliono e possono comprare sempre di più“.

OBIETTIVO CINA

L’analisi di Mor si sposta direttamente sulla Cina, la grande cacciatrice di prodotti italiani. “Il 30% del consumo del lusso mondiale è già cinese, ma solo l’8% dei beni di lusso sono già comprati online, pur essendo la Cina il Paese più sviluppato al mondo nell’e-commerce e nel consumo mobile. Come made in Italy siamo arrivati ad un punto in cui la globalizzazione può finalmente volgere a favore del nostro Paese, considerando le decine di milioni di nuovi consumatori cinesi, che non aspettano altro che poter trovare sempre di più nelle proprie città, o a portata di dito sul proprio smartphone, prodotti di lusso italiano, originali, in stagione e a prezzo pieno, comunicati adeguatamente e consegnati il più velocemente possibile in qualsiasi città uno si trovi”. Ma quali i prodotti con in quali fare breccia nel cuore del Dragone? “Il punto di incontro perfetto tra i desideri di acquisto di un numero così alto di consumatori, e lo stile, la capacità artigiana e sartoriale, la creatività italiana, altro non può essere che il digitale, che permette di disintermediare l’acquisto, ridurre i tempi di accesso al mercato, vincere la distanza geografica, ridurre le barriere linguistiche e culturali e la burocrazia”.

ATTENTI AI FALSI

Ma, c’è un ma. E il ma si chiama contraffazione o pirateria, poca differenza. “Sappiamo”, spiega Mor, “che uno dei problemi principali che le nostre aziende devono affrontare nel portare i propri marchi nel mondo è la contraffazione, del cui aumento a livello mondiale delle problematiche che reca alle nostre aziende siamo pienamente coscienti. Siamo inoltre coscienti di come, in un’economia aperta, globalizzata e basata sulla conoscenza, gli investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo, valorizzati e tutelati attraverso il ricorso agli strumenti di proprietà intellettuale, si confermano tra le componenti più dinamiche per la crescita. L’Italia si configura come il terzo Paese, dopo gli Stati Uniti e la Francia, i cui prodotti sono oggetto di contraffazione”. Di qui, una strategia governativa che sia il più efficace possibile. “Mercoledì scorso 31 luglio abbiamo ascoltato, in Commissione Attività Produttive della Camera, la presentazione del Piano Strategico Nazionale Anti Contraffazione del governo, presentato dal viceministro competente, Dario Galli”, spiega Mor.

“Abbiamo preso atto dell’impegno del governo per contrastarla e delle proposte come risposta alle sfide principali che il governo deve affrontare individuate nel piano: contraffazione online, sistematizzazione della normativa, rafforzamento dei presidi territoriali, tutela dei marchi e delle indicazioni geografiche sui mercati esteri, sensibilizzazione. Troviamo però che questo piano stesso rifletta appieno il modo di operare dei partiti di maggioranza, ovvero la capacità di sollevare i problemi, farsi belli a livello comunicativo, ma non affrontarli con risorse adeguate, come visto esplicitamente nel dl Crescita e nell’azione di governo in questo primo anno”.

IL PIANO DEL GOVERNO

Entrando nel dettaglio del piano anticontraffazione messo a punto dal governo, Mor spiega come “l’esecutivo gialloverde parla come prima cosa di contraffazione online, senza avere contezza alcuna però che l’aumento dell’export italiano, e la tutela dei marchi, passa in primis dalle grandi piattaforme digitali e che il modo migliore per affrontare e sconfiggere i falsi è essere presenti sulle più importanti piattaforme digitali con prodotti veri e con la propria immagine. I prodotti del Made in Italy si salvano tanto più quanto possono far conoscere ai consumatori globali le proprie caratteristiche di valore, unicità, artigianalità, saper fare ineguagliabile”. Viene “poi segnalata la necessità dell’ingaggio di social media ed influencer per aiutare la sensibilizzazione del pubblico nazionale sul tema, ma non vi è un’abbozzo di strategia a riguardo né alcuna risorsa a questo dedicato. E chi conosce il funzionamento dei social, come i partiti al governo dimostrano di sapere, sa che una strategia di comunicazione digitale senza importanti risorse investite è completamente inutile”.

TRA PROTEZIONISMO E LIBERO MERCATO

Il deputato dem non risparmia tuttavia critiche al governo Conte. Per esempio, “dalla presentazione del piano Anticontraffazione ancora non è emerso se questo governo è a favore degli accordi di libero scambio o se è un governo protezionista, perché noi siamo il nono Paese esportatore al mondo e il sesto Paese per avanzo della bilancia commerciale, ma non riusciamo a sentire dal governo una precisa presa di posizione a favore dell’eliminazione dei dazi e delle barriere non tariffarie. Bisogna inoltre ricordare che la lotta alla contraffazione richiede ragionevolezza ed equilibrio”. Non è tutto. “Vediamo inoltre la grande enfasi con cui il governo ha salutato il memorandum di intesa con la Cina. Ebbene, quali azioni sta portando avanti il governo, nell’ambito dei rapporti bilaterali per la difesa delle imprese italiane in Cina, sui temi della proprietà intellettuale, in particolare nei settori manifatturieri con alto contenuto di creatività? E quali strumenti sta mettendo in atto affinché la Cina riconosca i diritti del copyright e più in generale di tutela della proprietà intellettuale, come avviene in molte realtà è soprattutto in Europa dove esiste un alto livello di tutela?”. La conclusione è questa: “Il successo di un piano come questo dipende non solo dall’identificazione dei problemi ma soprattutto dalle proposte per risolverli, questi problemi, e dalle risorse che a questo scopo vengono destinate”.

 

E adesso tuteliamo le imprese italiane (anche in Cina). Parla Mor (Pd)

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