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Manca davvero solo l’Italia. Tutti i maggiori Paesi europei hanno fatto la loro scelta sul caccia del futuro, con due schieramenti che al momento restano alternativi: il Tempest britannico, fresco di adesione della Svezia, e il progetto franco-tedesco Fcas, su cui è salita a bordo la Spagna. Come previsto, al Royal International Air Tattoo di Fairford, in corso nel Regno Unito, i ministri della Difesa di Londra e Stoccolma hanno infatti firmato un memorandum che apre la strada all’ingresso svedese nel Tempest.

IL PROGETTO DEL REGNO UNITO

Le intenzioni inglesi sono serie. “Alcuni pensavano che il Tempest non si realizzasse mai, ma questo è un impegno molto serio per la nostra futura capacità di combattimento aereo”, ha detto alla firma il ministro Uk per le acquisizioni nel campo della Difesa Stuart Andrew. “Guardate quanto in fretta la Svezia ha aderito – ha aggiunto – c’è un interesse reale anche da altri Paesi e noi continueremo a parlare con loro”. D’altra parte, già nel disvelamento del programma, avvenuto lo scorso anno al salone di Farnborough, era stato annunciato un primo stanziamento da ben 2 miliardi di sterline fino al 2025, destinato al team industriale composto da Bae Systems, Leonardo Uk, Mbda e Rolls Royce. L’accordo con la Svezia ancora non parla nel dettaglio di cooperazioni industriali, citando esclusivamente la cooperazione per lo sviluppo di una capacità e di un sistema di combattimento aereo del futuro. Eppure, tutti i segnali indicano che presto il colosso svedese Saab potrà salire a bordo, forte dell’esperienza pluridecennale nella produzione di velivoli caccia, a partire dal più noto Gripen.

LE MOSSE FRANCO-TEDESCHE

La mossa di Londra dello scorso anno apparì da subito la risposta alle mosse di Parigi e Berlino, che già nel luglio del 2017 si concretizzavano in una prima intesa tra Emmanuel Macron e Angela Merkel. Poi, l’aprile successivo, è arrivata l’unione di intenti tra la francese Dassault e il colosso franco-tedesco Airbus, fino all’assegnazione da parte della Difesa di Parigi del primo contratto a febbraio: 65 milioni di euro alle due aziende per la definizione dell’architettura generale e dell’organizzazione industriale del velivolo di nuova generazione, destinato a sostituire i Rafale ed Eurofighter. Le ultime novità sono arrivate il mese scorso dal salone parigino di Le Bourget, presentate in pompa magna nella giornata di apertura con la presenza di Macron. Oltre all’adesione ufficiale di Madrid, Dassault e Airbus hanno reso nota la proposta congiunta per la prima fase di sviluppo tecnologico dei dei dimostratori, sia per il caccia, sia per i velivoli remoti che da esso dipenderanno. In più, la proposta comprende anche un Air combat cloud (Acc) per gestione di tutto il “sistema di sistemi”, con l’obiettivo di eseguire i primi voli dimostrativi entro il 2026.

IL RITARDO ITALIANO

L’Italia per ora resta ferma al palo. A inizio settimana, l’assemblea annuale dell’Aiad (la federazione che riunisce le aziende dell’aerospazio e difesa) a Roma è stata occasione per il nuovo richiamo dell’industria al governo. “Che si chiami Tempest o Fcas non è una decisione che compete all’industria – ha chiarito il presidente Guido Crosetto –all’industria spetta invece sottolineare che questo è il tempo di una scelta strategica, una decisione che non deve prendere solo il ministro della Difesa, ma complessivamente tutto il Paese”. Sul tema ha risposto il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. “Sebbene l’industria e le Forze armate abbiano fatto la loro scelta sul Tempest – ha detto – ho chiesto al ministro della Difesa francese di vedere le carte”, quelle relative all’Fcas. “Ci lamentiamo di non esserci perché non ci vogliono – ha rimarcato – ma io voglio almeno sedermi al tavolo e sentirmelo dire”. In più, ha aggiunto ammettendo il ritardo di una scelta italiana perché “stiamo decidendo del nostro futuro”, c’è l’obiettivo di “giocare di più in Europa”, elemento che spiegherebbe l’attesa per capire meglio le mosse di Parigi e Berlino.

IL PARERE DEGLI ESPERTI…

I messaggi di urgenza si susseguono però da mesi. Recentemente, due studi distinti dell’Istituto affari internazionali (Iai) e del Centro studi internazionali (CeSI) hanno palesato l’esigenza di decidere al più presto, altrimenti il rischio è di astenersi dalla partita su cui si sta decidendo il futuro dell’industria aerospaziale del Vecchio continente. D’altra parte, aderire a un progetto quando è già avviato, significa non partecipare alla fase in cui si definisco i ritorni industriali, né tanto meno a quella in cui si possono vantare le proprie esigenze e i propri requisiti. Prima di tutto ci sono infatti le esigenze delle Forze armate, con la necessità di capire come rimpiazzare gradualmente, a partire all’incirca dal 2040, i 96 Eurofighter che termineranno in quel periodo la loro vita operativa. Si deve individuare il velivolo che volerà insieme agli F-35.

…E LE ESIGENZE

Considerando vari aspetti, dalla disponibilità dei promotori alla convergenza delle linee di volo, passando per i legami industriali (si noti che la costola Uk di Leonardo è in uno dei due progetti) esperti e rappresentanti delle Forze armate hanno già fatto capire, come tra l’altro notato dalla Trenta, quale dovrebbe essere la scelta. In più, non è da sottovalutare il contesto europeo. L’adesione dell’Italia al Tempest permetterebbe al progetto di essere suscettibile di assegnazione dei co-finanziamenti previsti nel nuovo Fondo europeo di Difesa (Edf), lo strumento con da cui si attendono 13 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.

Caccia del futuro, la Svezia sceglie il Tempest. Italia in stand-by

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