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Sei pagine per provare a ribaltare il punto di vista dell’Unione europea sui nostri conti pubblici. Il giorno di Giuseppe Conte è arrivato, questa mattina il premier italiano è volato a Bruxelles (forte di uno spread ai minimi da quattro mesi, a 233 punti base) per prendere parte al consiglio europeo chiamato a discutere le nomine del nuovo governo comunitario all’indomani delle elezioni. Almeno ufficialmente, perché la due giorni europea sarà sottobanco l’occasione per sondare gli umori della nomenclatura Ue in vista dell’Ecofin del 9 luglio, quando i ministri dell’Economia dell’Eurozona dovranno decidere se avallare o meno la procedura di infrazione per deficit eccessivo verso l’Italia (qui l’intervista di ieri all’economista Giampaolo Galli). Per preparare il terreno, ieri sera al termine del Consiglio dei ministri, Conte ha spedito ai 27 capi di governo una lettera (qui il testo integrale) in cui lancia essenzialmente due messaggi. Primo, l’Italia si impegna a rispettare i vincoli dell’Eurozona, secondo le regole di bilancio dovranno necessariamente cambiare, o il caso Italia non sarà il primo e l’ultimo.

UN DEFICIT MIGLIORE

Il cuore della questione è naturalmente il nostro disavanzo. “Il quadro di finanza pubblica dell’Italia è coerente con il rispetto, per il 2019, delle regole del braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita. Ho già avuto modo di spiegare pubblicamente come, sulla base delle più recenti informazioni, sia oggi possibile prevedere, per l’anno in corso, un saldo di bilancio sensibilmente migliore rispetto alle previsioni formulate dalla Commissione e dallo stesso governo italiano nel programma di stabilità”, scrive Conte nella missiva. “Questo risultato verrà conseguito, nonostante il quadro macroeconomico si sia rapidamente deteriorato rispetto quanto era prevedibile alla fine del 2018”.

“Nelle competenti sedi tecniche – osserva ancora il premier – forniremo i riscontri documentali necessari a comprovare questa valutazione aggiornata. Mi limito qui ad anticipare che la ragione fondamentale dell’andamento positivo dei saldi di bilancio risiede nella prudenza alla quale sono state ispirate le nostre previsioni per le entrate e le uscite di bilancio. Constatiamo con soddisfazione che, anche grazie alle misure adottate per accrescere la fedeltà fiscale, le entrate sono migliori del previsto. Parimenti registriamo, per le spese, una dinamica più moderata di quella originariamente prevista”.

LA PROCEDURA? UN ERRORE

Altro passaggio, che è un po’ un attacco all’Europa, quello dedicato alla necessità di aprire una procedura verso l’Italia. “Non mi appare comprensibile esporre l’Italia, a distanza di pochi mesi dalla conclusione di un negoziato molto impegnativo, al rischio di una nuova procedura di infrazione per violazione della regola del debito, sulla base di una discutibile valutazione della sua condizione ciclica da parte della Commissione”. Conte rivendica come “al netto della spesa per interessi, l’Italia è stata tra i Paesi più virtuosi dell’Unione europea e tuttora spende meno di quanto ricava dalle entrate. Perseverare su ricette economiche che hanno vanificato questo enorme sforzo fiscale risulta controproducente per tutti”.

A DIFESA DELL’ITALIA

La posizione del governo è chiara. “Il mio Paese non può essere certo accusato di voler compromettere il progetto europeo. Piuttosto è vero il contrario: intendiamo alimentare questo progetto con nuova linfa. L’Unione europea o riforma sé stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l’originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere”.

QUEL MOSTRO DEL DEBITO

Non manca però un’ammissione importante, ovvero l’enorme peso del nostro debito. “Consapevole dei rischi derivanti da un debito molto elevato, l’Italia ha intrapreso questo percorso per ridurne progressivamente il peso sul Pil, adottando una politica di bilancio finalizzata a coniugare il sostegno alla crescita con la riduzione del costo del debito, che oggi assorbe quasi il 3,6% del Pil. La credibilità di questa strategia risiede, primariamente, nella consapevolezza della sua utilità a realizzare gli interessi dei cittadini italiani. Siamo peraltro consapevoli che questa strategia tornerà utile per la stabilità di tutta l’Eurozona. L’equilibrio dei conti pubblici è certamente un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea. Vero è che non può essere il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non può costituire l’unico parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale”.

 

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