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L’ambasciatore italiano in India, Antonio Bartoli, ha inquadrato l’accordo di libero scambio (Fta) Ue-India come un banco di prova per un diverso approccio europeo al commercio globale. Parlando in vista del vertice odierno, Bartoli aveva espresso la speranza che l’accordo fosse costruito su un’agenda “ambiziosa, reciprocamente vantaggiosa e a prova di futuro”, sottolineando che l’affidabilità, la fiducia e la complementarità sono le basi del partenariato India-Ue. Il metodo dell’Europa, ha spiegato la feluca italiana, è peer-to-peer e cooperativo: una logica vantaggiosa per tutti basata sulla persuasione e sugli interessi condivisi piuttosto che su un approccio transazionale a somma zero.

Le parole dell’ambasciatore offrono una chiave di lettura efficace dell’intesa trovata oggi tra Unione europea e India, che a Nuova Delhi sono arrivati alla conclusione positiva su un negoziato durato anni. Un’intesa che va oltre la dimensione commerciale e che si inserisce in un contesto internazionale segnato dal ritorno delle guerre tariffarie e da una crescente pressione coercitiva sugli scambi globali.

La firma 

L’accordo è stato raggiunto durante la visita in India della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo António Costa, alla presenza del primo ministro Narendra Modi, che ha parlato di “una nuova era” nei rapporti con l’Europa.

“L’Europa e l’India stanno scrivendo oggi una pagina di storia. Abbiamo concluso l’accordo più importante di sempre. Abbiamo creato una zona di libero scambio che coinvolge due miliardi di persone, con vantaggi per entrambe le parti. Questo è solo l’inizio. Rafforzeremo ulteriormente la nostra relazione strategica”, ha commentato la leader Ue.

Cosa prevede l’accordo

Il trattato elimina o riduce i dazi su oltre il 96% delle esportazioni europee verso l’India, con un impatto stimato fino a 4 miliardi di euro di tariffe abbattute. Le riduzioni riguardano settori chiave per l’industria europea: automotive, macchinari, chimica, farmaceutica, acciaio e agroalimentare trasformato.

I comparti agricoli più sensibili – come lattiero-caseario, zucchero e alcune carni – sono stati esclusi, sia per tutelare il mercato indiano sia per rispondere alle pressioni interne europee. In cambio, oltre il 99% delle esportazioni indiane ottiene un accesso preferenziale al mercato Ue, accompagnato da un rafforzamento della cooperazione regolatoria e da procedure doganali più snelle.

Particolarmente rilevante il capitolo automotive: i dazi indiani sulle auto europee saranno ridotti gradualmente da livelli superiori al 100% fino a percentuali a una cifra, entro un sistema di quote annuali. Analogamente, verranno progressivamente eliminati i dazi su macchinari, chimica e acciaio, mentre su vino e olio d’oliva è previsto un abbattimento consistente delle tariffe nell’arco di alcuni anni.

Perché conta per l’Italia

Per l’Italia, l’accordo Ue–India ha un valore strutturale. I settori maggiormente coinvolti coincidono con il cuore del sistema produttivo italiano: meccanica, macchinari industriali, automotive, chimica, farmaceutica, agroalimentare di qualità. La riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie migliora la competitività delle imprese italiane in uno dei mercati più protetti al mondo, trasformando l’accesso commerciale in una prospettiva industriale di medio-lungo periodo.

L’intesa crea inoltre un quadro più prevedibile per investimenti, joint venture e integrazione delle catene del valore, elementi cruciali per un Paese come l’Italia, che punta a rafforzare la propria proiezione industriale extra-europea senza rinunciare al ancoraggio europeo.

Il contesto geopolitico

La firma dell’accordo arriva in un momento di forte tensione sul commercio globale. Sia Bruxelles sia Nuova Delhi stanno cercando di ridisegnare le relazioni economiche e la dimensione geostrategica comune, l’Indo-Mediterraneo, fa da perfetta cornice per la cooperazione. In questo scenario, l’accordo Ue–India assume anche una valenza politica: una scelta di apertura e allineamento strategico in risposta a un contesto sempre più frammentato — anche a causa delle dinamiche innescate dall’amministrazione Trump, che comunque resta per entrambi un caposaldo commerciale.

L’intesa contribuisce a trasformare il rapporto tra Unione europea e India in uno dei pilastri dell’ordine economico e strategico emergente, fondato su cooperazione, regole e complementarità, piuttosto che su logiche transazionali o coercitive.

Qui New Delhi

“Questo è un Fta di landmark che apre una pletora di opportunità e sarà il più grande dell’India finora. L’Fta con l’Unione europea può trasformare i legami qualitativamente”, spiega Dipanjan Roy Chaudhury, diplomatic editor al prestigioso Economic Times.

“L’Agenda strategica globale congiunta India-Ue, approvata al 16° vertice tenutosi nella capitale indiana, mira a rafforzare il partenariato strategico attraverso decisioni e patti su tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa e mobilità degli indiani”, aggiunge, osservando la questione da un punto di vista tra media, prospettiva economica e punto di vista diplomatico.

“L’obiettivo è accelerare il progresso attraverso cinque pilastri chiave: prosperità e sostenibilità, tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa, connettività e sfide globali, nonché fattori abilitanti come competenze, mobilità, affari e legami tra persone. Le due parti hanno infatti firmato anche un importante MoU sul quadro globale sulla cooperazione sulla mobilità per aumentare la mobilità degli indiani verso il continente”.

Accordo storico. Così Ue e India incrociano i destini strategici

L’accordo firmato a Nuova Delhi inaugura una nuova fase del partenariato tra Unione europea e India, fondata su cooperazione e complementarità, come sottolineato dall’ambasciatore italiano Antonio Bartoli. Per l’Italia, l’intesa rafforza le opportunità industriali e il posizionamento strategico in un contesto globale frammentato. Secondo Dipanjan Roy Chaudhury, si tratta del più grande Fta mai concluso dall’India, destinato a trasformare qualitativamente le relazioni con Bruxelles

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