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È un’azienda che ha mercato, vale a dire con la possibilità di essere comprata. Per Alitalia, adesso, c’è però da scrivere il futuro industriale per consentire all’ex compagnia di bandiera di continuare a volare. Ferrovie in questi giorni ha più volte ribadito che l’operazione di salvataggio (qui un focus di pochi giorni fa) del vettore va avanti, senza stop. Sottotraccia, a Piazza della Croce Rossa si lavora per completare il cerchio dei partner industriali che dovrebbero affiancare il blocco pubblico guidato da Fs (con una quota intorno al 30%) nella nuova Alitalia. Dopo l’uscita di scena di easyJet e la conferma di Delta, che parteciperà con una quota compresa tra il 10 e il 15%, Ferrovie è impegnata nella ricerca di un soggetto con cui colmare la casella mancante.

Nel pomeriggio, in coincidenza dell’audizione alla Camera dei tre commissari Alitalia, Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo (che ha preso il posto di Luigi Gubitosi, passato a Tim), il gruppo guidato dal ceo Gianfranco Battisti ha fatto sapere di stare proseguendo “le interlocuzioni con un ristretto numero di player industriali al fine di determinare le condizioni per la formazione di una compagine azionaria che si candida a rilevare gli asset di Alitalia”, chiarendo come “i progressi compiuti in questi mesi necessitano di ulteriori approfondimenti per giungere alla definizione di un modello industriale sostenibile”.

Proprio due giorni fa, a margine della presentazione dei conti di Ferrovie (ricavi per la prima volta nella storia oltre i 10 miliardi di euro, a 12,1 miliardi di euro, con un incremento complessivo del + 30% rispetto al 2017), lo stesso Battisti aveva ribadito che il dossier Alitalia “è in corso di valutazione e quando saremo pronti lo diremo. Ci sono due condizioni fondamentali: facciamo un’operazione se c’è un ritorno sull’investimento e deve essere un operazione di carattere industriale. L’importante è che facciamo operazioni che contribuiscano a creare valore. Questa è la condizione essenziale perché si possa definire un progetto”.

Nonostante l’avanzamento dei lavori per il salvataggio di Alitalia, i tre commissari ascoltati questo pomeriggio a Montecitorio hanno deciso di aumentare il pressing sulle Ferrovie. Le quali, ha spiegato Discepolo, “hanno dato una disponibilità ferma. Adesso o si danno da fare e ci portano una richiesta di proroga, con documenti sulla trattativa, o rinunciano e ce lo dicono chiaramente. Noi non possiamo portare avanti una situazione senza limite e non possiamo pensare a proroghe di mesi per il sovrapporsi di eventi politici che possono alterare la posizione di Alitalia”, ha affermato il commissario. “È fondamentale – ha detto – che Fs prenda una decisione finale sul futuro di Alitalia perché altrimenti se non si conclude il processo di vendita, i commissari non possono far altro che metterla in liquidazione”. Di sicuro, come ammesso dagli stessi commissari, Alitalia è e resta un soggetto appetibile anche perché c’è cassa per ancora mezzo miliardo. Almeno fino a giugno, quando scadrà il termine ipotetico per il rimborso del prestito ponte concesso dallo Stato.

 

 

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