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Il nuovo rapporto della Casa Bianca, The Great Transshipment Scam, nasce apparentemente da un problema doganale: contrastare l’elusione dei dazi americani attraverso il transshipment, cioè la triangolazione commerciale illecita mediante Paesi terzi. Ma dietro la questione tariffaria emerge un problema strategico molto più importante: gli Stati Uniti stanno cercando di riprendere il controllo di reti produttive globali dalle quali vogliono ridurre la propria dipendenza, ma che non sono ancora in grado di sostituire rapidamente. Per decenni la globalizzazione ha trasferito una parte crescente della produzione industriale verso i luoghi nei quali risultava economicamente più conveniente produrre. La Cina è stata il principale beneficiario di questo processo, costruendo qualcosa di molto più complesso della tradizionale “fabbrica del mondo”. Intorno alla sua manifattura si è formato un ecosistema fatto di fornitori, subfornitori, infrastrutture, porti, logistica, raffinazione, componentistica, competenze, conoscenza industriale ed economie di scala. Oggi quella concentrazione è considerata da Washington una vulnerabilità strategica. Dazi, restrizioni tecnologiche, reshoring e friend-shoring cercano di ridurla. Ma esiste un problema fondamentale: è molto più facile modificare una tariffa che ricostruire un ecosistema industriale.

La prima amministrazione Trump impose nel 2018 dazi su una parte rilevante delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti. Il sistema economico internazionale, però, non rimase immobile. Imprese e investitori modificarono fornitori, rotte, localizzazioni produttive e organizzazione delle catene del valore. Una parte della produzione si trasferì realmente verso altri paesi, in altri casi, secondo la Casa Bianca, merci sostanzialmente cinesi sarebbero state rietichettate, riconfezionate o sottoposte a trasformazioni minime per acquisire apparentemente una diversa origine.

È per individuare queste triangolazioni che il rapporto propone un AI-enabled Detective Border: un sistema capace di integrare dati commerciali, rotte, proprietà societarie, capacità produttive e caratteristiche delle merci utilizzando intelligenza artificiale, analisi delle anomalie e delle relazioni tra operatori. La trasformazione è significativa, mentre la dogana tradizionale verifica principalmente una dichiarazione, il confine nel prossimo futuro, anche algoritmico, cerca di verificare la storia economica raccontata da quella dichiarazione. Il controllo può così risalire lungo la supply chain, verificando se uno stabilimento possieda capacità compatibili con quanto esporta, quali componenti utilizzi, da dove provengano e quali relazioni proprietarie colleghino le imprese coinvolte. Questa capacità di vedere più profondamente nelle reti produttive non risolve tuttavia il problema fondamentale ossia conoscerne una dipendenza non significa possedere la capacità necessaria per sostituirla e riportare la produzione negli Stati Uniti non significa semplicemente costruire nuovi stabilimenti. Una capacità industriale richiede capitale, energia, infrastrutture, macchinari, fornitori, subfornitori, tecnici, operai specializzati, ingegneri di processo e conoscenza tacita accumulata nel tempo. A questo si aggiungono i vincoli finanziari. La ricostruzione industriale americana deve competere per risorse pubbliche con difesa, infrastrutture, energia, tecnologie emergenti, welfare e servizio di un debito federale crescente. Anche disponendo del capitale necessario, resta inoltre il problema del capitale umano, perché decenni di trasformazione della struttura produttiva hanno modificato anche la disponibilità delle competenze necessarie a sostenere una grande espansione manifatturiera. Emerge così un’asimmetria temporale decisiva: la velocità con cui uno Stato può interrompere una supply chain è molto maggiore della velocità con cui può costruirne una alternativa. Nasce da qui il vero paradosso del decoupling: per ridurre una dipendenza occorre attraversare il periodo nel quale si è ancora dipendenti.

Il Detective Border assume quindi un significato molto più ampio della lotta alla frode doganale. Nel dominio militare sensori, intelligence e reti di comando costruiscono la situational awareness necessaria al decisore. Una logica analoga sta entrando nella geoeconomia: i dati commerciali e logistici diventano sensori, l’intelligenza artificiale ricostruisce relazioni e anomalie, l’analisi contribuisce all’attribuzione e dogane, tariffe, sanzioni e accesso al mercato forniscono gli strumenti di intervento. Il Detective Border appare così contemporaneamente come manifestazione di potenza e riconoscimento di vulnerabilità. È potenza perché gli Stati Uniti possiedono un mercato di dimensioni sistemiche e possono combinare dati, IA, norme ed enforcement per condizionare chi vuole accedervi. È vulnerabilità perché Washington deve conoscere e controllare reti produttive che non possiede integralmente e dalle quali continua a dipendere. Il Detective Border potrebbe quindi diventare non soltanto uno strumento di interdizione, ma un mezzo per governare la transizione dalla dipendenza verso una maggiore autonomia strategica. Rimane però un problema ancora più profondo. Il rapporto nasce perché gli attori economici hanno reagito ai precedenti dazi modificando il proprio comportamento. Ma anche il nuovo sistema di controllo produrrà adattamenti. Le imprese potranno cambiare fornitori e localizzazione delle produzioni, aumentare il valore aggiunto realizzato nei Paesi intermedi, modificare strutture proprietarie, adottare nuove tecnologie e riorganizzare le catene di approvvigionamento. Cambieranno contemporaneamente costi e alternative e potranno emergere nuovi attori e nuove reti. Il sistema nel quale verrà presa la decisione successiva non sarà necessariamente lo stesso nel quale è stata presa quella precedente.

Nei sistemi complessi adattivi il tempo non prolunga semplicemente la partita, ma trasforma progressivamente i giocatori, le loro possibilità d’azione e il sistema nel quale interagiscono.

Una strategia non può quindi essere valutata soltanto attraverso l’effetto immediato prodotto sull’altro. Deve essere giudicata anche per le trasformazioni che innesca e per le condizioni nelle quali costringerà lo stesso decisore ad agire successivamente.

La capacità del Detective Border di ridurre il transshipment rappresenta perciò soltanto una parte del problema. La sua introduzione contribuirà a modificare il comportamento di imprese e Stati e, nel tempo, la stessa configurazione delle reti economiche che Washington vuole controllare.

Questa dinamica suggerisce anche di superare l’equazione tra sicurezza economica e ritorno generalizzato della produzione sul territorio nazionale. Una supply chain resiliente richiede soprattutto diversificazione, ridondanza, sostituibilità dei fornitori, conoscenza delle dipendenze e capacità di adattamento. La riduzione della dipendenza dalla Cina deve quindi essere necessariamente selettiva e graduata, distinguendo le dipendenze strategicamente intollerabili, quelle che possono essere diversificate e quelle che possono essere accettate perché sufficientemente sostituibili. Il passaggio decisivo è dalla ricerca, difficilmente realizzabile, dell’indipendenza economica alla gestione strategica dell’interdipendenza. Il problema non consiste nell’eliminare ogni dipendenza, ma nell’impedire che una dipendenza possa trasformarsi, durante una crisi, in perdita della libertà d’azione. Questa trasformazione interessa direttamente l’Europa perché appartenenza geopolitica e appartenenza alle reti produttive non necessariamente coincidono. Un’impresa europea può appartenere a un paese alleato degli Stati Uniti ed essere contemporaneamente inserita in una filiera fortemente dipendente da componenti, materiali o capacità produttive cinesi. Per l’Italia, grande economia manifatturiera profondamente inserita nelle catene globali del valore, diventa quindi necessario conoscere non soltanto l’origine doganale dei prodotti, ma la geografia delle dipendenze incorporate nella produzione.

La trasparenza della supply chain potrebbe diventare un vantaggio competitivo e aggiungere al Made in Italy una nuova dimensione: la tracciabilità strategica della produzione. Ma la crescente richiesta di informazioni su fornitori, componenti, processi, capacità produttive e strutture proprietarie introduce contemporaneamente un problema di sovranità sui dati industriali. L’Europa dovrà essere capace di conoscere autonomamente le proprie reti e stabilire quali informazioni condividere, con chi e a quali condizioni. Il Detective Border nasce per affrontare gli adattamenti prodotti dalle precedenti decisioni tariffarie, ma diventerà esso stesso parte del sistema che intende controllare. Regolazione e adattamento possono così alimentare una dinamica ricorsiva nella quale ogni intervento modifica le condizioni nelle quali dovranno essere prese le decisioni successive. È qui che emerge il limite fondamentale di una strategia fondata prevalentemente sulla capacità di vedere e controllare. Conoscere una dipendenza non significa averla superata, così come controllare una rete non significa possedere le capacità produttive che quella rete mette a disposizione. Soprattutto, interrompere una relazione economica è molto più rapido che costruire l’alternativa necessaria a sostituirla. The Great Transshipment Scam assume per questo un significato molto più ampio della politica tariffaria. Mostra quanto rapidamente stia crescendo la capacità americana di osservare, interpretare e condizionare le reti economiche globali, ma lascia sullo sfondo il problema del tempo, del capitale, delle competenze e della profondità industriale necessari per ridurre realmente le dipendenze che quella stessa capacità renderà visibili.

La geoeconomia sta diventando computabile, ma la capacità di calcolare e controllare una rete non sostituisce la capacità di produrre. Il vero banco di prova della strategia americana sarà trasformare la conoscenza delle proprie dipendenze in diversificazione e capacità industriale senza compromettere, durante la transizione, il funzionamento dell’economia che quelle stesse dipendenze continuano a sostenere. Il successo non dipenderà soltanto dalla capacità di controllare meglio le reti globali, ma dalla capacità di governare il sistema che emergerà come conseguenza del tentativo di controllarle.

L'arma invisibile della Casa Bianca contro la Cina passa dalle supply chain. Scrive Preziosa

Il nuovo rapporto della Casa Bianca sul transshipment va oltre la lotta all’elusione dei dazi e mette al centro il controllo delle reti produttive globali. Con il Detective Border, Washington punta a usare dati e intelligenza artificiale per mappare dipendenze, anomalie e relazioni lungo le supply chain. Ma vedere una rete non significa possedere le capacità necessarie per sostituirla, e ricostruire ecosistemi industriali richiede tempo, capitale e competenze. L’analisi del generale Pasquale Preziosa

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