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Sarà molto difficile nelle prossime settimane ponderare ragioni e torti nella battaglia ingaggiata fra Bruxelles e Roma. Il fatto è che due diversi discorsi, il politico e l’economico, tenderanno a sovrapporsi e saranno sfruttati, da una parte e dall’altra, per fini politici, anzi elettoralistici. In questo contesto bisogna a mio parere inserire sia la notizia che il Country Report dell’Unione Europea sta per bocciare severamente le politiche governative italiane, sia le voci di una manovra-bis che, nonostante le rassicurazioni governative, si dice che presto sarà varata.

Che la crisi economica dell’Italia duri da anni, e si inserisca in una più generale crisi dell’Europa, è indubitabile. Così come lo è il fatto che la élite europea, il blocco di potere (anche ideologico) e di consenso che ha finora governato l’Unione, abbia individuato, direi a questo punto senza successo, in un insieme molto ben definito di ricette politico-economiche il modo per arginare il trend negativo del nostro Continente. L’Italia, il cui peso specifico è diminuito negli ultimi decenni drasticamente, ha per lo più finora accondisceso le politiche elaborate a Bruxelles, negoziando “clausole di salvaguardia” o sconti di varia natura che, come il cigno, nascondessero i suoi problemi strutturali di crescita sotto la sabbia.

In particolare, il nostro Paese ha rinviato di anno in anno le riforme strutturali che Bruxelles chiedeva. Il governo gialloverde ha seguito però un’altra via: ha contestato il governo di Bruxelles fino ad arrivare a una sostanziale rottura. È stato un azzardo? A livello di incapacità di tessere alleanze, non c’è dubbio, ma a livello di consenso non sembrerebbe: nessun governo dopo nove mesi dal suo insediamento ha visto il suo consenso crescere ancora e non diminuire. L’idea che la politica italiana di rottura possa essere capitalizzata nelle prossime elezioni spaventa perciò il gotha di Bruxelles.

Il consenso di cui esso godeva, un tempo quasi unanime, è andato negli anni deteriorandosi non solo in Italia ma anche in altri paesi: il rischio che il risultato elettorale esautori la vecchia classe dirigente e metta tutto in discussione è altissimo. La lotta politica si farà perciò nelle prossime settimane molto accesa. La leva economica, opportunamente enfatizzata, sarà usata come una clava verso le forze di governo italiane, le quali invece dovranno cercare a tutti i costi di non farsi scappare di mano la situazione capitalizzando in voti il loro feeling complessivo con gli elettori. Per rimettere poi tutto in discussione a Bruxelles il giorno dopo.

La bocciatura in arrivo dell’Italia, la diffusione enfatizzata di dati macroeconomici significativi ma che sono il frutto di una situazione geopolitica e storica di lunga data, la voci di una manovra correttiva, e altro ancora: tutti elementi di un gioco politico fattosi aspro e che ancor più aspro sarà da qui al 26 maggio. La capacità per gli osservatori e i commentatori di saper distinguere e giudicare si farà obiettivamente molto complicata.

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