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La speaker della Camera statunitense, la democratica Nancy Pelosi, guida la riscossa dell’opposizione contro la decisone del presidente Donald Trump di dichiarare lo stato di emergenza al confine meridionale (“È un’invasione”, dice) e poter così accedere a circa otto miliardi di dollari di fondi extra per poter finanziare la costruzione del Muro di separazione con il Messico.

Pelosi scrive su Twitter che l’emergenza non è reale — aspetto che è il cuore della controffensiva con cui i Dems vogliono contrastare legalmente la decisione di Trump — e spiega che: “Lo stesso Presidente afferma di non aver bisogno di dichiarare un’emergenza nazionale; è solo un modo più rapido per costringere i contribuenti a pagare il conto dopo che il Congresso non gli ha permesso di fare a modo suo”.

La leader politica dei Democratici la chiama “#FakeTrumpEmergency” (la falsa emergenza di Trump) e cavalca l’hashtag che indirizza la resistenza anti-Trump facendo leva sull’abuso di potere con cui il presidente è riuscito a prendersi il Muro — storica promessa elettorale, su cui il presidente non smette di battere durante tutti i rally elettorali a cui partecipa.

Intanto la Commissione Giustizia della Camera ha già annunciato che indagherà sulla dichiarazione di emergenza nazionale del presidente Trump alla luce dei commenti che ha fatto durante la  conferenza stampa di annuncio tenuta dal Rose Garden venerdì mattina, quando ha affermato che “non aveva bisogno di farlo”. Quello di cui parla Pelosi.

La Commissione, guidata dai Democratici, ha inviato una lettera allo Studio Ovale chiedendo un’audizione al consigliere della Casa Bianca Pat Cipollone e “persone appropriate” del dipartimento di Giustizia, oltre a documenti di base relativi alla decisione e risposte scritte a una serie di domande. Il panel ha chiesto a Trump di fornire le informazioni rilevanti entro il 22 febbraio.

Trump sta già affrontando una serie di sfide legali, tra cui la minaccia di azioni legali da parte dell’Aclu, dei procuratori generali di New York e California, e dei leader democratici Nancy Pelosi e Chuck Schumer. Venerdì, il rappresentante Joaquin Castro ha detto che avrebbe presentato una risoluzione comune per porre fine all’emergenza nazionale di Trump. Se l’Assemblea dovesse approvare la risoluzione, il Senato sarebbe costretto a votare su di esso — il che significa che i repubblicani, molti dei quali hanno espresso frustrazione per la decisione di Trump, dovrebbero andare avanti.

Pelosi ha anche inviato ai suoi sostenitori un appello per una raccolta fondi per una campagna contro la decisione di Trump chiedendo ai suoi sostenitori di contribuire con un’offerta tra i 10 e i 250 dollari. Soldi che verranno usati per azioni legali.

Intanto è partita la prima causa contro l’emergenza nazionale trumpiana. È l’organizzazione non-profit Public Citizen a fare causa per prima nel tentativo di bloccare il presidente. Public Citizen ha avviato l’azione legale da parte di tre proprietari di terreni nell’area di Rio Grande Valley, nel sud del Texas, ai quali il governo ha comunicato che realizzerà alcune sezioni del muro sulla loro proprietà.

L’obiettivo dei Dem è creare un pattern composito di cause giudiziarie contro la Casa Bianca, da quelle dei privati per gli espropri, alle denunce dei procuratori generali e alle azioni politiche dalla Camera, fino a quelle più ampie per portare la pratica davanti alla Corte Suprema.

(Foto: Twitter, @NancyPelosi)

 

Pelosi lancia i Democratici contro il Muro

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