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Odi et amo. Fra Cinque Stelle e Verdi c’è sempre stato un rapporto di luci e ombre. Dopotutto la tematica ambientale è uno dei primi cavalli di battaglia del Movimento fondato da Gianroberto Casaleggio. Un cavallo lasciato nella stalla, da quando i grillini sono al governo e devono convivere con un partito, la Lega, che dell’ambiente non fa una priorità. E così un matrimonio che sembrava avviato a buon fine in vista delle elezioni europee è saltato, forse definitivamente. A nulla sono serviti i segnali d’amore lanciati da Luigi Di Maio dopo l’exploit dei Verdi in Baviera. “Sono succubi di Salvini, e sempre più antieuropeisti”.

Philippe Lamberts scuote la testa con un sorriso amaro. Presidente del gruppo dei Verdi all’Europarlamento, non è visto di buon occhio da molti grillini. “Vuole metterci contro, dividerci, facendo pressione sugli eurodeputati più sensibili alle battaglie ecologiche” ci sussurra una voce interna al Movimento. Intervistato da Formiche.net a Strasburgo, all’indomani dell’intervento di Giuseppe Conte nell’emiciclo, il belga Lamberts chiude ad ogni alleanza con Di Maio: “Ho perso le speranze due anni fa, quando hanno tentato l’alleanza con Guy Verhofstadt”.

Che impressione le ha lasciato Conte a Strasburgo?

Quaranta minuti di discorso. Ho avuto l’impressione che stesse parlando di un’altra Italia e di un altro governo rispetto a quello di Salvini e Salvini.

Voleva dire Salvini e Di Maio…

Questo è il suo vero nome, non esiste un governo Salvini-Di Maio. Salvini ha in mano le chiavi del governo, pur avendo ricevuto la metà dei voti dei Cinque Stelle.

Entriamo nel merito del discorso…

Conte ha spiegato perché va ridisegnato il sistema dell’euro e ridiscussa la gestione dell’immigrazione, tutto giusto. Sinceramente però sono deluso. In quaranta minuti ha nominato il cambiamento climatico una sola volta, a fine frase, quasi fosse un inciso. L’Italia è un Paese terribilmente esposto a questo fenomeno e lui ha preferito sorvolare. Da questo punto di vista Conte ha tutto l’aspetto di un politico del XX secolo, non c’è nulla di nuovo.

Insomma, il suo giudizio?

Non mi ha convinto. Sono d’accordo con lui, l’euro così come è stato costruito non ha aiutato l’Italia, e anzi l’ha danneggiata. Ma per riformare il sistema serve una strategia condivisa con altri Paesi, non i teatrini e le strilla contro la Germania di Salvini e Di Maio, che prima aprono al dialogo e poi abbandonano i tavoli negoziali.

Non solo Germania. Avrà notato i rapporti non idilliaci con i cugini francesi..

Salvini, Di Maio e Macron, a forza di fare la voce grossa e cercare di vincere una sfida personale, hanno perso di mira l’obiettivo. In Europa ci sono quattordici alleanze politiche diverse, giocare a fare l’uomo forte non serve a nulla.

C’è chi ha chiesto a Conte una netta presa di posizione sulla crisi venezuelana. È d’accordo?

A dirla tutta, a me questa sembra una farsa. Il Venezuela versa in una crisi drammatica, è fuor di dubbio, ma noi cosa possiamo fare? Crediamo davvero che una risoluzione pro-Guaidò o pro-Maduro possa cambiare le carte in tavola? È un diversivo, parliamo di quello che siamo in grado di fare concretamente. L’Ue può avere un solo ruolo in Venezuela, quello di mediatore, ma oggi le condizioni non lo permettono.

Si avvicinano le europee, ed è tempo di disegnare la mappa di alleanze. Quando i Verdi hanno vinto in Baviera i Cinque Stelle hanno lanciato segnali d’apertura al vostro mondo. Il sentimento oggi è ricambiato?

Parto da lontano. Quando è nato il Movimento Cinque Stelle ero entusiasta. In Italia non c’era l’ombra di un partito che desse attenzione alle dinamiche ambientali, decisi di dar loro fiducia. Nel 2014 sono approdati all’Europarlamento. Ho detto ai miei: loro devono stare con noi.

Poi?

Abbiamo constatato un’evoluzione del Movimento verso toni sempre più antieuropeisti e talvolta anti-tedeschi. Anche le nostre posizioni sull’immigrazione hanno iniziato a prendere due strade diverse, ma non abbiamo mai interrotto il dialogo. Li avremmo anche accettati nel nostro gruppo, ma Grillo e Casaleggio si sono opposti. Dopo due anni e mezzo in Parlamento ho scoperto, quasi per caso, di una trattativa fra Cinque Stelle e Alde (i liberali europei, ndr), e ho abbandonato ogni speranza.

A posteriori quell’operazione fu giudicata un errore…

Certo. Cosa ci faceva con Verhofstadt un movimento anti-euro che si batteva per il reddito di cittadinanza? David Borrelli cercò di fare un tentativo last minute anche con noi. Ci siamo riuniti, e abbiamo capito che non era il caso. C’erano troppe distanze su immigrazione e riforme economiche, e soprattutto non ci piaceva il modo opaco in cui il partito era gestito dalla Casaleggio Associati. Poi un bel lunedì Verhofstadt fece l’annuncio.

Il matrimonio non s’ha da fare…

Il suo partito era spaccato in due, in molti si erano schierati contro un’alleanza con i Cinque Stelle. Ci vedemmo quello stesso giorno e mi disse: “Philippe, vuoi prenderteli tu?”. Risposi “No, grazie”. Il tempo ci ha dato ragione. Allearci con un movimento che oggi è alleato con la Lega sarebbe stato un suicidio per noi.

Loro vi accusano di essere troppo vicini ai socialisti quando si parla di austerity.

Sciocchezze. Possono dire quello che vogliono ma non hanno le prove. La verità è che loro vogliono sbarazzarsi dell’euro e noi no. Noi ci siamo battuti contro l’austerity e vogliamo cambiare il sistema dell’Eurozona, che così come è concepito non può fare a meno del rigore finanziario. Troppo semplice legare austerity ed euro e fare di tutta l’erba un fascio. Se vuoi i fondi e i trasferimenti c’è un prezzo da pagare.

Una volta al governo, i Cinque Stelle hanno solo in parte portato avanti le vecchie battaglie ambientaliste. Ora vogliono fermare la Tav, perché secondo loro costa troppo e fa male all’ambiente. Voi siete d’accordo?

Premetto che non siamo contro l’industria né per la decrescita felice, siamo per un’analisi razionale dei costi e benefici. Lo abbiamo sempre detto: spendere una quantità enorme di denaro in un progetto così poco producente è una follia.

E invece i Cinque Stelle sono anti-industriali?

La verità? Difficile dirlo. Loro sono alla continua ricerca di voti. Quando parla Di Maio dà una sola impressione: nemmeno lui sa cosa vuole.

Perché noi Verdi siamo neri con i grillini. Parla Philippe Lamberts

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