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Ha ragione il ceo Claudio Descalzi, il 2018 è stato un grande anno per Eni. Il gruppo italiani ha appena confermato i risultati del 2018, già diffusi in via preliminare lo scorso mese. I conti sono decisamente buoni, ma cosa più importante è la progressiva concentrazione del Cane a sei zampe nella raffinazione. Un settore su cui Eni, già primatista mondiale nell’upstream, sta inanellando successi.

Poche ore fa il board di Eni ha approvato il bilancio consolidato e il progetto di bilancio di esercizio per il 2018 che chiudono rispettivamente con un utile netto di 4,126 miliardi e di 3,173 miliardi di euro, confermando i risultati preliminari di febbraio. L’utile netto reported si ridetermina in 4,126 miliardi (4,226 miliardi nel preconsuntivo) essenzialmente per il recepimento del risultato di alcune partecipate valutate ad equity pubblicato successivamente. Sulla base di queste cifre, il consiglio ha deliberato di proporre all’assemblea dei soci la distribuzione del dividendo di 0,83 euro per azione, di cui 0,42 euro distribuiti in acconto nel settembre 2018. La  voce più importante è però l’utile operativo adjusted, che nel 2018 è balzato a 11,24 miliardi, pressoché raddoppiato rispetto al 2017 e a 2,99.

A spingere i conti di Eni c’è naturalmente una produzione di idrocarburi record. Nell’anno appena concluso la produzione si è attestata a 1,85 milioni di barili di olio equivalente al giorno (boe/g), con un aumento del +2,5% rispetto al 2017 a prezzi costanti (1,87 milioni boe/g nel quarto trimestre, -1%). Risultato conseguito nonostante la penalizzazione dovuta alla minore domanda gas in alcuni Paesi (con un effetto di circa -1% nell’anno) e altri eventi occasionali (in particolare la conclusione nel secondo trimestre del contratto produttivo di Intisar in Libia).

Fin qui il passato. Adesso è tempo di pensare al futuro, delineato questa mattina dallo stesso gruppo fondato da Enrico Mattei nel piano industriale aggiornato al 2022. Tre le direttrici essenziali, investimenti, produzione e raffinazione. Tanto per cominciare Eni prevede di investire 33 miliardi nel quadriennio 2019-22, di cui otto miliardi solo nel 2019. Il che dovrebbe portare Eni a una produzione di idrocarburi vista in crescita del 3,5% all’anno nel periodo 2019-2022, grazie all’avvio di nuovi progetti che contribuiranno per circa 660 mila barili di olio equivalente al giorno nel 2022 e alle attività di espansione dei campi esistenti, che contribuiranno per circa 290 mila barili di olio equivalente entro il 2022.

“Nel corso degli ultimi cinque anni abbiamo messo in atto una strategia di trasformazione ideata con lo scopo di rafforzare il nostro modello di business riducendo drasticamente il debito, aumentando la produzione e trovando nuovi modi per differenziare la nostra compagnia. Abbiamo costruito una nuova Eni fondata sull’efficienza, l’integrazione e l’impiego di nuove tecnologie”, ha chiarito Descalzi, presentando il piano 2019-2022. L’obiettivo del manager è chiaro: “Rafforzeremo e diversificheremo ulteriormente il nostro portafoglio in bacini a basso costo ma ad alto potenziale, continueremo a perseguire ulteriori opportunità lungo la catena del valore, e cresceremo nelle rinnovabili e nei biocarburanti facendo di Eni una società più profittevole”.

Eni approva il bilancio 2018. In arrivo investimenti per 33 miliardi

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