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Credo che abbia ragione il premier Conte nell’intervista concessa stamane al Corriere ella sera: per quante convulsioni possa avere, il suo governo è destinato a durare. Gli oppositori diranno che il cemento che tiene unite le forze di governo è solo il potere, quasi che la politica fosse un consesso scientifico o spirituale e gli Stati, per parafrasare Cosimo dei Medici, si reggessero coi paternostri. Quello che è però prevedibile, a mio avviso, è che, nei prossimi mesi, le forze politiche ridefiniranno molto la loro identità, sia per intercettare meglio il loro elettorato sia per dare più coerenza alla loro azione politica. Ciò poi dovrebbe portare, si auspica, nel medio termine, alla creazione di quei nuovi equilibri di potere che in prospettiva potranno dare al sistema una maggiore stabilità.

Da questo punto di vista, la settimana che si conclude può essere considerata, in attesa del risultato del voto in Sardegna, molto interessante. In casa Cinque stelle, proprio mentre Davide Casaleggio ribadiva la centralità che continuerà ad avere nel Movimento la “democrazia diretta”, soprattutto via piattaforma Rousseau, proprio il voto online ridimensionava fortemente uno degli elementi caratterizzanti dell’identità pentastellata: il cosiddetto giustizialismo. Quest’ultimo risultato, maturato nella concreta prova del governo, è da considerarsi senza dubbio positivo, mentre l’insistenza sulla “democrazia diretta” di positivo ha forse un solo elemento: l’interesse del Movimento, manifestato in concrete azioni di governo, per la rete e per l’integrazione futura fra tecnologia dei dati informatici e vita comune. Non c’è dubbio che i Cinque Stelle parlino in questo senso alle nuove generazioni più degli altri partiti, anche se una coerenza minima nelle parole e nei fatti non è dato ancora di vedere.

La non esposizione dei leader in Sardegna è significativa della necessità che il Movimento ha di non esporsi troppo in questo momento e di puntare tutto su una sua ridefinizione futura. Un altro grande comunicatore è sicuramente Matteo Salvini, il quale però, pur servendosi eccellentemente dei social, guarda a un target di persone diverso e direi decisamente più anziano, che è poi lo zoccolo duro dell’elettorato di un paese vecchio come il nostro. Salvini, anche perché ora ha il vento in poppa, ma non solo per questo, non si sottrae alla piazza. Anzi! Il suo tour in Italia e Sardegna ha del sovrumano. Ma, oltre alla cara e vecchia piazza, che è poi anche un nostro elemento identitario, gioca un po’ anche sul fattore nostalgia che a chi ha una certa età non può non cogliere: il post su Facebook con la foto di una vecchia cabina telefonica a gettoni è da manuale e invia un messaggio preciso in difesa delle ragioni del “mondo di ieri” e, appunto, della nostra identità nazionale. Vista in quest’ottica, la sinistra, soprattutto il Pd, sembra davvero fuori fase. Fase storica, prima di tutto.

Mauro Calise, che è un politologo accreditato e che sa il fatto suo, qualche settimana fa parlava del “grande deficit digitale” che l’opposizione ha rispetto alle forze di maggioranza. Non credo che sia solo questo, o almeno è questo nel momento in cui i messaggi che si continuano a trasmettere sono quelli di una lotta politica interna in cui le poche idee che emergono, proprio perché vaghe ed espresse in un vecchio vocabolario, sembrano essere funzionali solo alla conquista di posizioni di potere. Questo accade dappertutto in politica, dicevamo, ma essa emerge altrove all’esterno molto meno che in casa Pd. È un problema di classe dirigente.

Il crollo del Pd non c’è stato in Abruzzo, e credo che non ci sarà oggi in Sardegna, ma solo perché i candidati locali sono più presentabili di quelli nazionali e non a caso li hanno tenuti in campagna elettorale a debita distanza. Quanto a Renzi, sta giocando una sua partita personale. Non credo che riuscirà a scrollarsi di dosso l’immagine del vecchio perdente. Può essere e forse è ingiusto, ma nel mondo della politica, come diceva Machiavelli, conta ciò che di ognuno appare non ciò che si è. E il carisma uno volta che lo si è perso, difficilmente ritorna.

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